domenica 2 agosto 2015

Dalla pubblicazione di un romanzo al Premio Strega: il viaggio di Nicola Lagioia

Raggiungo Nicola Lagioia per ripercorrere insieme il viaggio che l’ha condotto dalla pubblicazione del suo ultimo romanzo La Ferocia (Einaudi – 2014) a vincere il Premio Strega 2015. Nicola è sempre disponibile a una chiacchierata, anche se è preso dal suo ruolo di selezionatore per il prossimo Festival del Cinema di Venezia, dal suo lavoro come editor presso la casa editrice minimumfax, dalla preparazione di Pagina 3 (rassegna stampa culturale di Radio 3). Attenzione però, tutto questo Nicola Lagioia lo faceva già molti anni prima di vincere il Premio Strega. 
E allora cosa è cambiato nella sua vita dopo la vittoria? Quanti follower in più ha totalizzato la sua pagina twitter? Quante interviste, chiamate, inviti lo hanno tempestato? Per scoprirlo vorrei partire dall’inizio, dall’uscita del suo ultimo romanzo.
Quando ci siamo incontrati a dicembre del 2014, poco dopo l’uscita de La Ferocia, ti preparavi a partire per un tour promozionale nelle librerie italiane. Ci racconti quanto è durato e cosa ha portato a te e al libro?
Il tour è ancora in corso, dopo lo Strega tutto si riattiva. È stato un modo per scoprire l’Italia attraverso le sue librerie indipendenti e i lettori che le frequentano e le amano. Non so quanto sia servito al libro in termini di vendite, ma di certo ha aiutato. Oggi i libri hanno un turnover rapidissimo e questo vuol dire che a poche settimane dall’uscita di un romanzo, potrebbe già essere difficile trovarlo in libreria. Allora girare per l’Italia per me ha voluto dire provare a tenere in vita il libro il più a lungo possibile. E questo è successo, il libro già prima dello Strega ha avuto molte ristampe, quindi posso dirmi molto soddisfatto di questa esperienza, che rifarei.  
Qualche mese dopo, siamo ad aprile, sono stati scelti i primi dodici finalisti del premio Strega. Speravi di essere ricompreso in questa dozzina? Chi ti ha informato? Qual è stata la tua reazione?
Il giorno in cui è stata comunicata la dozzina è stato un giorno magico per me, ma non per il premio. Proprio quel giorno ho intervistato uno dei miei scrittori preferiti: Aldo Busi. Per me intervistare Busi era una cosa più importante perfino di sapere in tempo reale se il mio romanzo era entrato in dozzina per lo Strega. Poi appena sono salito sul treno a Venezia (Aldo Busi abita a Montichiari) mi sono reso conto che, mentre io chiacchieravo amabilmente con Busi, avevano deciso se il mio romanzo era in lizza per il premio.  Non mi ha chiamato nessuno, l’ho scoperto su twitter. 
Cosa succede dopo? Cosa fa un autore entrato in lizza per il premio letterario più prestigioso d’Italia?
A fine maggio sono partito per Venezia per visionare i film da selezionare per la prossima mostra del cinema e questo mi ha permesso di tenermi un po’ distante dall’effetto dozzina. Mi ha aiutato anche non essere il favorito, almeno fino alla definizione della cinquina a giugno. Avevo i film da vedere dieci ore al giorno e era difficile che vincessi, perciò perché preoccuparsi.  
Siamo a Giugno: seconda fase della selezione del Premio Strega. Si passa da dodici nomi a cinque e tu risulti, a sorpresa, il primo per preferenze ottenute e il più votato fra i lettori forti delle librerie indipendenti. Cos’è cambiato per te e per il libro? 
Essere stato il più votato dai lettori forti mi ha riempito di orgoglio. Da lì però è iniziata per me tutta un’altra partita. Ero diventato il favorito. Il giorno dopo sono tornato a Venezia a guardare film, ma non avevo più la stessa serenità. Pensare di essere uno degli scrittori che può davvero vincere lo Strega cambia la prospettiva. L’impatto del Premio Strega è dirompente e non solo sulle vendite, cominci a vendere migliaia di copie a settimana e l’aspettativa nei tuoi confronti si gonfia e tu la senti tutta.    
Poi arriviamo al 2 luglio, il giorno della premiazione. Come ti sentivi quando sei entrato nel Ninfeo di Villa Giulia? 
La sera del 2 luglio ero lì contornato da vecchi amici e da mia moglie, persone che volevano condividere quel momento con me in ogni caso. Per me è stata una festa e lo sarebbe stata anche se non avessi vinto. Dal giorno dopo il telefono è impazzito, mi arrivano cinquanta telefonate al giorno, centinaia di messaggi ed è diventato impossibile stare dietro a tutto. A un certo punto anche lo smart-phone ha collassato, tutti volevano parlare con me, intervistarmi e nel frattempo il mio lavoro a Venezia continuava e il mio lavoro a minimum fax continuava e far rientrare tutto in 24 ore è stato arduo, splendido, ma davvero stancante. Devo dire però che continuare a fare quello che facevo prima mi ha aiutato a rimanere con i piedi per terra, è la mia utile zavorra. 

Avevi preparato un discorso? Hai bevuto lo Strega?
Nessun discorso preparato per scaramanzia. Durante la corsa verso il Premio ci sono molti momenti in cui l’autore parla del suo libro e durante questi incontri passavano con questi bicchieri di liquore. Io non l’ho mai bevuto, sempre per scaramanzia. Mi sono ripromesso di non bere lo Strega fino al 2 luglio, come se quei sorsi intermedi potessero in qualche modo precludere il sorso finale. 
Beh, ha funzionato. 
Sembra di sì, il 2 luglio poi lo Strega l’ho bevuto, direttamente dalla bottiglia. L’ho fatto bere anche a mia moglie che ho chiamato sul palco, sconvolgendo il protocollo dello Strega. 
Che rapporto c’è fra i finalisti dello Strega?
Mauro [Covacich ndr] lo conosco e lo stimo da anni, è stata una piacevolissima sorpresa conoscere Fabio Genovesi e Santagata.  Con gli editori di e/o ci conosciamo da tanto tempo, perché la loro casa editrice è fra le più importanti fra l’editoria indipendente. Al di là delle polemiche che hanno alimentato i giornali, io sono arrivato lì con un sentimento di grande rispetto per gli altri scrittori che condividevano con me la finale. Mauro mi ha chiamato il giorno dopo la vittoria e mi ha fatto gli auguri, così anche Santagata. Ci sono le polemiche ed è naturale che ci siano, ma gli scrittori italiani si leggono fra loro e anche gli editori, quando una realtà pubblica un bel lavoro, lo sanno riconoscere. 
La cinquina del premio Strega quest’anno ha visto 4 autori in carne ed ossa e una fantasma. Parliamo di Elena Ferrante, sulla cui identità si è aperto da tempo un dibattito accesso, che esula dalla qualità dei suoi scritti. Hai avuto paura che il caso Ferrante avesse la meglio su La Ferocia?
Io avevo cominciato a scrivermi con Elena Ferrante prima dello Strega perché avevo iniziato a lavorare ad un’intervista per Internazionale, poi è arrivata la candidatura allo Strega e abbiamo deciso di fermarci, per evitare le polemiche che sarebbero sorte su un finalista che ne intervista un altro. A me i libri della Ferrante sono piaciuti e quindi sono stato contento di gareggiare con lei e con gli altri finalisti, tutti autori di libri di qualità. Anche perché dà molta più soddisfazione vincere che ha fra i suoi finalisti autori importanti.  
Fra i finalisti c’era anche un libro di racconti. Cosa insolita per il premio. Mi riferisco a Mauro Covacich con La sposa. Poteva essere una buona occasione per rilanciare un genere un po’ trascurato dagli editori?

Mi sarebbe piaciuto che vincesse Covacich, magari non nell’edizione in cui c’ero io. Scherzi a parte, non posso che parlare bene dei racconti, perché lavoro in una casa editrice che ha sempre creduto in questa forma narrativa, da Foster Wallace a Carver, da Valeria Parrella a Paolo Cognetti, puntiamo su questo strumento di narrazione che ha una grande tradizione in Italia, da Buzzati a Landolfi a Moravia.
Quanto conta la casa editrice e quanto ti è stato vicina Einaudi? 
È importante. Einaudi è una delle case editrici più blasonate d’Italia. Oggi un libro Einaudi è ancora una garanzia di qualità ed è una delle case editrici grosse che pubblica ancora molti autori italiani. Per tutti questi motivi essere uscito con questa casa editrice ha avuto la sua importanza per il mio libro.  
Stai già pensando al prossimo libro?
Ci sto pensando ma non lo sto ancora scrivendo. Non ho il tempo. 
Ci puoi anticipare qualcosa. C’è un tema a cui pensi?
Per me i libri in fieri sono come la pellicola delle vecchie macchine fotografiche: non si può mostrare troppo in luce altrimenti si impressiona. 
Ora andrai in vacanza per un po’?
Sì, un paio di settimane, con un po’ di libri da leggere.
Qualche suggerimento per i nostri lettori?
Un libro che mi ha fatto tanta compagnia quest’anno è quello di Serena Vitale su Majakovskij. Lo consiglio. 

Auguro allora buone vacanze a Nicola Lagioia e buon viaggio al suo romanzo che continuerà a macinare lettori, glielo auguriamo, ben dopo il Premio Strega.
Link alla news su Sul Romanzo.

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