Primavera digitale e mentale? Cento vasche al XXV Salone del libro di Torino.
State fissando il soffitto. Cemento, rotaie di cemento. Pulite, silenziose, attonite. Non avrebbero certo pensato di vedere al posto di ordinate e usuranti catene di montaggio un nugolo di cavallette impazzite, che si affanna a guardare, ascoltare, piluccare emozioni inconsuete in mezzo ad un mare di carta impilata, illuminata, spolverata e sconsolata. Atterriti i libri si uniranno alle travi di cemento de Il lingotto di Torino , domandandosi il perché di tanto frastuono. Undici mesi e mezzo di totale noncuranza e poi tutti qui a toccare lo strano oggetto di colla e carta che racchiude in sé mirabili segreti. La maggior parte degli sguardi è di sospetto. Correranno, sì correranno, sguardi e orecchie, presi dall’ansia del tempo (poco) e delle cose da vedere e sentire (troppe) e inizieranno a spostarsi dal bianco assoluto di Einaudi, al rosso aggressivo di Feltrinelli, dall’azzurro dissacrante di minimumfax al giallo assorbente di IBS, dove la “ primavera digitale ”, sottotitol...