martedì 29 giugno 2010

Leggere è una corsa di uova

Cari imagisti, 
vi segnalo una mia riflessione uscita ieri sul blog "sulromanzo".

Il titolo e l'idea nascono da un pomeriggio in cui ho perso il mio tempo, trovandomi di fronte ad un'assenza che solo la lettura e la scrittura, fino ad ora, mi hanno concesso.
Di seguito l'incipit che spero susciterà la vostra curiosità.
Aspetto vostri commenti.

" C’è un piccolo borgo in Umbria, dove la Pasqua porta con sé un’antica tradizione fatta di uova colorate che ruzzolano libere per le strade (senza che nessuno possa fermarle) e di bambini urlanti, finalmente al comando.
Se vi avventurerete fra i vicoli attorcigliati su se stessi e le piccole porte, che si rintanano fra le possenti mura, proverete la più sublime delle perdite, quella del tempo.
Non avrete più l’ansia di visitare, degustare, parlare, decidere. Sentirete allora le urla dei padroni del paese. Per un solo giorno, infatti, saranno i bambini dai cinque ai dieci anni a possedere la strada principale, quella che corre ripida e priva di ripari verso la porta nord..."

giovedì 17 giugno 2010

Una parola un verso - settima settimana - "Sparare"

sparare v. tr. e intr. – 1. Azionare un’arma da fuoco, facendo esplodere e partire uno o più colpi 2. a. estens. Tirare con violenza, spec. calci, con riferimento a quadrupedi b. Nel linguaggio della fotografia e della televisione, con uso assol., detto di soggetto che, nella ripresa, dà luogo ad abbagliamento 3. fig. Dire cose inverosimili o esagerate (e s’intende, per lo più, con una certa sfacciataggine): s. balle, fandonie; 4. [der. di parare, col pref. s- (nel sign. 1)], non com. – Spogliare dei paramenti, degli addobbi: s. la chiesa; nel rifl., togliersi i paramenti
Sparare.
Sulla gente, sulle richieste, sulle nostre possibilità. Attaccare, non lasciare spazio, decidere che ciò che possiede l’altro deve essere nostro. Allora prenderlo, convincendo noi stessi che è naturale, perfino congeniale al nostro essere. Guardarsi intorno e razionalizzare, perché fanno tutti così, sono tutti così, come se sparare fosse meno grave se non si è i primi a farlo, per poi impiegare mesi a dimenticarlo. Fino alla prossima volta, fino al prossimo dubbio, sempre più spento, sempre meno coerente.
Il tempo dell’incertezza si assottiglia, lasciando spazio alla convinzione che sia sempre stato così e per questo giusto.
E voi? Quante volte avete sparato oggi?


sabato 12 giugno 2010

Le correzioni di Jonathan Franzen

Lo avevo acquistato. Alla fine avevo dovuto cedere: articoli, commenti entusiastici, dichiarazioni di unicità, la tagliente abilità nel delineare le incertezze e le recriminazioni di una famiglia americana. Così normalmente divisa ed incompresa da sembrare la "nostra".


"Lo si sentiva nell'aria: qualcosa di terribile stava per succedere." Così Franzen prepara il lettore ad un evento distruttivo che sconvolgerà gli animi più delle cose. La scrittura è limpida e non indugia mai su se stessa, puntando esclusivamente a scarnificare la mente dei suoi personaggi, senza risparmiare al lettore neanche uno dei dubbi, delle angosce esistenziali e dei paradossi di cui la mente umana è colma. L'autoanalisi sembra essere il vero protagonista di questo romanzo, tanto che a metà del libro, qualcosa è scattato nel mio usurato e poco funzionante sistema di autodifesa, obbligandomi a interrompere la lettura. Ho tentato più e più volte di riprendere in mano le sorti della famiglia Lambert, affezionato a Chip, l'artistoide autodistruttivo, Gary, il bancario rampante e insoddisfatto della sua vita o Denise, chef di successo che si sente costantemente in secondo piano rispetto al resto della famiglia. Lati perfetti della piramide di scelte mancate o inevitabilmente compiute con cui, probabilmente, la personalità di tutti noi si è trovata, almeno una volta, a discutere. Per questo qualcosa mi continua a bloccare?

Ho paura di scoprire che i "miei" Lambert troveranno alla fine la pace?

Ditemelo voi.


 



P.S. per i lettori di imago2.0 - causa impossibilità di connessione nella settimana 18-25 giugno, pubblicherò mercoledì (invece di domani) la settimana uscita di "una parola un verso". In questo modo non vi lascerò per troppo tempo senza post da gustare.



domenica 6 giugno 2010

Una parola un verso - sesta settimana - "Connessione"

Connessióne s. f. [dal lat. connexio -onis, der. di connexus, part. pass. di connectĕre «connettere»]. 1. Lessere connesso, intima unione fra due o più cose; per lo più fig 2. In elettrotecnica, sinon. di collegamento: c. in parallelo, in serie; c. a triangolo, a stella; nel linguaggio dell’informatica e delle telecomunicazioni, collegamento a una rete telematica



Esigenza compulsiva al contatto che sfocia spesso in un click morboso, dove si può finalmente sfogare il lungo silenzio compresso dal tubo catodico.
Decenni di ascolti forzosi per egoisti petulanti che si narcotizzavano in attesa di una rivincita.
Eccola finalmente.
Il tempo è giunto.
Parlare, parlare, parlare, scrivere, urlare, pubblicare. Tutto si può dire senza più ascoltare. La TV tanto biasimata diviene troppo evoluta, generatrice di silenzio amorfo, è sostituita. Inglobata dal network dove tutto finisce, dove dire la propria è troppo necessario e nulla si riesce a selezionare.