domenica 29 agosto 2010

fine della "vacatio"

Punto e a capo.
Di nuovo in sella.
Ritorno alla base.
E mi fermo qui con i luoghi comuni che accompagneranno il nostro rientro dall’agognata “vacatio” di cui vi parlavo nel nostro ultimo post prefestivo. Non fateci caso e soffermatevi su voi stessi.
Come è andata?
Siete riusciti a lasciare il vischioso e pensante pacchetto di insoddisfazioni, rivendicazioni e desideri che vi siete trascinati dietro per un anno?
Se tocca a me iniziare il bilancio delle vacanze, posso dire che ho passato una mattina sull’orlo del silenzio, in un luogo dove il vento aveva timore di parlare  e l’acqua si spaventava nel  ritrovarsi priva di peso. Un luogo dove la pace diventava presto ansia, tuffo in se stessi, senza rete, senza provvidenziali distrazioni. Un luogo dove ho avuto paura e da cui non sono riuscito a staccarmi per ore.
Poche ore in tre settimane.  Impercettibili, affogate in un itinerario scioccamente serrato, per vedere, conoscere, ascoltare il più possibile, in quella settimana di paesaggi nordici in cui mi ero rintanato. Eppure sono proprio quelle poche ore che io oggi ancora sento. Anzi quel sospeso impercettibile secondo in cui ho compreso cosa c’era che mi attirava in quella vallata, cosparsa di laghi troppo lunghi e troppo piatti, nati dalla distrazione di un Dio frettoloso con in mano un ferro da stiro troppo caldo. La paura e l’ansia di trovarsi davanti a se stessi, senza indietreggiare.

lunedì 2 agosto 2010

una parola un verso - decima "vacanza"

vacanza s. f. [dal lat. vacantia, neutro pl. sostantivato di vacans -antis, part. pres. di vacare (v. vacare), attrav. il fr. vacance]. – 1. Il fatto, la condizione di essere o di rimanere vacante; 2. Intermissione, temporanea cessazione di un’attività. In partic.: a. Intervallo di riposo, di uno o più giorni, che nella ricorrenza di una festività o per altra circostanza viene concesso agli studenti e agli impiegati b. Riposo più o meno lungo dalle proprie ordinarie occupazioni che una persona si concede.

Eccoci giunti alle agognate e temute vacanze.
Sebbene sia più vicino al significato originale del termine (la condizione di essere vacante, la possibilità di allontanarsi da se stessi, imparando ad osservarsi da una diversa prospettiva), spesso anch’io perdo la rotta e mi abbandono al secondo e più comune significato di vacanza: le ferie. Partire (vicino o lontano non è importante) e lasciarsi tutto alle spalle, almeno per qualche settimana. Il capo che ci tartassa, la rata del mutuo che cambia continuamente, la macchina che non funziona, il figlio che vuole scappare e il coniuge che proprio non se ne vuole andare. Sigilliamo tutto e partiamo.
Il problema è che questo pacchetto lo portiamo con noi, ed è un pacchetto pesante.
E per quanto lo abbiamo stretto bene, cercando di bloccare ogni suo respiro con l’itinerario più serrato e vacanziero che ci è venuto in mente, per quanto possiamo averlo stordito con campionati di beach volley, balli del villaggio, lunghi ed estenuanti tour in auto per terre desolate o il più convulso dei viaggi organizzati, ci sarà sempre un pezzetto di noi che spunterà fuori e da cui non riusciremo a scappare.
Allora ci verrà un po’ di malinconia, diremo che la vacanza è durata troppo e che non è poi male tornare a casa, senza pensare che non ce ne siamo mai davvero allontanati.

Il mio augurio allora sia di distrarsi e scordarselo in macchina quel pacchetto, alla stazione, mentre prendete una coincidenza o in aeroporto, al banco del check-in. Lasciatelo andare, nessuno vi rimprovererà per questo. Sarà a casa ad aspettarvi al vostro ritorno.

Buona vacanza a tutti.

Informazione di servizio:
Carissimi imagisti, nel mese di agosto il nostro blog si fermerà per qualche settimana, il prossimo appuntamento sarà a fine mese.
Pierfrancesco