Le correzioni di Jonathan Franzen

Lo avevo acquistato. Alla fine avevo dovuto cedere: articoli, commenti entusiastici, dichiarazioni di unicità, la tagliente abilità nel delineare le incertezze e le recriminazioni di una famiglia americana. Così normalmente divisa ed incompresa da sembrare la "nostra".


"Lo si sentiva nell'aria: qualcosa di terribile stava per succedere." Così Franzen prepara il lettore ad un evento distruttivo che sconvolgerà gli animi più delle cose. La scrittura è limpida e non indugia mai su se stessa, puntando esclusivamente a scarnificare la mente dei suoi personaggi, senza risparmiare al lettore neanche uno dei dubbi, delle angosce esistenziali e dei paradossi di cui la mente umana è colma. L'autoanalisi sembra essere il vero protagonista di questo romanzo, tanto che a metà del libro, qualcosa è scattato nel mio usurato e poco funzionante sistema di autodifesa, obbligandomi a interrompere la lettura. Ho tentato più e più volte di riprendere in mano le sorti della famiglia Lambert, affezionato a Chip, l'artistoide autodistruttivo, Gary, il bancario rampante e insoddisfatto della sua vita o Denise, chef di successo che si sente costantemente in secondo piano rispetto al resto della famiglia. Lati perfetti della piramide di scelte mancate o inevitabilmente compiute con cui, probabilmente, la personalità di tutti noi si è trovata, almeno una volta, a discutere. Per questo qualcosa mi continua a bloccare?

Ho paura di scoprire che i "miei" Lambert troveranno alla fine la pace?

Ditemelo voi.


 



P.S. per i lettori di imago2.0 - causa impossibilità di connessione nella settimana 18-25 giugno, pubblicherò mercoledì (invece di domani) la settimana uscita di "una parola un verso". In questo modo non vi lascerò per troppo tempo senza post da gustare.



Commenti

  1. Eccoci di fronte ad un libro che non lascia spazio al lettore. Assorbendoci nella vita dei Lambert, "Le Correzioni" di Jonathan Franzen dilatano la nostra vista, perfezionano i nostri sensi, trasformandoci in ascoltatori che, loro malgrado, non possono fare altro che osservare l'inesorabile scelta del "non fatto" e del "non detto".
    Perchè allora ribellarsi a questa lettura?
    Pierfrancesco

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