domenica 30 agosto 2009

Ritorno alla base

“Come sono andate le vacanze? Adesso le ferie sono davvero finite, bisogna ricominciare…”


“Sarà davvero dura riprendere l’anno, con tutto quello che ci attende poi…”


“Lo sai che non ci sono ponti fino a dicembre? Come faremo?!”

“Ti vedo stanco, non sei riuscito a riprenderti in questi giorni di vacanza?”


“Come sei abbronzato, te la sei spassata, eh? Ora è tempo di sudare e pagare lo scotto...”

“Se parti così ridotto a settembre come farai ad arrivare alla prossima estate?”


“Lo sai che il capo vuole coinvolgerci in un nuovo progetto che ci farà fare le 11 di sera ogni giorno per i prossimi mesi? Beh, d’altronde ti sei riposato in questi giorni, no?”


“Ah, già che tu non sei andato da nessuna parte quest’estate…”



E mi fermo qui.
OK, le ferie sono finite. So che giravate a vuoto da un paio di giorni, con il terrore che qualcuno vi incontrasse, condividendo con voi questa insopportabile ovvietà, condendola con una sana manciata di inoppugnabili verità miste ad una poderosa dose di brutte notizie. La gente si diverte molto a far deprimere gli altri per poter dire che alla fine la propria situazione non è così negativa. Lasciateglielo pensare. Voi avete un nuovo progetto, una valvola di sfogo, un condensato di creatività pronto ad aspettarvi.
Come di cosa sto parlando?
Ma di imago2.0 naturalmente. Non ve lo sarete già scordato…

Guardate che la vedo quell’espressione a punto interrogativo che ha assunto il vostro volto. Se non la trasformate all’istante in un smorfia di gioia inaspettata, posso ricominciare ad enunciare le ovvietà sul vostro rientro al lavoro.






Bene. Così va molto meglio.





Allora riprendiamo a parlare della nostra storia. E partiamo proprio dal vostro rientro al lavoro. Vi sentite tristi, depressi, insoddisfatti?
Ottimo! Chiedete in giro ad uno scrittore qualsiasi e vedrete quanto la depressione e una profonda insoddisfazione, mista ad un buon distillato di tristezza, siano strumentali per scrivere una pagina decente di narrativa. Non penserete che i Grandi autori del novecento siano diventati tali solo grazie al loro dono creativo o ad un grosso colpo di… (quattro lettere, inizia con la “C” e sta per “fortuna”)? Sofferenza ci vuole. E guardate che parlo per esperienza, come modesto scrittoruncolo del ventunesimo secolo ritengo che le mie pagine migliori siano figlie di spietata autoanalisi accatastata alla rinfusa sopra una piattaforma di insoddisfazione.
Quindi questo è il momento migliore per scrivere, per scrivermi.

Voglio ancora qualche idea da parte vostra prima di iniziare con la narrazione. Fino ad ora sono arrivate un paio di trame, qualche interessante incipit e una analisi del nostro protagonista che mi è molto piaciuta.
Riassumendo per i più distratti, ricordo cosa stiamo cercando di fare: iniziare a scrivere il primo testo co-prodotto della storia del web. Voi mi date le vostre idee su trama, personaggi, incipit, etc, ed io faccio da collettore di creatività e inizio a narrare una storia di cui voi stessi deciderete lo sviluppo, il tenore e ovviamente la fine.

Il tema che avete scelto per il nostro primo racconto è il cambiamento. L’idea che vi ho proposto e che molti hanno sposato è che il nostro testo parlerà della volontà di cambiare vita (lavoro, amici, carattere). Il protagonista, una persona che molti definirebbero “perfettamente integrata nella società” (ossia possessore di un televisore LCD, alcuni mobili di design, uno splendido SUV e una salutare avversione ai carboidrati), inizia a sentire attrazione per qualcosa di profondamente disdicevole.
Ho già avuto succosissime idee da parte vostra, ma sapete com’è…ne voglio ancora di più prima di iniziare.
Nella prossima uscita di imago 2.0 si materializzerà il nostro incipit.
A questo punto un “WOW”è la cosa più appropriata da dire.
A lavoro, su!

giovedì 13 agosto 2009

In attesa della trama...passiamo al blu

Salve carissimi "imagisti" o "imagonauti", posso osare due neologismi?

In attesa dei post che state ideando mentre vi arrostite al sole, intrappolati come sardine su spiagge superaffollate, con il vostro inseparabile ipod che tenta disperatamente di sottrarvi alle urla dei bambini che hanno deciso di giocare a pallone proprio intorno al vostro telo, imago non si ferma.
Come tutte le fucine di idee è costantemente in movimento, in trasformazione.
Per questo, al vostro rientro dalle vacanze, ben sapendo che la prima cosa che farete è andare a vedere cosa è successo su imago2.0 (almeno io devo crederci…), ho deciso di farvi una piccola sorpresa: un cambio di colori.

Ricordando che il cambiamento è alla base di tutte le innovazioni e che, come ci insegna Voltaire o Madonna (a seconda della scelta che preferite fare delle vostre icone), la ricerca di una strada diversa di comunicazione con le persone va sempre perseguita, ho pensato di inserire l’immagine ed il colore più adatti all'approccio che dovremmo avere come generatori di immaginazione: guardare in un'altra direzione. Spesso diametralmente opposta a quella in cui guarderemmo naturalmente, un territorio inesplorato e apparentemente poco rassicurante, indefinito, eppure così vicino a noi da diventare a volte imbarazzante.


Proprio ora, mentre cercate di evitare che il cane della signora dell’ombrellone vicino al vostro si impossessi delle vostre infradito e/o che suo figlio trasformi la vostra sdraio in un fortino di sabbia compressa, siete già in territorio inesplorato e non ve ne rendete conto.
Chi è la signora vicino a voi, che storia avrà, perché è così morbosamente attratta dai suoi cruciverba? E perché portare decine di riviste dedicate a questo sport mentale per una sola giornata di mare, sparpagliandole intorno alla sua sedia, fino a straripare sotto il vostro ombrellone?
E l’uomo che sta vicino a lei? Avete notato che in due ore non emesso un fiato? È rimasto immobile, come schiantato sulla sua sdraio, privo di forze, di vita. E’ infelice? Nervoso? Intimorito dalla retorica della donna che gli siede accanto, creatrice di cruciverba per riviste specializzate?
Guardatelo meglio, forse non ci avete fatto caso, ma circa ogni cinque minuti tenta di far sparire una delle riviste della donna, cospargendola di sabbia con la mano destra. Un gesto veloce, inaspettato, come se una pietra, una montagna, un oggetto a cui siamo abituati per la sua staticità compisse l’impossibile, per poi tornare alla sua immobilità. Il suo volto non muta espressione, i suoi occhi non tradiscono l’azione, nulla è avvenuto eppure qualcosa è cambiato.
Nessuno sembra farci caso, ma lì, proprio vicino a voi, c’è già una trama, una storia, pronta ad essere scoperta.
E allora che aspettate?
Attendo vostre.