Il mestiere dell'editore. Il punto di vista di Carmine Donzelli
Mondadori, Gems, minimumfax, Sellerio, Einaudi, mentre costeggio gli stand dell’ultimo Salone Internazionale del Libro di Torino sono le 10 del mattino e l’atmosfera fra i padiglioni è quella che preferisco. I corridoi sono semivuoti, il Salone ha appena aperto, le orde (meno male che esistono ancora) di lettori bulimici sono ancora in fila fuori dai padiglioni per i biglietti, gli standisti hanno ancora un volto disteso e ostentano sorrisi da chiacchiere davanti a un caffè, che in molti hanno stretto in mano, in un bicchierino di plastica marrone, come se da quel piccolo talismano dipendesse la loro sopravvivenza. E poi ci sono i libri, migliaia, che attendono mani e occhi vogliosi di scoprirli. Di mattina sembrano più lucidi, più invitanti, pronti alla battaglia più dei loro editori. Centro di tutto il sistema editoriale, anch’essi sono di nuovo qui, per mostrarsi, sfidarsi, punzecchiarsi e naturalmente lamentarsi per il mercato che non tira. Ma è proprio così per tutti? Per sco...