domenica 20 febbraio 2011

"Al limite della notte" di Michael Cunningham - impressioni - prima parte

Intrappolato fra le lunghe dissertazioni silenziose del suo protagonista (Peter), Michael Cunningham ci porta “al limite della notte”, al limite del baratro che si chiama scelta e poi ci lascia lì: confusi, depressi, vogliosi e amabilmente dubbiosi.

Le prime pagine del romanzo sono sospese fra il dichiarato e il temuto, invitandoci in un mondo pericoloso, quello del pensiero libero che mal si concilia con la decisione, quello del bilancio esistenziale che mal si concilia con la soddisfazione, quello della messa in discussione dei rapporti interpersonali più importanti, senza i quali non si può vivere e a causa dei quali si inizia ad evaporare, lentamente.

É tutto qui il nodo del libro: la scelta di cambiare vita, lavoro, inclinazione sessuale, bisogni, desideri. Una scelta che, dopo essere stata spinta a forza sotto le responsabilità e le necessità altrui, si conficca in un ricordo innocente e da lì si diffonde nella mente, non lasciando spazio ad alcun piacere. Peter tenterà di ignorarla, come fanno tutti (davvero?), di accartocciarla dietro uno dei tanti desideri infranti, di ingabbiarla nei tempi stretti del lavoro, delle relazioni, persino degli affetti, cercando continuamente un appiglio per non compierla.

Domande. Centinaia di domande ingorgano la mente di Peter.

- Sarà vero che prova attrazione per Erry, il fratello di sua moglie? O lo invidia perché ha tutto quello che Peter ora desidera (libertà, irresponsabilità, affettuoso biasimo da parenti in adulazione)?
-  Sarà vero che il suo lavoro non gli interessa più?
-  Sarà vero che ha sempre finto con le persone che gli sono state vicine?
-  Sarà vero che non riesce più a capirsi?

I personaggi che ruotano intorno a Peter non lo aiutano a trovare l’agognata sicurezza, a dimostrare che la sua scelta sarebbe oggettivamente giusta e quindi attuabile, perché è questo che vuole Peter: un salvacondotto per i suoi sensi di colpa. Non lo otterrà fino alla fine e quando, senza preavviso, sua moglie Rebecca gliene farà intravedere uno, Peter lo ignorerà, indignato dalla presunzione di un altro essere umano che osa dire ciò che lui ha sempre pensato e non è mai riuscito a rivelare.

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