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La ricerca di Bernardo Bertolucci

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Ci sono sensazioni che non si consumano in un respiro, ma ci arpionano l'anima e ad ogni tentativo di ignorarle, penetrano sempre più in profondità, diventando parte integrante del nostro essere.  Io ricordo un bambino vestito d'oro, con un cappello a punta e delle strane babbucce, tutto intorno silenzio. Percorre un lungo corridoio oscuro, un bisbiglio, il vento lo attende per svelargli chi è. Un sipario zafferano si illude di essere più importante del sole perché tutti in una immensa piazza lo adorano. E poi il bambino solleva il sipario e un canto ritmico scandisce la sua scoperta: il sole entra nella piazza e s'inchina davanti al ragazzo, l'ultimo imperatore della Cina.  A Bernardo Bertolucci sono legati molti ricordi, rimasti vividi grazie alla sua capacità di girare attorno all'anima dei suoi personaggi aspettando che lo spettatore compisse l'ultimo passo, alla sua mania di perfezionismo, al suo essere Capitano Achab per le nostre paure pi...

La similitudine che leggerete potrebbe diventare la vostra.

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Andare per libri è uno sport fortemente sottovalutato. E visto che siamo ormai abbondantemente in primavera e l’ansia della prova costume avrà contaminato molti di voi, ecco la soluzione: Andate per libri! Vi assicuro che perderete almeno un chilo di grassi corporei a settimana, allenando corpo e mente all’unisono (e sfido qualsiasi altro regime dietetico a offrirvi altrettanto).  Ok più la mente del corpo, ma sapete quante calorie è in grado di consumare un cervello quando lo utilizzate bene?  Soprattutto se insieme al cervello fate muovere anche i piedi alla ricerca di un libro. Non parliamo dell’ultimo best seller proposto da un grande editore, per quello basta andare alla libreria sotto casa,  magari una mega libreria, con tanto di bistrot interno, così vi sedete subito e per di più mangiate un paio di dolcetti al burro. In questo modo la dieta non funzionerà, vi avverto subito e non prendetevela con me per le gambe sempre più pesanti e gli occhi sempre più stan...

Una parola, un verso: ventisettesima - memento

“ Anche il poeta, se è un vero poeta, deve ripetere di continuo a se stesso «non so» . Con ogni sua opera cerca di dare una risposta, ma appena ha finito di scrivere già lo assale il dubbio ”. Questa frase, inno al migliore fra i dubbi, quello per la propria conoscenza, la si deve a Wislawa Szymborska e fu pronunciata il 7 dicembre 1996 alla consegna del premio Nobel per la Letteratura. Dal giorno successivo buona parte del mondo iniziò a chiedersi chi fosse questa poetessa polacca, perché il prestigioso premio fosse andato proprio a lei e quale fosse il reale valore della sua opera. Soprattutto in Italia, l’assegnazione del Nobel ad un’autrice delle cosiddette letterature “minori”, creò parecchie reazioni di fastidio e sconcerto. Fu definita al tempo «poetessa sconosciuta» da parte della nostra stampa, che evidentemente non seguì il consiglio della Szymborska e non vide nel proprio «non so» una nuova (e in questo caso necessaria) opportunità di conoscenza. Alcuni lettori di quel...