domenica 11 maggio 2014

La colazione di Proust al Salone Internazionale del libro di Torino




Ci sono dei libri che vanno tenuti sul comodino. E non per far vedere agli amici che leggete Proust. In pochi leggono Proust e nessuno, di certo, insiste a leggerlo in maniera continuativa per anni come dimostra anche la spessa polvere che si è depositata sopra la copertina della vostra copia de La ricerca del tempo perduto. Cessate di fingere e smettete anche di ingozzarvi di madeleine, Marcel ne usava solo una e ne bastava un boccone intinto nel tè per scatenare i suoi ricordi. Spolveratelo quindi e riponetelo nella libreria, ricordando l’insegnamento di Roberto Roversi: i libri non sono corpi morti, ma universi viventi. Vanno trattati con la dovuta attenzione non solo mentre li si legge, ma anche mentre ci si prepara a farlo, predisponendo la mente al pensiero e alla conoscenza della divinità del momento, ossia quella che teniamo sul comodino perché venga letta e non usata come poggia bicchiere d’acqua. Prima di scegliere il vostro prossimo Dio, pensateci bene e, per allinearci al vostro Proust, ricercate. Non fermandovi soltanto alla pila dei best seller, ma osando andare oltre. Perlustrate le librerie e visitate le fiere del libro. 






Proprio in questi giorni a Torino si sta tenendo il più importante evento editoriale del mercato italiano: Il Salone Internazionale del Libro. Giunto alla XXVII edizione, il Salone del 2014 è dedicato al bene. Bene morale, culturale, inteso soprattutto come necessità di ridisegnare le regole del gioco del vivere sociale. Regole che negli ultimi anni hanno subito non poche inversioni di paradigma, portando prevaricazione, mancanza di responsabilità e immediatezza  (dei risultati desiderati e delle conoscenze che si vogliono acquisire) a modulare le nostre giornate. L’obiettivo del salone è di riuscire a tradurre le idee dei tanti scrittori, filosofi e critici che interverranno in una prima road map (per usare un termine molto in auge nella politica odierna) concreta che permetta ai lettori che non si accontentano delle proprie idee ma sono desiderosi di confrontarsi con quelle altrui, di porsi domande, di diventare elementi attivi in questa nuova ricerca di consapevolezza che il bene dovrebbe imporci. Madrina di questa edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino è Susanna Tamaro, con cui poco tempo fa abbiamo avuto modo di parlare piacevolmente proprio della necessità del lettore di porsi domande.  Domande che sono la chiave di volta di ogni libro che si rispetti e del romanzo in particolare. Domande che, Proust insegna, vanno cercate anche quando si sta facendo colazione, magari a uno dei punti ristoro del Lingotto.


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