sabato 12 giugno 2010

Le correzioni di Jonathan Franzen

Lo avevo acquistato. Alla fine avevo dovuto cedere: articoli, commenti entusiastici, dichiarazioni di unicità, la tagliente abilità nel delineare le incertezze e le recriminazioni di una famiglia americana. Così normalmente divisa ed incompresa da sembrare la "nostra".


"Lo si sentiva nell'aria: qualcosa di terribile stava per succedere." Così Franzen prepara il lettore ad un evento distruttivo che sconvolgerà gli animi più delle cose. La scrittura è limpida e non indugia mai su se stessa, puntando esclusivamente a scarnificare la mente dei suoi personaggi, senza risparmiare al lettore neanche uno dei dubbi, delle angosce esistenziali e dei paradossi di cui la mente umana è colma. L'autoanalisi sembra essere il vero protagonista di questo romanzo, tanto che a metà del libro, qualcosa è scattato nel mio usurato e poco funzionante sistema di autodifesa, obbligandomi a interrompere la lettura. Ho tentato più e più volte di riprendere in mano le sorti della famiglia Lambert, affezionato a Chip, l'artistoide autodistruttivo, Gary, il bancario rampante e insoddisfatto della sua vita o Denise, chef di successo che si sente costantemente in secondo piano rispetto al resto della famiglia. Lati perfetti della piramide di scelte mancate o inevitabilmente compiute con cui, probabilmente, la personalità di tutti noi si è trovata, almeno una volta, a discutere. Per questo qualcosa mi continua a bloccare?

Ho paura di scoprire che i "miei" Lambert troveranno alla fine la pace?

Ditemelo voi.


 



P.S. per i lettori di imago2.0 - causa impossibilità di connessione nella settimana 18-25 giugno, pubblicherò mercoledì (invece di domani) la settimana uscita di "una parola un verso". In questo modo non vi lascerò per troppo tempo senza post da gustare.



1 commento:

  1. Eccoci di fronte ad un libro che non lascia spazio al lettore. Assorbendoci nella vita dei Lambert, "Le Correzioni" di Jonathan Franzen dilatano la nostra vista, perfezionano i nostri sensi, trasformandoci in ascoltatori che, loro malgrado, non possono fare altro che osservare l'inesorabile scelta del "non fatto" e del "non detto".
    Perchè allora ribellarsi a questa lettura?
    Pierfrancesco

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