domenica 11 dicembre 2011

In-comprensione e patatine. Una parola, un verso: venticinquesima


Sebbene possa far pensare alla possibilità di entrarci dentro (alla comprensione) e quindi di rafforzarla, magari per la propensione all’inglesismo che ormai dilaga (pensiamo ad in  e subito la mente va all’in di inside,  di within o  di involved) questo in  (in questo caso prefisso e non preposizione) risiede nel moribondo latino a cui molti vorrebbero dare il colpo di grazia, a meno di usarlo in sregolate (in entrambi i significati che la nostra lingua concede a questo aggettivo) citazioni, senza accorgersi che rappresenta passato e presente nella sottotraccia semantica del nostro linguaggio.
Anche voi sarete stati spesso alle prese con questo particolare in. Forse anche in questo ultimo fine settimana.  Soprattutto se vi sarete aggrappati con caparbietà a questi (oramai sempre più rari) ultimi giorni di festività, che vi guardavano languidi e goduriosi dai bordi di un giovedì di dicembre ancora troppo lontano dalle feste natalizie. Sarete partiti. Lontano. Dalle manovre di fine anno, dalla mancanza di soldi, di tempo e di possibilità. Avrete schiacciato tutto fino all’inverosimile, insieme ai vostri vestiti, alle mutande (troppe) e ai calzini (sempre troppo pochi), in un bagaglio a mano, divenuto sempre più piccolo ogni anno che passa per stare dietro ai centimetri delle compagnie aeree low cost e sarete corsi all’aeroporto. Avrete passato ore in fila con tutti gli altri, prima al check in e poi al controllo bagagli. Ne avrete avuto abbastanza di girare a zig-zag per non arrivare mai da nessuna parte, mentre la vostra mente non faceva altro che pulsare contro le vostre tempie, chiedendovi una semplice ragione a quel tempo. E sarà stato allora che la prima in-comprensione sarà sbocciata dal vostro sudore e dalle scarpe sbagliate per un viaggio che pochi minuti prima vi era sembrato ancora giusto. Avrà avuto il viso di uno sconosciuto fermo nella fila davanti a voi. Troppo lento nel procedere o troppo veloce a sfilare la sua cintura, vi avrà scoccato uno sguardo a cui non avrete potuto resistere. Uno sguardo che per lui voleva  dire:  “Dio, come vorrei essere a casa, steso a quattro di bastoni sul divano a leggere il Corriere dello sport.” ma che voi avrete subito decodificato come uno sguardo di sfida. Vi sarete fatti sotto allora, pronti a rispondere al successivo sopruso dello sconosciuto, che avrà osato girarsi a guardarvi con biasimo quando il vostro trolley gli sarà salito sui polpacci. E allora sarà accaduto di nuovo. Il vostro trolley gli sarà crollato definitivamente addosso e avrete iniziato a litigare, con la bocca, i gesti ed il sudore che per entrambi sarà aumentato a livelli difficilmente sostenibili. Nel frattempo l’hostess di terra della compagnia low cost vi avrà chiesto, in un inglese perfetto e annoiato, di inserire il bagaglio a mano in un intreccio malefico di tubolari che dovrebbe dimostrare che il vostro trolley sarebbe potuto salire sull’aereo senza pagare alcuna multa, evento pressoché impossibile su una compagnia low cost che si rispetti. E sì, prenderete anche una multa, ma non ve ne accorgerete, perché le in-comprensioni a quel punto saranno sgorgate le une nelle altre, nutrite dalle calde imprecazioni che i vostri compagni di fila avranno iniziato a lanciarvi addosso, intimandovi di spostarvi dall’ingresso del gate, andando a litigare altrove. Tutti quegli orrendi altri avranno avuto ragione, voi lo sapete benissimo e ciononostante li avrete ignorati per rimanere fedeli alla vostra amica in-comprensione, che, si sa, è come un cartoccio di patate fritte acquistato in un fast food. Fanno male, sono decisamente troppo salate e vi faranno pentire tutta la notte di quella scelta, ma non ne potrete proprio fare a meno. Le continuerete a mangiare, con ketchup di rabbia e maionese di rimorsi.
Non esagerate.
Lo so, consiglio stupido.

Una parola, un verso: venticinquesima – incomprensione.
incomprensióne s. f. [comp. di in-2 e comprensione]. – Mancanza di comprensione, incapacità di comprendere i sentimenti, il carattere, o le necessità, le esigenze di un’altra persona o anche di una categoria di persone (fonte Treccani)


-

Nessun commento:

Posta un commento