domenica 27 settembre 2015

Mozziconi geniali, scrittura e portacenere: il punto di vista di Florence Delay


Mi rivolgo qui ai fumatori, a quelli duri e puri, ai ‘nicotinomani’ integerrimi che trasformano in decorazioni dal gusto dubbio i moniti salutistici impressi sui pacchetti di sigarette per dissuadere chi non può essere dissuaso. Ebbene ho il libro che fa per voi


A scriverlo è Florence Delay (stimata scrittrice e attrice, fra i pochissimi membri femminili della blasonata Académie française) di cui Nottetempo (la casa editrice romana fondata nel 2002 da Ginevra Bompiani e Roberta Einaudi) ha da poco pubblicato in Italia I miei portacenere raccolta di ricordi, idee e pensieri della scrittrice francese, dissennata e affascinante fumatrice, che considera la sigaretta la giusta metafora della risurrezione perché «finita una se ne può cominciare subito un’altra» e i portacenere raccoglitori di pensieri erranti, soprattutto quelli in argento perché nascondono con più accortezza l’entità dei mozziconi. 

E se «ogni mozzicone è l’epilogo di un pensiero geniale», con questo libro Florence Delay, strizzando l’occhio, pardon la penna, a Ramón Gómez de la Serna (prolifico scrittore e aforista della prima metà del Novecento, inventore delle greguerías, frasi brevi che nascono dall’incontro fra umorismo e metafora) e a Gertrude Stein, offre al lettore un punto di vista sulle vicende umane assai originale, quello di un oggetto bistrattato e ripudiato: il portacenere. 


Thomas Mann
Dagli «aromatici veleni» dei sigari di Hans Castorp ne La montagna incantata di Thomas Mann, all’astuccio d’oro usato per contenere le sigarette russe di Andrea Sperelli ne Il Piacere di Gabriele D’annunzio, fino  al «poblema del fumo» di Zeno Cosini ne La coscienza di Zeno di Italo Svevo e alla Clizia di montaliana memoria, il fumo ha affascinato, fustigato e posseduto generazioni di scrittori e di loro personaggi, rafforzando nell’idea romantica dell’artista il legame indissolubile fra l’amore per la lingua e quello per il tabacco. 

D’altronde è a Jean Nicot, viaggiatore, ambasciatore e scrittore francese del XVI secolo che si deve il nome (nicotina) e l’arrivo del tabacco alla corte del re di Francia. Utilizzato dalla regina Caterina de’ Medici, per curare le sue emicranie e diffusosi come una densa nuvola di fumo in tutta Europa, diventando status e mezzo di socialità della classe agiata, il tabacco pervaderà la letteratura per tre secoli, agganciandosi subito alle nuove forme espressive della fotografia e del cinema (chi non ricorda le lente e tenebrose boccate di Bette Davis?). Eppure nessuno, prima di Florence Delay, aveva provato a raccontare questo vizio cui l’essere umano sembra essere così affezionato (incurante delle conseguenze per la propria salute) partendo dalla fine: dai mozziconi.  

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