venerdì 24 dicembre 2010

pausa natalizia...ma l'immaginazione non va mai in vacanza

Cari "imagisti", auguro a tutti gli esploratori dell'immaginazione di potersi godere questo Natale, immersi nella loro personale e libera interpretazione delle feste.

imago2.0 ritornerà nel 2011, prima uscita il 9 gennaio.
A presto.

martedì 21 dicembre 2010

Una parola, un verso: quindicesima – umore

umóre (ant. omóre) s. m. [dal lat. humor o umor -oris, der. di (h)umere «essere umido»]. – 1. Sostanza liquida, acqua: e scuote Lungo il picciol sentier da’ curvi rami Il rugiadoso umor che, quasi gemma, I nascenti del sol raggi rifrange (Parini).  2. Nella dottrina medica fatta risalire a Ippocrate (V-IV sec. a. C) ciascuno dei quattro fondamentali fluidi organici dai quali è retto l’organismo dell’uomo: nel loro equilibrio consiste la salute, e dal loro vario rapporto è determinato il temperamento (sanguigno, flemmatico, collerico, atrabiliare o malinconico), mentre dal prevalere eccessivo dell’uno sull’altro hanno origine gli stati morbosi. Di qui gli usi fig. del termine per indicare: L’indole, il carattere di una persona.


Superba la definizione che il vocabolario ci fornisce al punto 2.
Ci fa ricordare che ogni azione che compiamo non è altro che una ricerca di equilibrio fra sensazioni liquide, alle quali basta un tocco per lasciarci intrisi di rimorsi per anni, aggrappati a parole di scorta, razionali parapetti da cui guardarci e far finta di capire, mentre il nostro umore viaggia e muta.

Mentre leggete la definizione della nostra quindicesima parola e nelle vostre viscere si inizia a formare un verso, la vostra testa scava.
Ed ecco sbucare dal nulla qualche vecchia nozione scolastica, qualche rudimento di filosofia, o, nel mio caso, una vecchia dentiera che si muoveva a scoppio ritardato rispetto alle mandibole del suo possessore, conferendo un’andatura meccanica alle parole del mio vecchio professore di lettere al liceo. Persona d’infinita cultura e sempre di placido umore, sembrava ai miei occhi in possesso di quell’equilibrio di ippocratica memoria fra i nostri organici fluidi. Difficilmente collerico e per nulla sanguigno, sembrava a volte affidarsi alla propria malinconia, per scelta e non per necessità.

A distanza di anni, ancora preda di un umore eccezionalmente mutevole, capace di passare dall’entusiasmo della scoperta del nuovo alla più sconfortante apatia per averlo ormai trovato, la malinconia è mia compagna di vita, quasi mai per scelta, eppure senza di lei non potrei dar voce a quell’umore che sgorga a contestare l’incontestabile.

sabato 11 dicembre 2010

Più libri.., più liberi?

Dicembre. Il mese delle feste per antonomasia. Basta nominarlo e subito si pensa al Natale, alle vacanze, ai dolci, allo shopping selvaggio, ai regali sbagliati ricevuti e donati, alle persone sbagliate a cui li abbiamo offerti e alle speranze che ogni 31 dicembre ci obblighiamo a riporre nell’anno successivo e che puntualmente cerchiamo di dimenticare per i successivi dodici mesi. Dicembre è però anche il mese della fiera della piccola e media editoria di Roma. Un appuntamento che aspetto con ansia per diventare finalmente anch’io, almeno una volta all’anno, un maniaco dello shopping…di libri ovviamente. Di libri diversi, oserei dire, ossia stampati da editori spesso irraggiungibili e scritti da autori amabilmente trascurati. Sarà che mi è stato insegnato di tifare sempre per il più debole, oppure che molti dei libri a cui tengo particolarmente sono state inattese scoperte di autori ignoti, a lungo ignorati dai grandi marchi editoriali, ma ho sempre tifato per queste iniziative. L’edizione che si è chiusa lo scorso 8 dicembre è stata la nona edizione, con più di 450 case editrici indipendenti per un totale di circa 16.000 i titoli in esposizione. 16.000 libri. Non so cosa ne pensiate, ma è un numero che all’inizio ho letto con ammirazione, poi con lussuriosa voluttà, fino a giungere ad un indefinito stato d’ansia misto a terrore. Si parla spesso del numero di lettori in Italia (troppo pochi), soprattutto se confrontato con il numero di libri pubblicati ogni anno (davvero troppi), ma se pensare che esistano ancora editori piccoli ed indipendenti rincuora un lettore affamato di nuove voci e uno scrittore bisognoso di un po’ di spazio per la sua, dall’altro confrontarsi con un questo numero esorbitante di volumi pubblicati dalla piccola e media editoria in Italia (anzi solo da quella intervenuta alla fiera) non può che farmi preoccupare e dubitare.

Pensiamo davvero che pubblicare tanto renda più liberi nella scelta i lettori? Non sarà forse che l’industria editoriale punta sempre più sul numero, sulla quantità e sull’eterogeneità, pur di “imbroccare” prima o poi un best seller? Ma in questo modo non si rischia seriamente di affogare un buon libro in mezzo a migliaia di pessime idee? E come potranno i lettori orientarsi in questo convulso sistema? Vedere centinaia di persone girare senza meta in mezzo ad un carosello di stand, marchi e proposte, fermandosi con la stessa curiosità ed incertezza davanti ad editori “veri” e a “pagamento” (ossia editori che chiedono corposi contributi in denaro ai loro autori e che incredibilmente sono stati nuovamente ammessi alla fiera), cercando così di condensare un anno di mancate visite in libreria in un paio d’ore di acquisti casuali, può far nascere qualche fortuito nuovo lettore e questo è un bene, ma non rischia di farcene perdere molti futuri?

sabato 4 dicembre 2010

Quanti di voi leggono…l’ultima pagina di un settimanale?

 Consultando uno dei tanti studi sulla percentuale di “non lettori”, scopriamo che sono più di venti milioni in Italia le persone che non si avvicinano ad un libro, neanche per usarlo come soprammobile.

Intervistata sul motivo che la porta a “non leggere”, la maggioranza del campione ci rivela che è la noia.

Da ossessivo lettore e compulsivo scrittore ho difficoltà a crederci.

Stupore, coinvolgimento, delusione, smarrimento, dubbio, rifiuto, ma noia?! Noia proprio no, soprattutto se confrontiamo un libro e il mistero che in esso è racchiuso, con uno dei tanti spettacoli televisivi a cui spesso ci sottoponiamo, senza pensare alle conseguenze: la mano che tenta di fondersi con il telecomando, il sedere che diventa soltanto un altro cuscino sparpagliato sul divano, le orecchie bombardate dal sonoro frettoloso e eccessivo, la bocca serrata nell’impossibilità di controbattere, la mente messa in stand-by, in attesa che il rullo di immagini modificate e parole standardizzate si esaurisca, lasciandoci finalmente andare a dormire. Spenti anche noi, da un gesto improvviso su quel tasto rosso del telecomando, che tutto controlla e delimita.

Con il libro invece avremmo potuto scegliere noi i tempi, i gesti e i modi che i protagonisti avrebbero condiviso con noi, lasciandone la definizione visiva al nostro libero arbitrio, alle nostre incertezze, alla nostra immaginazione, che, per quanto tentiamo di estirpare, è sempre presente, dietro i nostri occhi. Pronta a trasformare poche righe d’inchiostro in un sentiero di cui fortunatamente non conosciamo la fine né la direzione. E allora? Qual è la vera ragione che impedisce ai “non lettori” di compiere il salto nel gruppo dei “lettori”? Magari è proprio la divisione che si compie fra questi due gruppi a renderli reali e spesso impermeabili. Una sorta di book - proof stampata sulla testa di più di venti milioni di persone. Se ogni lettore, si fermasse a descrivere il piacere che prova nel leggere un libro a qualcuno dei “non lettori” e poi si obbligasse ad ascoltare le ragioni che spingono il “non lettore” a privarsi di questo piacere, potremmo avere difficoltà dopo un po’ a distinguere i membri di ciascun gruppo, scoprendo che li distingue solo una piccola e preziosa abitudine.

Nell’ultima pagina di un noto settimanale di politica e cultura si nasconde una rubrica di un grande scrittore contemporaneo dal titolo “La bustina di Minerva”.

Nel numero del 2 dicembre l’autore parla di “canoni”, ponendosi la non semplice domanda. “ Che cosa dovrà tentare di leggere l’individuo che ancora lo desideri fare?”

“Quali libri sono ugualmente irrinunciabili sia per un francese sia per un finlandese?” “E quali sono a tal punto parte del patrimonio culturale occidentale da essere percepiti per osmosi, anche se non vengono letti?” Le riflessioni fatte dall’autore sono particolarmente argute e decisamente ve ne consiglio la lettura. Ci mostrano quanto siano ampi ancora gli spazi di ignoranza, anche per i cosiddetti intellettuali, che sono particolarmente attenti alla letteratura occidentale, trascurando ampiamente quella indiana, giapponese o araba e facendoci scoprire che oltre ai “lettori” e ai “non lettori” ci sono anche i “lettori…parziali”.

Buona lettura.