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Quando Stendhal pubblicò Kafka

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Cosa hanno in comune Stendhal e Kafka?  Apparentemente nulla.  Li dividono cento anni esatti (Stendhal nacque nel 1783 a Grenoble e Kafka il 1883 a Praga) e un modo completamente diverso di considerare la vita e la scrittura.  Stendhal (nome d'arte di Marie - Henri Beyle) amava le persone, ne era incuriosito e da loro prendeva ispirazione per le sue opere, scriveva di getto, senza curarsi troppo della forma, attirando a sé critiche da gran parte del mondo letterario francese del XIX secolo. Era la storia a dover prevalere, a muovere, con il suo impeto, la curiosità del lettore. In cerca di continue ispirazioni, come un cane da tartufo, intercettava e si insinuava in tutti i salotti della borghesia e nobiltà di Parigi, dove era giunto all'inizio del secolo con il "fermo proposito di essere un seduttore", intessendo e usando le relazioni per sostenere la sua carriera letteraria. Queste continue osservazioni, servirono, insieme alle sue letture sh...

Odore di vacanze: odore di bruciato.

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Quando penso all’estate, la mia immaginazione si attiva subito offrendomi una tavola di un vecchio numero di Dylan Dog , in cui l’indagatore dell’incubo (così viene definito il protagonista del fumetto creato da Tiziano Sclavi per la Sergio Bonelli editore nel 1986) passeggia su una spiaggia infuocata, vestito come di consueto con giacca nera, camicia rossa, jeans e polacchine marroni, osservando con orrore la moltitudine di colpi accaldati e semi nudi, appiccicati gli uni agli altri. Immobili, nel disperato tentativo di essere consumati dal sole e diventare così irriconoscibili. Avrete capito che per me il mare e l’estate sono due mondi incompatibili . Nella mia immaginazione il mare è sinonimo d’inverno e di uggiosi paesaggi, speroni di roccia nera come catrame e vento, così forte da poterti sollevare. Per me il mare è fatto di maree e incontri nella nebbia, in cui le parole non sono necessarie, né gradite. Insomma mi sento più vicino a Dylan Dog e all’altro Dylan da cui lo st...

Cinema: lettura visuale.

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Andare al cinema d’estate è un'attività recente. Certo, ci sono sempre state le arene all'aperto, ma di solito servivano a proiettare il "meglio" dell’anno appena passato o le retrospettive dedicate al regista o all'attore del momento. Diverso era il discorso per il cinema "normale" (ossia quello proposto al chiuso della sala, al buio, nato per godersi la magia del fascio di luce e i suoni che sorprendono lo spettatore alle spalle, disegnando nuove storie su un semplice lenzuolo). Questo tipo di cinema, un tempo  chiudeva i battenti  d’estate . Niente film nuovi in uscita e soprattutto niente sale aperte. Io, la mia adolescenza da cinefilo estivo frustrato me la ricordo così, una sequela di sale chiuse e tutti che volevano andare a mare o a fare sport all’aria aperta (orrore!) invece di gustarsi l’ultimo film di Kiarostami. La gente si sa è strana. Tutto è cambiato per fortuna, ossia la gente preferisce sempre andare a mare d’estate, ma si dà la po...