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Orologi umani, a scandire idee in germoglio che s’intrecciano, le une nelle altre, senza mai toccarsi, tanto che la luce si confonde nel guardarli, li perde, li precede, li segue con affanno, sempre fuori tempo rispetto al movimento interrotto cui i ballerini del duetto Rearray , creato da uno dei più interessanti coreografi del XXI secolo ( William Forsythe ), perpetuano sul palco del Parco della Musica di Roma in occasione del Festival della nuova danza Equilibrio . Il pubblico ha appena finito di godersi un altro duetto (estratto dall’opera di Jiri Kylián 27’52’’ ), coinvolgente pulsione che definisce nuovi traguardi dell’elasticità del corpo e delle menti che quei due corpi hanno osservato, per questo è infastidito dai movimenti che Forsythe ha disegnato, li trova tagliati , poco armoniosi, disturbati e disturbanti , come la musica che fa da base al duetto, suoni ad alta frequenza che sembrano combattere con i corpi, anziché accompagnarli. Ma sul palco abbiamo Sy...