Jonathan Franzen e lo scrittore un-social
Qualche giorno fa stavo leggendo un romanzo in cui il protagonista inizia a documentarsi sugli scrittori che hanno tentato il suicidio. Ciò che lo attrae non è il motivo che li ha spinti a fare questa scelta, quanto il metodo che hanno utilizzato per porre fine alla loro vita. Hemingway, Pavese, Plath, Woolf, molti sono gli scrittori che hanno voluto decidere quando e come chiudere con la loro vita. Mi sono domandato subito quanti di noi riuscirebbero a fare lo stesso con il loro profilo sui social che oggi sembra rappresentarci molto più del nostro involucro di carne e ossa. Ognuno rinchiuso nella sua bolla di ‘amici’ preselezionati dalla Rete per farci conoscere solo chi la pensa come noi, chi ha le stesse idee, passioni, valori, tanto da illuderci che l’umanità non è altro che un nostro riflesso, che siamo la maggioranza e la maggioranza ha sempre ragione. Sentirsi accettati è importante, è uno dei primi bisogni che sviluppa un essere umano, fin da bambino, da quando...