domenica 26 settembre 2010

Una parola, un verso - dodicesima: passeggiango

passeggiare v. intr. e tr. [der. di passo] (io passéggio, ecc.). – 1. intr. (aus. avere) Camminare lentamente, per divertimento e distrazione o per esercizio fisico, spesso senza una meta precisa. 2. tr. a. ant. o letter. Percorrere passeggiando o percorrere in genere.



Passeggiando in una fortezza di cotone, sento la voce sfilarsi dai desideri,

coccolare il silenzio, acquattato in un rovo di luce che rapisce la vista ed

inganna il passo fremente.



Terrore. Il mio silenzio.



Da lui fuggo e inondo, lattice di voglie, il mio quadrato.

Asciugo. Asciugo.

Più asciugo e più mi gonfio di attese.

Scrigni intagliati da una mente che non giace,

si spezzano l'uno nell'altro

e si moltiplicano

davanti ad un gelido attimo di riposo.

domenica 19 settembre 2010

Una parola, un verso - undicesima: ricominciare

ricominciare v. tr. e intr. [comp. di ri- e cominciare] (io ricomìncio, ecc.). – 1. tr. Cominciare daccapo, riprendere dopo una interruzione più o meno lunga: r. il gioco; r. un lavoro, una lettera, una ricerca; rinnovare: Dolce color d’orïental zaffiro ... A li occhi miei ricominciò diletto (Dante). Con a e l’inf.: r. a parlare, a scrivere; ricominciamo daccapo 2. intr. (aus. essere) Avere nuovo inizio: il gioco ricominciò più accanito di prima; il freddo ricomincia. Impers.: ricomincia a piovere; è (o ha) già ricominciato a far caldo.


Ricominciare.
A lavorare, a studiare, a litigare, a pagare, ad evitare.














NO!

Ricominciamo qualcosa di differente.

Ricominciamo ad osservare.

Sulla strada che dal lavoro mi riporta a casa, si snoda un surreale aranceto di cemento e grossi palazzi, considerati vecchi e non antichi, da una città in cui tutto quello che ha meno di duecento anni è orrendamente “nuovo”. Gli alberi si sollevano da una terra grigia, fatta di sovrapposte “pezze di asfalto” e atavici resti di san pietrini, un tempo sovrani. Gli agrumi formano traballanti ruote di pergamena verdastra, che resta compatta davanti al vento che la sfiora, indeciso sul da farsi. I turisti si fermano stupiti nel vedere grinzose arance stazionare pigre e gonfie su striminziti rami assediati da uno smog che non li distrugge per avere qualcuno con cui parlare. Si fanno delle foto intorno al guizzo di creatività botanica tutta italiana, qualcuno osa anche toccarle quelle strane arance, aprirle, assaggiarle. Sono secche. Svuotate. Il volto del turista coraggioso si contrae, gli occhi si conficcano nell’agrume ormai spirato come se non volessero accettare quella morte che si nascondeva, chissà da quanto, in una parvenza di vita. Apparenza che abbelliva la corsa di un popolo impazzito, che del piacere non gusta neppure più la forma.




martedì 7 settembre 2010

Un sabato davvero infinito


Vi è mai capitato di concludere il venerdì sera lacerati dal piacere di essere finalmente giunti al week end e la consapevolezza che state per avventurarvi in un sabato infinito.
E badate “infinito” non perché ricolmo delle mille attività che volete sempre fare ma che non riuscite mai a metter in pratica a causa del lavoro/della famiglia/degli amici o di qualsiasi necessario vincolo sociale che vi siete costruiti intorno. No, “infinito” perché sarà occupato da una ferrea agenda di attività da compiere per soddisfare parte dei vincoli di cui sopra, nonché magari il vostro sostentamento (magari la spesa perché il frigo è vuoto al rientro dalle vacanze?).

Cercherete allora di prolungare masochisticamente il vostro venerdì sera per non dovervi ritrovare troppo presto in piedi ed operativi il giorno seguente. Uscirete, mangerete fuori, berrete fuori, penserete fuori dagli schemi, tentando di decelerare, di non arrivare. Intanto penserete al sabato infinito che vi attende.
Niente paura! Passerà e sarà di nuovo domenica e potrete crogiolarmi in quel misto di malinconia e pigrizia che tanto vi fa sentire in colpa e vi consola.
Prenderete allora in mano un libro e leggerete.
Un consiglio? Certo, sono qui per questo.
“Sabato” di Ian McEwan, che, guarda un pò, ci racconta proprio di un’unica giornata (un sabato) del protagonista, in cui nulla del suo fitto programma va come dovrebbe andare e tutto cambia per ritornare, a fine giornata, al punto di partenza.
Per chi è interessato anche alla dietrologia dei libri (nel senso di struttura narrativa), penso possa essere molto interessante per la maniacale perfezione nella descrizione degli eventi e soprattutto per l’impatto emozionale che hanno sul protagonista e sulla sua visione del mondo.

Che ne dite allora, sabato si legge “Sabato”?