domenica 24 aprile 2011

Elettricità

Elettricità
Si riverbera attraverso il vapore che sostiene la città, spingendolo verso l’alto, comprimendo, schiacciando gli abitanti di New York l’uno contro l’altro, fino a fonderli in un’unica striscia di luce bianca; come quelle che appaiono nelle fotografie notturne di questa sempiterna megalopoli, a simboleggiarne la velocità di movimento che si fa unicum davanti ad un occhio inerme.


Per New York però, non è il motore ma il piede a sgomentare il nostro occhio. Milioni di piedi. Un fulmine orizzontale che si genera a contatto con i suoi "troppi" abitanti. Frenetico, sensuale, irascibile e sempre un passo avanti al mondo, che ignora ed ingurgita.

Meraviglia, Rabbia e Imbarazzo. È questo convulso miscuglio di ardori che prova l’ennesimo viaggiatore che sale su quest’isola e da questo fulmine bianco viene travolto. L’individualismo a NYC cede il passo alla corrente di isole impazzite, che assimilano tutte le regole che questo reame scintillante prescrive ed ordina e che tutti, anche il nostro viaggiatore, dovranno assorbire, in fretta.
Prendere velocità, allora, senza aspettare che il pensiero sedimenti in parola. Correre insieme a tutti gli altri, così veloci da permettersi di uscire, all’improvviso, dal flusso per godere una delle bolle di settimo senso che la città nasconde nella sua griglia di strade o dietro le pareti gelatinose dei suoi grattacieli. Torri che hanno perso la loro funzione difensiva. Esibizioniste. Ecco cosa sono. Consapevoli che nessuno è ancora riuscito a viaggiare veloci come loro.

 
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domenica 10 aprile 2011

Poesia: dentro una presentazione.

Sedie rosse e divani sgonfi.

Luci troppo forti e scontrosi rumori di fondo.

Pochi partecipanti, una quindicina. Tanti partecipanti, si tratta di poesia, per il verso il numero sembra inversamente proporzionale al successo.

Le prime due file di sedie sono gremite, parenti dell’autrice. Ridono e chiacchierano a voce troppo alta, macchine fotografiche in mano, bambini al seguito, interessati più ad applaudire che ad ascoltare. Poi c’e una poetessa curiosa, che scrive invece di ascoltare, un critico annoiato, che beve invece di guardare ed io che mi chiedo perché continuare ad osservare.

Il tema del reading è la poesia al femminile. Ancora.

“Perché la poesia è donna.” Ci dice con orgoglio il direttore della collana poetica della casa editrice. “E’ una verità universale, il verso è una nascita, un travaglio che la donna più di tutti sa e può comprendere e rappresentare.” Cavolo, ho sbagliato sesso.

Inizia la lettura. L’autrice usa le tecniche migliori per battere il fonema, scomponendolo per suono più che per essenza, mentre gli occhi del pubblico cercano il filo profondo. Hanno sete. Sì, mi convinco che hanno sete anche di ascoltare e non solo di presenziare. Smetto di osservare. Voglio ascoltare anch’io. Ascoltare. Staccare gli ultimi fotogrammi di insiemi rotti che la voce asettica ci dispensa, puzzle a cui manca sempre un pezzo. Dove nasconde la voce quel flusso di versi?


Gli occhi si sono persi, hanno trovato ristoro nei loro cellulari, nelle loro borse, nelle pareti che li difendono da una fuga indecorosa. Poi per un sorprendente attimo lei cede. Legge ciò che sente, gli occhi hanno un sussulto, la vita più sbagliata e assoluta li rincorre e non sanno più cosa cercare.

Ma alla bocca hanno insegnato che la poesia è metrica che ara parole, così ritorna a scheggiare canne di pensieri, troppo fitti per essere accarezzati.

Inutile allora? Se nessuno compra e nessuno ascolta?

Non importa, dicono gli occhi, non importa. Ci è bastato quell’attimo di essenza che ha scoperto la nostra inaccettabile diversità. Lo costringiamo a sbadigliare sotto gengive gonfie di rubiconde ossessioni, ma ancora c’è.

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Nota organizzativa ai lettori: la prossima uscita del blog sarà domenica 24 aprile, domenica 17 aprile quindi il blog non sarà aggiornato per problemi tecnici. Grazie per la comprensione e vi aspetto dopo il pranzo di Pasqua.
Pierfrancesco 

domenica 3 aprile 2011

Un sacco di botte a "Libri Come", festival del libro e soprattutto della lettura.

E’ questo piccolo regalo che dovrebbe nascondere in sé un buon libro. Incontrarti in una sera di primavera con velleità di estate rovente, portarti a prendere un innocuo gelato, offrirti da bere, raccontarti la sua storia e poi…quando la dose di metafore e azione per pagina si avvicina alla perfezione, chiederti di accompagnarlo in un vicolo e darti “un sacco di botte”.

Questo almeno il punto di vista di Margaret Mazzantini che in uno degli incontri con l’autore previsti ieri dalla seconda edizione di “Libri Come” (festival del libro e della lettura di Roma) ha irretito, confuso e stordito la numerosa platea accorsa a rinchiudersi per quasi un’ora e mezza in una sala buia, mentre fuori esplodeva il primo sabato estivo della città.

Un treno in corsa che ad un certo punto si stanca delle rotaie e si solleva sulle teste dei lettori, inondandoli di idee, di immagini, ma soprattutto di emozioni. Perché è di questo che la scrittrice sembra essere fatta al 99,9%, di emozioni, con poco spazio per il resto.

Presentando il suo ultimo libro "Nessuno si salva da solo” edito da Mondadori, Margaret Mazzantini ha dimostrato, come chiedeva anche il festival, come nascono i suoi libri, le sue storie e soprattutto i suoi personaggi, con cui sembra avere un rapporto viscerale, tanto da citarli spesso nella conversazione, come se fossero lì, come se fossero suoi amici di cui aveva parlato troppo bene o troppo male e con i quali doveva confrontarsi prima di concludere un racconto, per essere sicura di non tralasciare nulla di importante.

Alla fine dell’intervento la sala in fibrillazione. Troppa passione, tutta insieme, destabilizza e attrae. Non so quanti libri di Margaret Mazzantini avrà venduto il 2 aprile 2011 a Roma la Mondadori. Non è interessante saperlo. Ciò che conta è che incontri come questi e festival come questi continuino e si diffondano, creando un link diretto e senza filtri fra autore e lettore. “Libri Come” non è una fiera del libro, non ci sono stand e promozioni per chi compra, ci sono solo gli autori e soprattutto i lettori, perché, come dice il titolo dell’evento, è un festival del libro e della lettura. Vi consiglio quindi di armarvi di un programma e di andare a sentire.
L’evento durerà fino al prossimo 10 aprile all’Auditorium di Roma.


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