domenica 9 febbraio 2014

Georgians Revealed – l’Inghilterra ai tempi di Jane Austen in una mostra alla British Library.


«Quando un uomo è stanco di Londra, è stanco della vita.» Così nel XVIII secolo ci ammoniva Samuel Johnson, sicuro che Londra racchiudesse ogni cosa di cui l’essere umano potesse aver bisogno e molte altre arrivate troppo presto per lui. A distanza di circa duecento anni la sua affermazione è ancora attuale e vivida. Londra è un continuo tumulto, nel bene e nel male, non si ferma Londra. Si estende in lunghezza, altezza e brusio, alla ricerca di qualcosa di più, di qualcosa di diverso. Londra è una città adatta agli impazienti, a chi fa del cambiamento e della ricerca continua la propria ossessione, anche a scapito della propria anima, che brucia troppo rapidamente per fermarsi a capire cosa stia accadendo. Non c’è tempo, c’è troppo da fare e immaginare. Persino nella immensa portaerei, beg your pardon, biblioteca britannica, che della portaerei ha l’aspetto e l’imponenza e si estende per un intero block (isolato) a ridosso della neogotica e “potteriana” stazione di St. Pancras, al limite del quartiere di Bloomsbury. Entrarci è come muoversi in un’agorà di travertino e mattoni, dove la luce regna sovrana anche con la pioggia, permettendo al pensiero di vagare fra i suoi 14 milioni di libri. Se vi capitasse di passare per Londra e di svegliarvi presto (quasi un ossimoro), arrivate poco prima che i cancelli della British Library si aprano. Scoprirete che con voi ci saranno molte persone, tutte in fila (the queue in UK, non provate a dire line mi raccomando), con i loro zainetti, con tanto di termos ricolmi di caffè o tè al seguito, pronti a ripassare, consultare, leggere e perché no, persino imparare, magari cosa facevano i Georgians per godersi la vita.
Proprio in questo periodo e fino all’11 marzo 2014, la British Library presenta con il titolo di Georgians Revealed una delle più ampie rassegne dedicate al periodo georgiano (libri, riviste, disegni, pubblicità e oggetti di design dal 1714 al 1830, ossia il secolo che ha visto i vari “George” alternarsi sul trono del Regno Unito). Questa fetta cospicua di storia britannica ha decretato la nascita della cosiddetta middle class, ma soprattutto ha fatto entrare sempre di più nella vita degli inglesi il concetto di sociability: la capacità di interagire con piacere con altre persone. Dove era opportuno naturalmente. E quindi teatri, musei, concerti, balli, passeggiate sociali e eventi alla moda di qualsiasi genere. E allora fra i fashion places c’erano, pensate un po’, anche biblioteche e librerie. A rendere necessario il fruscio di un abito di mussola sul parquet allora nuovo di Hatchards (libreria londinese fondata nel 1797) bastava anche una nuova e semi-sconusciuta rivista letteraria. In questo crogiolo di occasioni mondane si muovono anche i personaggi dei romanzi di Jane Austen, scrittrice georgiana e preromantica nata alla fine del Settecento (1775) e divenuta icona dell’ironia femminile nel primo quarto dell’Ottocento. Pur ambientando molte delle sue storie nella campagna inglese, disegnerà spesso negli occhi e nei cuori delle sue eroine il desiderio per i più pirotecnici eventi mondani londinesi. Per gli Austen-dipedenti segnalo che, proprio alla British Library, è in mostra permanente lo scrittoio di Jane Austen e molti dei suoi manoscritti. Siete ancora lì?


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