giovedì 29 aprile 2010

Una parola un verso

Cari imagisti, nel tentativo di coinvolgervi nella mia folle mania per le parole e tutte le sensazioni che vi ruotano intorno, vi lancio una nuova sfida: Una parola un verso.

Edward Hopper, pittore degli stati d’animo e scrutatore delle cose “semplici”, rispondeva sempre alla domanda “Perché dipinge?” sostenendo di non riuscire ad esprimere ciò che provava in altro modo. L’unica possibilità di essere autentico era attraverso i suoi quadri.

Non ha mai aggiunto altro.

Mi sento molto vicino a quest’idea di espressione necessaria, un motore che ognuno di noi ha dentro, che destabilizza, innervosisce, spaventa, rallegra ed incupisce, spingendo a cercare, cercare, cercare, senza sosta. Spesso questa ricerca nasce da sola, a volte è sospinta dal contatto con una persona, un oggetto, un’idea a cui si teneva ed è andata perduta.

L’idea di Una parola un verso è di proporre una parola da cui partire e scatenare su di essa tutta la nostra immaginazione e creatività. Un brainstorming libero da ogni logica letteraria, che abbia il solo obiettivo di comunicare uno stato d’animo, un ricordo, un’idea, una passione che la parola ha suscitato.

Libertà a voi miei cari imagisti.

Il nostro appuntamento avrà cadenza settimanale. Ogni domenica sarà pubblicato il post con la parola da cui partire, lasciando la possibilità a tutti di comunicare ciò che si prova al riguardo. La forma è libera: frasi, versi, idee, numeri, musica, immagini.

Primo dei 52 post dedicati alla parola domenica prossima 2 maggio 2010.

Vi aspetto.

sabato 10 aprile 2010

La Vendita


Mi vendete un pezzo della vostra volontà?


Una parte del vostro tempo?


Il vostro desiderio più grande?


Il ricordo a cui tenete di più, la scelta che non siete mai riusciti a fare?










Stupiti dalla domanda?


Non dovreste esserlo, visto che quotidianamente venditori di tappeti tentano di sfilarvi con il sorriso sulla labbra ed un'infinita presunzione nel loro ventre.


Vi disprezzano, anzi peggio, vi ignorano, eppure non possono fare a meno di voi, della vostra scelta. Loro vivono grazie a quanto riusciranno a prevedere (e soprattutto ad influenzare) le vostre decisioni, i vostri bisogni, desideri, paure.


Prevalere.


L'obiettivo è sempre lo stesso.


Scontato, ripetitivo, eppure mai noioso.



Fino a convincervi che è giusto diventare venditori di tappeti, che esistono solo venditori di tappeti e che probabilmente noi stessi non siamo altro che materiale di risulta sfilato a qualcun altro. Che è meglio sfilare che essere sfilati. Che è l'unico modo per essere ciò che volete davvero essere: migliori degli altri.


Parte del gruppo dei più furbi, determinati e pronti a tutto pur di rimanere in questa presunta elite.


Ieri sono stato attaccato da un venditore di tappeti, mi ha iniziato a sfilare e per una lunga ora sono stato quasi pronto ad essere come lui, ad invidiare la sua assoluta certezza, così affascinante e semplice rispetto ai miei contorti dubbi.



E' stato difficile riprendere il gomitolo da dove lo avevo lasciato.