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Il dubbio è politeista, almeno secondo Tabucchi.

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Di Antonio Tabucchi mi sono infatuato in una notte di dolore , fisico e mentale. La ricordo perfettamente. Erano le quattro e dodici ed io vagavo da un lato all’altro di una stanza da letto con in mano un articolo che lo riguardava. Spaccato in due da un mal di denti che sembrava un grappolo di scosse elettriche che si arrampicavano sulla mia mandibola per poi lanciarsi alla conquista delle mie orbite, io fremevo e aspettavo. Qualcuno aveva infilato nella mia testa una spada rovente e scavava. All’inizio le idee e i dubbi che mi proponeva Tabucchi sembravano liquefarsi al contatto con la lama del dolore, ma poi, un po’ per effetto degli antidolorifici assunti in dosi massicce, un po’ per quello strano stato di torpore cui la mancanza di sonno e il dolore intenso fanno arrivare, una strana sensazione si fece distinta e presente . Più che una sensazione, un bisogno . Il bisogno di un pezzo di carta, per fissare prima che svanissero gli effetti di quel dolore. L’intensità, i gesti,...

Se Tabucchi chiama Pirandello.

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In questi giorni sfilacciati e unti, le parole sul palcoscenico dei media si rinchiudono le une nelle altre, divorandosi a vicenda, lasciando a terra solo carcasse di doveri e prospettive alla mercede di attori falliti (secondo alcuni giornali veri e propri clowns ), che si rincorrono con gesti forti dall’alto delle loro torri, che altro non sono che un filare di sedie accatastate in un manicomio. E saranno anche i capitani eletti, ma di certo rimangono i più pazzi fra i pazzi e i più falliti fra i falliti, se pensano che la loro torre malferma resista al loro ego solo un attimo in più del loro avversario. A questi signori, consiglierei una piccola e solida lettura, che possa far germogliare almeno un larvale e misconosciuto senso di colpa, che possa interrarlo e nutrirlo, affinché diventi il segno di una futura responsabilità, che alla fine qualcuno dovrà pur raccogliere. A questi clowns mezzi matti, offro una rappresentazione teatrale di un altro attore fallito . Sono sicuro...

Ogni libro, un azzardo.

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Gennaio è un mese strano. C’è la pioggia, il lavoro che ricomincia, un altro anno che si attacca alla nostra vita come un insetto intrappolato sulla carta moschicida ; sbatte le ali per portarci chissà dove e poi, dopo dodici mesi, si stanca e muore, e a noi sembra di non esserci mossi di un millimetro. Ma qualcosa è successo. L’anno è passato e noi dobbiamo ricominciare, sentiamo già le ali del nuovo insetto che si avvicinano, per far rumore, per bisbigliarci che stiamo per cambiare . Poi gennaio finisce, è finito anche quello che incartava il 2013, e noi lo appallottoliamo e lo gettiamo via, felici, perché di far bilanci e spargere mormorii uggiosi ci siamo annoiati. Ci serve un azzardo, una piccola pazzia da cui ripartire, per non ascoltare le ali che sbattono e si affannano e non si muovono. Allora ci addormentiamo e sogniamo. E in fatto di sogni ci sono autori che sono maestri, ma trovarne qualcuno che ci parli di quelli altrui è cosa assai rara e non interessa e il merca...

Una zolletta di ispirazione in una tazza di notte.

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Qualche tempo fa mi sono immerso con sommo piacere in uno stralcio di un’intervista ad Antonio Tabucchi ,  in cui lo scrittore si definisce un solitario contraddittorio . Da un lato troppo amante della solitudine e della concentrazione che in essa si nasconde, dall'altro spaventato dalle sue conseguenze estreme: l’auto-analisi spinta all'eccesso,  le ossessioni, le piccole manie che si mutano in psicosi e che ci fanno temere di rimanere insonni, per l’intera notte, a cercare di controllarle. Lì, con gli occhi spalancati a registrare rumori inesistenti, mentre la nostra casa dorme, la città si accuccia nel ricordo della giornata appena strombazzata via e il vento sembra placare se stesso e ogni sogno che gli è stato lanciato addosso da occhi tristi, un tempo troppo arrabbiati, ora soltanto delusi. Ultimamente resto spesso sveglio di notte. Non che non mi piacerebbe dormire, è che proprio non riesco a trattenere il pensiero. So che molti di voi saranno stati...