domenica 28 settembre 2014

Libri usati e librerie: un’unione superata?

Libri usati. Tutto parte dalle file. Il mio portone affaccia sull'ingresso secondario di una grande libreria di Roma che da anni ha fatto della vendita dell’usato un punto di forza. Al piano su strada le distese di libri immacolati con quell'amabile odore di colla pressata e carta compattata in brossura, nel seminterrato un’altra distesa meno odorosa e ordinata, ma decisamente più intrigante, almeno per chi fa della caccia al libro dimenticato una piccola gioia. In questi giorni davanti alla “mia” libreria si è formata la consueta  fila settembrina: decine e decine di persone che prima dell’apertura si affollano a staccare un numeretto dall'erogatrice posta fra la vetrina e la grata a maglie larghe della saracinesca. Tanto che a guardarle non si crederebbe alle dolorose statistiche di consumo librario che ufficializzano per l’Italia l’ennesimo calo di lettori (dal 46% al 43%  nell'ultimo anno, per un totale di 24 milioni di lettori). A osservarle con attenzione però ci accorgiamo che alcune persone hanno in mano una lista e altre invece una pila di libri. La scuola è iniziata da poco e con essa l’ansia da libro di testo. La libreria funziona da luogo di scambio fra chi cede i propri libri e chi ne ha bisogno, in cambio si paga alla libreria il suo piccolo guadagno. Questa fila però potrebbe avere i giorni contati. Una studentessa universitaria ha inventato una piattaforma (PickMyBook) che offre lo stesso servizio della “mia” libreria su scala nazionale. Basta inserire il libro usato che si cerca e il sistema offrirà le possibili alternative disponibili, partendo da quelle geograficamente più compatibili con la residenza dell’acquirente. Con PickMyBook non c’è spedizione del libro, come invece avviene su Amazon o e-Bay, ma semplicemente connessione fra acquirente e venditore, che poi dovranno darsi appuntamento per scambiare libri con soldi. A differenza della “mia” libreria però il servizio PickMyBook è gratuito e ciò rende ancor più appetibile questo sistema, per ora concentrato su libri scolastici e saggistica, ma già capace di offrire un po’ di narrativa. Che farà ora la “mia” libreria?

domenica 21 settembre 2014

I dieci libri più popolari secondo Facebook e quindi secondo noi?


Alle classifiche che propongono i dieci libri più popolari o più venduti di tutti i tempi siamo abituati. Tutte hanno un elemento comune: qualcuno che cerca un’informazione e qualcuno che la offre, più o meno consapevolmente. E se non fosse più necessario offrirla? Immaginate di trasformare le informazioni che più vi stanno a cuore in lenzuola che poi voi stessi stendete al sole in un parco pubblico. Allora se qualcuno si fermasse a leggerle, magari prendendo qualche appunto, non potreste dirgli nulla. 

È quello che è accaduto a più di 130.000 utenze di Facebook lo scorso agosto, quando sono state oggetto di un’analisi che aveva come obiettivo la ricerca dei dieci libri più popolari fra i frequentatori della madre di tutti i social.

Ed ecco i “magnifici” dieci:

1.   Harry Potter series – J.K. Rowling;
2.   To Kill a Mockingbird – Harper Lee;
3.   The Lord of the Rings – J.R.R. Tolkien;
4.   The Hobbit – J.R.R .Tolkien;
5.   Pride and Prejudice – Jane Austen;
6.   The Holy Bible;
7.   The Hitchhiker's Guide to the Galaxy – Douglas Adams;
8.   The Hunger Games Trilogy – Suzanne Collins;
9.   The Catcher in the Rye – J.D. Salinger;
10. The Chronicles of Narnia – C.S. Lewis.


E se va detto che il “campione inconsapevole” era all’80% di lingua inglese e questo spiega la permanenza fra i primi dieci di autori inglesi o americani (a eccezione ovviamente della Bibbia), è interessante notare la predominanza del fantasy che occupa più della metà delle posizioni e il tema comune alla totalità di questi testi: la diversità (positiva o negativa che sia, comunque combattuta e temuta).

Altrettanto interessante è trovare fra le prime posizioni quasi esclusivamente libri dell’ultimo secolo (unica eccezione, a parte la Bibbia, Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen del 1813), mentre per trovare autori considerati insostituibili, almeno per il canone occidentale di Harold Bloom, dobbiamo scendere al 30° posto con William Shakespeare. Ma si sa che in ogni lista si può trovare il fondamento alla propria teoria, se la si guarda con attenzione.

Ciò che conta davvero in questa classifica è la modalità con cui è stata generata e il tentativo (solo uno fra i tanti) di FB di capire quanto il lancio di un’opinione nell’oceano social possa generare un seguito, se esistano e quali siano le connessioni fra chi ha segnalato il libro X e il libro Y o quanto possa essere efficace il “tagging”[1] a seconda del suo utilizzo. Il vento del cambiamento alimentato dai social è potente e le vostre lenzuola si gonfiano, sovrapponendosi a quelle altrui, mentre gli osservatori sono sempre lì a vedere come entrano in contatto e perché. A proposito, George Orwell e il suo 1984 è al 12° posto di questa classifica dei libri più popolari, speriamo serva a farci usare un po’ di più l’asciugabiancheria per le nostre informazioni.




[1]L'attività di tagging (dall’inglese “tag”, contrassegno; in italiesetaggare: in italiano questo verbo non esiste, meglio usare "contrassegnare") consiste nell'attribuzione di una o più parole chiave, dette tag, che individuano l'argomento di cui si sta trattando, a documenti o, più in generale, file su internet. (fonte Wikipedia).

domenica 14 settembre 2014

Il Festivaletteratura di Mantova: un grande circo per le idee.

Il festival della letteratura di Mantova è diventato maggiorenne e per la diciottesima edizione ha offerto al suo pubblico una policromia di voci e di idee che ne fa uno degli appuntamenti culturali più interessanti del Paese. A Mantova si è parlato di libri certo, ma soprattutto delle idee alla base di un libro. Quelle che si sono date battaglia nella mente dell’autore e quelle che si sono fatte strada fra i pensieri del lettore. Questo festival ci ha abituato a chiedere e ad avere risposte con cui innamorarsi definitivamente del proprio scrittore preferito o decidere di non soffermarsi più su una sua pagina.

Molti gli autori che hanno offerto le loro menti in lettura a Mantova per l’edizione 2014 del Festivaletteratura. Nessuno dimenticherà la risata trotterellante di Elisabeth Strout o la voce calda e burrosa di Michael Cunningham, pronta ad assorbire il pubblico e farlo passare dall’altra parte del “suo” specchio.  Persino se dietro c’è un gruppo di scrittori che ballano su un tavolino indossando esclusivamente mutande con il viso di Obama (azione dimostrativa di Cunningham per festeggiare l’elezione del primo presidente afroamericano della storia degli US). Ma chi, durante i cinque giorni della diciottesima edizione, si è mosso fra strade medievali e portici ricolmi di persone e scrittori (che sono persone con più ossessioni degli altri), ricorderà anche il volto perplesso e lontano di Antonio Moresco e il suo suggestivo modo di raccontare favole abrasive o l’umorismo dirompente di Gary Shteyngart che ha dimostrato che esiste qualcosa di più virulento e invasivo della mamma italica: quella ebrea. Ma la rivelazione di questa edizione del Festivaletteratura è stata la scrittrice israeliana Miki Ben-Cnaan
Presentando il suo romanzo Il grande circo delle idee (edizione La Giuntina), ha raccontato, accompagnata da Michela Murgia, la realtà che ci circonda, dimostrando che è solo una delle possibili manifestazioni del mondo e che sotto quella immagine (e spesso anche sopra) ne esiste un’altra più strana, instabile e meravigliosa. Così, mentre la sua voce cadenzata avanzava nella basilica palatina di Santa Barbara, il pubblico che l’ascoltava si immergeva nell’umidità di una domenica mattina che pesava più della volta che li sovrastava. Miki Ben-Cnaan ha mostrato ai presenti che, con lo sciamano giusto, anche la più grande delle meraviglie diventa normale. È su questo elemento che si avvolge il suo romanzo, che vi suggeriamo di leggere al più presto per entrare in un luogo dove l’immaginazione guarda la realtà con giustificata diffidenza, dimostrando che il suggerimento del professor Keating ne L’attimo fuggente era dannatamente giusto: provare a guardare il mondo sempre da un altro punto di vista. Chi ha lasciato Mantova lo scorso 7 settembre di punti di vista ne ha fatto scorta per l’inverno.

domenica 7 settembre 2014

Il giovane favoloso di Martone




Sono passati poco più di tre anni dalla messa in scena al Teatro Argentina di Roma de Le operette morali di Giacomo Leopardi, ed ecco che Mario Martone si ripresenta al pubblico con un film Il giovane favoloso dedicato alla vita del grande poeta ottocentesco. Lunedì è stato presentato in anteprima (e in concorso) a Venezia 71, suscitando un grande entusiasmo fra il pubblico che gli ha dedicato ben dieci minuti di applausi a fine proiezione. «Leopardi è caldissimo e freddissimo allo stesso tempo.» Un uomo capace di sintetizzare in se stesso furente passione e impietosa analisi del genere umano. È così che il regista napoletano definisce la personalità del poeta che muove parole e anima di chi lo legge, scardinando certezze granitiche conservate dietro orecchie distratte. 
Per la sceneggiatura Martone si è rifatto esclusivamente alle lettere e alle opere di Leopardi che ha studiato con il consueto affetto e passione insieme a Ippolita di Majo, garantendo una fedeltà quasi assoluta agli spettatori che potranno trovarsi a vivere insieme al sommo poeta i «sette anni di studio matto e disperatissimo» a Recanati, seguendolo poi nei suoi viaggi a Firenze e a Napoli insieme all’amico Antonio Ranieri. Martone considera Leopardi un grande ribelle, che ha saputo rompere molti schemi sociali e politici del tempo, dimostrando assoluta fedeltà e lealtà alle proprie idee, anche quando lo avrebbero portato all’isolamento. 

Condivido la definizione di Martone, ma la cosa più sconcertante e magnifica, almeno per i nostri tempi, fu l’esternazione di questa ribellione, che non avvenne attraverso urla e schiamazzi, lancinanti bisogni di protagonismo o feroci chiusure al pensiero e al dubbio. Il dubbio e la messa in discussione, di se stesso prima che degli altri, fu il balsamo della mente di Leopardi, che riversò sui suoi scritti, sistematizzando idee che oggi, in opere come lo Zibaldone di pensieri,  dimostrano ancora la loro potenza e attualità. 

Il film uscirà nelle sale il 16 ottobre. Lo attendiamo con ansia e mente aperta.