giovedì 28 gennaio 2010

Uno contro Uno




Vi è mai capitato di discutere accanitamente con un’altra persona su qualcosa che per voi rappresenta la perfezione, mentre per il vostro interlocutore è quanto di più insulso e disprezzabile?

Per quanto tempo siete rimasti calmi, cercando di supportare le vostre tesi davanti ad un pubblico sprezzante e sordo, prima di scoppiare o cedere, abbandonando le armi avviliti o superbi?

Penso alle eterne sfide del nostro tempo: Reality o Talent show, Pausini o Ferro, Balckberry o Iphone, Facebook o Twitter?

Cosa dite?

Ci sono scontri più importanti a cui assistere?

Pienamente d’accordo.

Per questo vi propongo un nuovo progetto: Uno contro uno.

L’idea è di scontrarci on line su un libro, scegliendo da che parte stare e poi difendere o attaccare senza esclusioni di colpi tema, trama, personaggi, struttura e finanche incipit del testo prescelto, pur di dimostrare la nostra tesi. Unico requisito è aver letto il libro. Una volta concluso il confronto, se il libro si sarà dimostrato all’altezza, si scontrerà con un altro testo in un dinamico “Uno contro Uno”.

In questo modo avremo l’opportunità di analizzare insieme i libri che più ci hanno colpito, nel bene o nel male, cercando di convincere gli altri della nostra tesi. E non c’è niente che piaccia di più all’essere umano nell’imporre la sua realtà agli altri.

Di seguito vi propongo una prima lista di titoli, potete aggiungere a piacimento altri testi. Quello che avrà raggiunto il maggior numero di voti via post o mail sarà il prescelto per partire il 5 febbraio con il nostro nuovo esperimento.


Pronti al confronto? Vi aspetto.



  1. L’eleganza del riccio di M. Barbery;
  2. Sabato di I. McEwan;
  3. La Signora Dalloway di V. Woolf;
  4. Carne e Sangue di M. Cunningham;
  5. Il Processo di F. Kafka;
  6. Le notti bianche di F. M. Dostoevskij;
  7. Kafka sulla spiaggia di H. Murakami;
  8. Sorella di M. Lodoli;
  9. Achille piè veloce di S. Benni

martedì 19 gennaio 2010

Il rumore di chi non vuole fare rumore



È arrivato il momento di conoscere un nuovo personaggio del nostro racconto. Ricordate?


Parliamo dell’archettista.



Dove aveva messo quel maledetto archetto? Possibile che avesse impiegato mesi per ritrovare un frammento abbastanza grande di legno serpente (il tipo di legno migliore per modellare un archetto) e poi lo avesse perso? Era impensabile. Inaccettabile. Lui era un artista, lui sognava, ascoltava e creava. Lui non perdeva e di certo non dimenticava.


Eppure ora era lì, di fronte quella che una volta era la sua bottega e che ora si era trasformata in una chiassosa pasticceria, esempio classico della voracità dell’essere umano. Lui non sopportava quei luoghi. Locali affollati e rumorosi, dove si compravano beni superflui per rimpinzare il corpo a discapito dello spirito. Possibile che neanche un soffio della sua musica fosse rimasto a difendere la mente dall’attacco della gola?



DLIN-DLON



Il suono insulso di quella campanella lo avvisò che il suo corpo era stato più veloce delle sue perplessità. Era entrato e si avvicinava al bancone con circospezione, sperando che un cataclisma di qualsiasi natura spazzasse quella valanga di umanità lontano dalle sue orecchie frastornate.


“Desidera?”


La voce di Sebastiano lo scosse, imponendosi sul rumore di fondo come un tuono su una grandinata.


Lui lo guardò smarrito, sarebbe riuscito a parlare? Interagire con gli altri esseri umani non era il suo forte, preferiva di gran lunga il legno e l’osso con cui costruiva i suoi archetti. Con loro sapeva sempre come comportarsi, cosa chiedere e cosa concedere per realizzare la perfezione di una singola nota.


Ma con gli esseri viventi era diverso. Complicato.


Cosa volevano? Perché parlavano tanto? Come potevano spendere tanta energia per produrre un simile fracasso?

sabato 9 gennaio 2010

Viaggiatore o Turista, una sfida inutile?

Spesso vi ho incitato a viaggiare, a girovagare per sentieri narrativi inesplorati, magari iniziando a seguire qualcuno di più esperto. Lo “scrittore sherpa”, a cui affidarsi da lettore impavido, meravigliandosi per la sua perizia, la scelta coraggiosa di una metafora, la privazione dagli aggettivi più comuni che ci infligge, scrutando curiosi la sua scelta, mettendola in discussione, per poi replicarla, osandone cambiare il disegno ma non l’obiettivo: la scoperta di una nuova via per comunicare.


Tornando da un periodo vacanziero, in cui l’effettiva “vacanza”, ossia l’essere libero dal tempo sgarbato e frettoloso con cui spesso ci accompagniamo, sembra non compiersi mai appieno, rinasce sui giornali il blasonato dilemma fra l’essere Turista o Viaggiatore. Il primo costantemente annoiato, sgarbato, intollerante, così ansioso di vedere, immagazzinare, da non avere tempo di scoprire altro da se stesso. E il secondo, il Viaggiatore, lo spirito libero, che non prenota, non pianifica, non infilza soluzioni banali per popoli di cui ha malapena sentito parlare. Colui che non ha tempi a cui adeguarsi, ritorni obbligati a cui pensare, budget in cui rientrare, figli da rincorrere, distrazioni, pensieri diversi dal suo stesso viaggio. Solo quest’ultimo, a giudizio di molti opinionisti e autoreferenziali esperti, avrebbe diritto a spostarsi in cerca di un altro mondo da aggiungere e sovrapporre al proprio. Il Turista dovrebbe rimanere rinchiuso nel recinto dei viaggi organizzati, sbeffeggiato e incapace di vedere.




Non so come la pensiate sull’argomento e quanto vi riscopriate nell’uno o l’altro modo di “spostarsi”, probabilmente in un amalgama di entrambi. Ciò che è interessante per me in questa diatriba è spostarla in campo letterario. Quanti lettori Turisti esistono? Coloro che scelgono per poter dire di aver letto questo o quell’autore di culto. Per poter criticare o osannare, senza mai mettersi in gioco, senza chiedere al loro sherpa di guidarli in un territorio inesplorato, di scuoterli, riempirli di dubbi, lasciandoli diversi e perplessi. E i lettori Viaggiatori? Guidati dal piacere, dalla sensazione di calore che solo un buon libro sa donare. Solcati da nuove idee, sempre sorpresi dagli spiragli di esistenze che una manciata di macchioline scure riesce a mostrare. Coloro che cercano e perciò leggono. Coloro che non permettono a nessuno di distrarli, di interrompere quel succoso flusso di idee a cui non sanno sottrarsi.




E voi? Riuscite a dividere il Turista dal Viaggiatore?