domenica 28 luglio 2013

Odore di vacanze: odore di bruciato.

Quando penso all’estate, la mia immaginazione si attiva subito offrendomi una tavola di un vecchio numero di Dylan Dog, in cui l’indagatore dell’incubo (così viene definito il protagonista del fumetto creato da Tiziano Sclavi per la Sergio Bonelli editore nel 1986) passeggia su una spiaggia infuocata, vestito come di consueto con giacca nera, camicia rossa, jeans e polacchine marroni, osservando con orrore la moltitudine di colpi accaldati e semi nudi, appiccicati gli uni agli altri. Immobili, nel disperato tentativo di essere consumati dal sole e diventare così irriconoscibili.


Avrete capito che per me il mare e l’estate sono due mondi incompatibili. Nella mia immaginazione il mare è sinonimo d’inverno e di uggiosi paesaggi, speroni di roccia nera come catrame e vento, così forte da poterti sollevare. Per me il mare è fatto di maree e incontri nella nebbia, in cui le parole non sono necessarie, né gradite. Insomma mi sento più vicino a Dylan Dog e all’altro Dylan da cui lo stesso dog prende il nome (Dylan Thomas) che ai fanatici della tintarella e dei giochi acquatici.


In più mi spiegate come riuscite a leggere un libro stesi al sole in pieno agosto? Quando sono costretto al mare estivo (per piccoli, minuscoli intervalli di tempo), osservo ogni amico lettore scoperto dai miei occhi accigliati. C’è chi, steso sul lettino, solleva in alto il proprio romanzo, sopra la testa, a coprire il sole, per tentare di comprendere il senso di quei segni oscuri prima che il sudore gli finisca negli occhi, c’è chi invece rimane sempre steso a pancia sotto, come se volesse proteggere il libro con il proprio corpo, ben conscio del sacrificio che sta richiedendo alle proprie spalle, che diventeranno di uno splendido rosso Ferrari. E poi c’è chi, con estrema naturalezza, steso supino su un lettino con il volto invaso dal sole e lo schienale leggermente sollevato, legge il proprio romanzo, senza che il viso emetta una sola lacrima d’insofferenza.

Questo particolare lettore legge sereno, come se si fosse appena sistemato al centro di un ghiacciaio, avvolto dal silenzio (e non dalla miriade di bambini urlanti che giocano a schizzarsi con pistole ad acqua che hanno l’aspetto e il volume di lancia missili dell’esercito), cullato da un vento secco e curioso (e non dal vortice di caldo umido che avvolge tutti gli altri) e dalla storia in cui si stanno incastrando i suoi occhi. Legge e legge, consumando il corposo libro che stringe fra le mani in una sola mattina. Che invidia! Come riuscire a isolarsi con tanta abilità dal mondo?

Che sia merito del libro?” Mi chiedo mentre cerco con innaturali torsioni del collo di carpire il titolo di quel magico volume. Forse non leggo libri abbastanza spessi o forse dentro quel corpo si nasconde un alieno protetto da una tuta termo resistente, ecco, sì, questa mi è sempre sembrata la spiegazione più soddisfacente. Io intanto in queste vacanze leggerò all’ombra e voi?

Riposatevi e leggete e rileggete e perché no, magari scrivete, ricordando ciò che ci confidava Dylan Thomas: «è dove il mare non scorre, che le acque del cuore spingono le loro maree».



Imago2.0 andrà in vacanza per alcune settimane, la prossima uscita è prevista per domenica 1 settembre.

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