Post

Visualizzazione dei post con l'etichetta Poesia

L’ultimo atto del signor Beckett

Immagine
Entrare nella mente di Samuel Beckett è il sogno di chiunque abbia assistito alla messa in scena di una sua opera. Un’immaginazione così divergente e inarrestabile da trasformare il silenzio più oscuro e denso dell’animo umano in un palcoscenico di voci interiori che danno corpo alle domande schivate per una vita.  Aspettando Godot, Finale di partita, L’ultimo nastro di Krapp  e (il mio testo teatrale favorito)  Giorni felici  (ricordo la  messa in scena di Bob Wilson  con una Adriana Asti in stato di grazia al Festival dei due mondi di Spoleto) ci costringono a osservarci, mentre sguazziamo nel quieto vivere, sotterrati fino al collo dalle nostre paure, aspettando un salvatore esterno che non esiste . Per questo, quando la giornalista francese  Maylis Besserie  ha esordito con il romanzo  L’ultimo atto del signor Beckett  (pubblicato in Italia da Voland nella collana  Amazzoni  e tradotto da Daniele Petruccioli), in cui racco...

Virginia Woolf secondo Emmanuelle Favier

Immagine
C'è una versione tra le tante edizioni de La signora Dalloway che posseggo cui tengo particolarmente. È stata stampata nel 1949 da Mondadori con otto illustrazioni di Luigi Broggini che, con la folle indefinizione dell'acquerello, accompagnano il lettore nelle caverne di personaggi scavati da Virginia Woolf. Questo per dimostrarvi che sono un Woolf-addicted e dubito si possa essere un appassionato e vorace lettore della prosa della Woolf senza diventarne dipendente . È una droga che scava nelle tue certezze, facendole implodere su loro stesse, costringendoti a guardare lì dove non vorresti, a soffrire e allo stesso tempo a godere di questa esposizione alle debolezze umane: “ una tomba su cui stendersi a piangere, zattera di pietra dove gemere del proprio naufragio ”. Sì, per amare la Woolf, bisogna essere un po’ masochisti , vedere il bicchiere mezzo vuoto e concentrarsi almeno una volta al giorno sul senso della propria esistenza. Rispecchiandomi in questo ritratto, sulla c...

Salendo sul carro di Olga Tokarczuk

Immagine
William Blake diceva che  coloro che reprimono un desiderio, lo fanno perché è abbastanza debole da essere represso . Se avessi avuto dei dubbi sulla veridicità di questo pensiero, leggere  Guida il tuo carro sulle ossa dei morti  del  premio Nobel Olga Tokarczuk  (riedito in Italia dalla Bompiani con la traduzione di Silvano De Fanti) li avrebbe dissipati. L’autrice desiderava scrivere questo romanzo, ne aveva un bisogno intenso e insopprimibile, per questo lo ha messo su carta. Allo stesso modo i lettori desidereranno leggerlo, non tanto per la storia ( avverto gli amanti di thriller a base di omicidi e colpi di scena che non è questo il fulcro attorno a cui ruota la narrazione ), ma per i suoi personaggi e per i temporali di dubbi e idee che da essi Olga Tokarczuk fa fluire attraverso le pagine fino alla mente del lettore.  Il romanzo, aspramente criticato nella patria dell’autrice (Polonia) e definito  anticristiano e sobillatore d...

Il sapore del mondo di Fabio Stassi

Immagine
Leggere i libri di Fabio Stassi, soprattutto quelli che mettono in relazione la sua passione letteraria alla sua erudizione, è un piacere che tutti dovrebbero provare una volta nella vita . Nella scelta minuziosa degli aggettivi e immaginifica delle metafore, si fa strada il piacere di uno scrittore che si sente in prima battuta un lettore e da questo punto vista racconta storie fatte su misura per gli adepti della religione del romanzo.  Con questo nuovo libro,  Con in bocca il sapore del mondo  (pubblicato da minimum fax nella collana Nichel)  Fabio Stassi non tradisce le aspettative . Il libro, nato da una trasmissione televisiva del 2018 dal titolo quanto mai evocativo ( L’attimo fuggente ), mette in scena una serie di monologhi di poeti del Novecento italiano che Stassi immagina mentre si raccontano in prima persona al lettore come se fossero parte di un mondo fantastico con regole astruse, così vicino eppure distante anni luce dal nostro, quasi fosse s...

La stanza vuota di Tranströmer

Immagine
C'è una poesia di  Tomas Tranströmer  ch e si è abbarbicata al cervello la prima volta che l'ho letta.  Ero in una stanza ricolma di cose. Libri per lo più, appollaiati su scaffali azzurri che mal celavano lo sforzo di dover reggere tre (a volte persino quattro) file di volumi che si litigavano una scheggia di luce; la possibilità, infinitesima, che un umano si soffermasse proprio su di loro in quella policromia di dorsi colorati e li salvasse da una morte da asfissia e sovraffollamento.  Il proprietario di quella libreria doveva essere un bulimico della lettura. Incautamente aveva messo assieme la più sconfinata e confusa raccolta di narrativa e poesia che avessi visto. Minute e preziose edizioni di Shakespeare di metà ottocento, giacevano accatastate su uno scaffale, stritolate da ardite costruzioni piramidali di narrativa in economica della metà degli anni '50 del Novecento. Libri dall'ampio e protervo formato, raccolte di memorie di viaggia...

Lo sguardo di Susanna Tamaro e Pierluigi Cappello a illuminare il mondo

Immagine
In un tardo e afosissimo pomeriggio milanese di metà settembre, di quelli in cui l’umidità trasforma le ossa in tocchetti di torrone morbido e appiccicoso, la neonata casa editrice Solferino ha invitato alcuni giornalisti e lit-blogger a un incontro con Susanna Tamaro per un’anteprima del suo ultimo romanzo ( Il tuo sguardo illumina il mondo, nelle librerie a partire da giovedì scorso). Un libro in cui l’autrice di Va dove ti porta il cuore¸ Ogni angelo è tremendo e Un cuore pensante , racconta della sua amicizia con Pierluigi Cappello , una delle voci poetiche più limpide e disarmanti degli ultimi anni, scomparso lo scorso ottobre. Non è la prima volta che incontro Susanna Tamaro , eppure ogni volta non posso smettere di domandarmi come sia possibile che tutto quel vento narrativo capace di spostare l’equilibrio del nostro sentire con un ‘semplice’ aggettivo sia racchiuso in un corpo minuto e sottile, come “un sentiero di matita” [1] .  Forse, mi dico, questo incontro mi darà qua...

La musica delle parole di Emily Dickinson interpretate da Terence Davies

Immagine
“Non mi piace il montaggio veloce, è come il cibo poco nutriente di un fast food. Per questo faccio lunghi piani sequenza: quando si è obbligati a guardare si cominciano a intravedere quegli ‘attimi fuggenti’ che nascondono un senso più profondo”. È così che Terence Davies descrive il suo lavoro come regista ed è così che riesce a far intravedere allo spettatore la meraviglia che si nasconde persino nel pulviscolo sospeso in una stanza che, svegliato dalla luce, può mutarsi in un mantello di gioia . Il tocco leggero e pungente di Davies l’abbiamo imparato ad apprezzare con La casa della gioia ( The House of Mirth) , pellicola del 2000 ispirata all’omonimo romanzo di Edith Wharton del 1905, storia di una giovane donna schiacciata dall’ipocrisia dell’alta società newyorkese dei primi del Novecento, ma è con A quiet passion , storia ambientata nella seconda metà del XIX secolo ad Amherst nel New England, in fazzoletto di terra su cui sorge la casa di Emily Dickinson, che non potremo...

L’arte di essere fragili di Alessandro D’Avenia e il rapimento di Giacomo Leopardi

Immagine
Giacomo Leopardi per me è sempre stato uno strumento musicale. Un violino per l’esattezza. Di quelli che sanno condensare una sensazione in pochi movimenti perfetti, capaci di fermarsi per sottolineare nel più inatteso dei modi un silenzio e poi ripartire. Precisi e sinceri, a trivellare l’animo di chi è in ascolto alla ricerca di una fragilità da far germogliare in domanda. Anch’io, come Alessandro D’Avenia racconta al lettore nel suo L’arte di essere fragili (Mondadori) , ho scoperto Leopardi grazie a un insegnante e alla sua mente illuminata, sebbene non l’abbia trovato in classe. Nella mia stanza di adolescente, seduto alla scrivania, avevo di fronte l’antologia di letteratura italiana e torturavo le orecchie che avevo indebitamente procurato all’innocente tomo. Sognavo un tornado salvifico che mi proiettasse in un universo parallelo in cui non mi sentissi il più sbagliato degli esseri viventi. Poi qualcuno mi poggiò la mano sulla spalla e mi chiese di leggere. Non volevo, ...

Valentino Zeichen e la morte della sensibilità?

Immagine
Sensibilità, da qui partiva Valentino Zeichen, « poeta occasionale », per raccontare se stesso in un’intervista a Repubblica del 2014 e da qui vorrei partire per ricordare, a distanza di qualche settimana dalla sua scomparsa, lo scrittore e l’uomo che ha fatto della difesa di questo modo di percepire la realtà, lontano dal cappotto di disponibilità, educazione e solidarietà con cui sarebbe bene coprire le nostre vergogne emotive, la sua personale battaglia. Siamo già molto lontani dal clamore e dalle dichiarazioni che si sono accese per la sua malattia prima e per la sua morte poi, clamore che si è consumato come una miccia di una bomba silenziosa che esplode assorbendo le parole che andavano spese per il poeta scomparso e che pure molti avevano smarrito con facilità quando l’uomo era ancora vivo.  Quanto materiale per il poeta che aveva fatto dell’ascolto una forma d’arte, facendo sua una delle regole più importanti di uno scrittore: ascoltare, ascoltare sempre, poiché i...