Il dubbio è politeista, almeno secondo Tabucchi.
Di Antonio Tabucchi mi sono infatuato in una notte di dolore , fisico e mentale. La ricordo perfettamente. Erano le quattro e dodici ed io vagavo da un lato all’altro di una stanza da letto con in mano un articolo che lo riguardava. Spaccato in due da un mal di denti che sembrava un grappolo di scosse elettriche che si arrampicavano sulla mia mandibola per poi lanciarsi alla conquista delle mie orbite, io fremevo e aspettavo. Qualcuno aveva infilato nella mia testa una spada rovente e scavava. All’inizio le idee e i dubbi che mi proponeva Tabucchi sembravano liquefarsi al contatto con la lama del dolore, ma poi, un po’ per effetto degli antidolorifici assunti in dosi massicce, un po’ per quello strano stato di torpore cui la mancanza di sonno e il dolore intenso fanno arrivare, una strana sensazione si fece distinta e presente . Più che una sensazione, un bisogno . Il bisogno di un pezzo di carta, per fissare prima che svanissero gli effetti di quel dolore. L’intensità, i gesti,...