domenica 23 ottobre 2011

L'arte di comprimere di Tomas Tranströmer

Comprime grandi quantità di significati in spazi angusti”, così Maria Cristina Lombardi definiva la poesia di Tomas Tranströmer nell’introduzione della raccolta Poesia dal Silenzio edita da Crocetti nel settembre 2001. Quando, qualche mese dopo, sfogliando la rivista Poesia mi trovai di fronte a questo nome con tanto di umlaut (i due puntini sopra la “o” alla tedesca)  la mia attenzione ne fu subito catturata. Sarà stato per la mia vecchia passione per la lingua germanica oppure per la costante attrazione che ha sempre esercitato su di me la possente natura dei paesi nordici, da cui proveniva l’autore dei versi, fatto sta che non potei trattenermi e ordinai il libro all’editore.  Mi colpì? Lo lessi in un fiato? Lo diluii nelle mie fughe pomeridiane in cerca di una luce sempre differente? Zero. Bianco. Nulla di nulla
Fin qui la mia memoria che, come tutte le memorie, chissà perché fissa tanto bene alcuni momenti a discapito di altri, non sempre in ordine di priorità, almeno non della nostra priorità.
Così quando ho appreso qualche giorno fa da una amica e poetessa che proprio a Tomas Tranströmer era stato assegnato il premio Nobel per la letteratura 2011 non si è accesa alcuna lampadina.  Un grande piacere, certo, per la scelta di un poeta da parte della commissione del Nobel (cosa che non accadeva dal 1996 con Wislawa Szymborska), un riconoscimento ad un mestiere quanto mai sconveniente in un sistema sociale come il nostro, basato esclusivamente (o quasi) sulla forma. Ma vuoto completo sulle opere di Tranströmer, tanto da chiederne lumi alla mia amica che, sempre preparata sui poeti (viventi e non), mi diceva che se avevo voglia era possibile recuperare un’edizione delle opere di Tranströmer dell’unico editore che si era impegnato nella loro traduzione in italiano: Crocetti.
Crocetti…Crocetti…fu allora che la mia scassatissima memoria iniziò a lampeggiare, proponendomi come di consueto un’immagine al posto di un ricordo. Stava a me decodificarla: un libro bianco con una coppa antica nella parte bassa della copertina ed un titolo bordeaux nel mezzo e poi…una stanza vuota, priva di mobili, tutta bianca, con il pavimento di quel legno così chiaro che solo nei paesi scandinavi mi è sempre sembrato a casa.
Ho osservato per un po’ il mio ricordo e poi ho fatto come al solito, ho iniziato a rovistare nella mia libreria, ordinata non per autore o per periodo storico, ma secondo una mia variabile e confusa lista delle priorità che mi porta inevitabilmente a spulciare dozzine di libri in essa stipati prima di trovare quello che cerco, il mio tesoro.  In questo caso la raccolta Poesia dal Silenzio di Tomas Tranströmer che non solo avevo comprato, ma avevo letto e riletto, annotando idee, sublimi lemmi e reconditi significati che d’improvviso si palesavano, come il ghiaccio che sembra ammantare giudicante e perfetto le poesie di Tomas Tranströmer, ma che sotto nasconde così tanti strati di emozioni da costringervi a fermarvi quasi ad ogni rigo, poggiando il libro sul sasso su cui vi consiglio di arrampicarvi per leggere le sue poesie. Quando fuori fa freddo e il divano sembra così invitante.  Vi guarderete attorno e avrete bisogno di tutta la razionalità di cui disponete per capire che è cambiato qualcosa in ciò che state osservando e che quel qualcosa è sempre stato lì, pronto ad essere ignorato dalla vostra mente che, ora, inaspettatamente si troverà a perlustrare uno strato diverso di voi stessi.

Il vostro viaggio sarà cominciato. Non resterà altro che riprendere la lettura e il posto sul vostro sasso. Godetevelo.


Stupendo sentire come la mia poesia cresce mentre io mi ritiro.
Cresce, prende il mio posto.
Si fa largo a spinte.
Mi toglie di mezzo.
La poesia è pronta.

Estratto dalla poesia Uccelli Mattutini  di Tomas Tranströmer  –  Echi e tracce 1966 - raccolta Poesia dal Silenzio – Crocetti editore  2001/2008

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