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Intervista a Howard Jacobson. Shylock, la magnanimità di Shakespeare e lo scrittore rumoroso

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Incontrare Howard Jacobson è come incontrare un pezzo di letteratura inglese , quella che l’autore (si capisce immergendosi nei suoi romanzi) ha letto e riletto fin dagli anni Sessanta quando il giovane Howard frequentava il Downing College all’Università di Cambridge. Mentre mi avvicino al suo ciuffo bianco e al suo volto allungato, quasi fosse stato Jacovitti a disegnarlo, mi viene in mente la prima volta che l’ho incontrato. Festivaletteratura 2011, Mantova.   Mi piacerebbe cominciare questa chiacchierata con Howard Jacobson, in Italia per presentare il suo Il mio nome è Shylock (edito da Rizzoli nella traduzione di L. Pignatti), proprio da questo ricordo. Era un sabato pomeriggio dei primi di settembre, il Festival era alla sua quindicesima edizione e faceva caldo, quel delizioso caldo umido che solo Mantova e il Bormio sanno offrire, quello che ti fa sentire come Willy il coyote quando gli sta per finire in testa l’ennesima incudine e stremato non si sposta di un mill...

Tra le infinite cose di Julia Pierpont

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Il cafè dove incontro Julia Pierpont è un piccolo bar con il bancone di marmo e i tavolini di vimini sul marciapiede, appiccicati gli uni agli altri, come ombrelloni in una spiaggia ferragostana. La temperatura d’altronde è quella: 34 C° con il 90% di umidità mentre si sta trascinando il penultimo giorno del Festivaletteratura di Mantova . Qualcuno lassù sembra schiacciare un palloncino di acqua bollente contro le teste delle persone in attesa che scoppi, ponendo fine alle loro sofferenze. Sono anch’io in mezzo a loro, in piedi davanti all’ingresso del café, tentando inutilmente di sventolarmi con la piantina dei luoghi del Festival, senza rendermi conto che la scrittrice che sono venuto a intervistare è seduta proprio al tavolino cui mi sto appoggiando per non scivolare a terra. Sapevo di dover incontrare una giovanissima, eppur già famosissima, scrittrice (Julia Pierpont ha 28 anni), avevo già visto il suo viso fresco e sperso in fotografia, eppure a trovarsela dav...

Un giorno come questo di Peter Stamm

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Ho ‘conosciuto’ Peter Stamm qualche anno fa, quando mi sono imbattuto nel suo romanzo più letto e citato ( Agnes – Neri Pozza 2006) di cui ricordo ancora l’incipit: « Agnes è morta. L’ha uccisa un racconto ». Stamm rivela immediatamente al lettore come andrà a finire la storia, ma lo fa riuscendo a generare, in meno di un rigo, interrogativi da cui il lettore non potrà staccarsi per tutto il flusso della narrazione. Chi è Agnes? Perché è importante per l’io narrante? E soprattutto, com’è possibile essere uccisi per mano di un racconto? Chi ha scritto il racconto? Lo ha fatto per uccidere Agnes? Il lettore è finito nelle ‘grinfie’ di uno dei più interessanti scrittori contemporanei di lingua tedesca e non potrà abbandonare la lettura fino all’anticipato finale. Anche in Un giorno come questo (Neri Pozza 2009), narrato in prima persona da Andreas, professore di tedesco in una Parigi asettica e sospesa, come in un quadro di Camille Pissarro, l’incipit è rivelatore: « Andre...

Gli snob del calcio e il popolo del libro: come invertire un punto di vista secondo Ian McEwan

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Siamo arrivati al 17°. Non so se Ian McEwan, scrittore inglese classe’48, sia o meno superstizioso e forse poco importa, visto che per gli anglosassoni è il 13 il numero sfortunato. Fatto sta, che il diciassettesimo romanzo ( Nutshell ) di uno dei più prolifici e amati romanzieri britannici (suoi romanzi come Il giardino di cemento, Cani neri, Espiazione e il mio preferito per ritmo e analisi introspettiva dei personaggi: Sabato ) è pronto a creare parecchio scompiglio fra i suoi lettori e non solo. Il narratore che ha fatto della ricerca sul campo e della documentazione pre-scrittura una meticolosa ossessione (per costruire il personaggio di Henry Perowne, il medico protagonista di Sabato , è diventato l’ombra di un neurochirurgo londinese per due anni), sta per sorprendere tutti con un romanzo scritto dal punto di vista di un feto . Sì, avete capito bene. A memoria, nessuno aveva osato tanto, perché un feto, sebbene capace in fase di sviluppo avanzato di percepire la vi...

"Design should make the known become unknown", il punto di vista di Kenya Hara

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Per l’ultimo post prima della pausa estiva non potevo che proporvi un viaggio, questa volta nel tempo. Immaginate di salire una grande scala di marmo bianco, tutto intorno luce e ali di carta che costeggiano un corridoio sospeso che vi incita a scoprire il contributo femminile al design italiano, state per percorrerlo, per capire se vi porterà in un luogo disegnato dalla mente di Lewis Carroll , poi una foto appare a sovrastarvi: due uomini vi guardano. Il loro corpo è una macchia nera indistinta da cui spuntano solo le mani e la testa, come se sotto i loro maglioni a collo alto, i loro pantaloni, persino le loro scarpe (di cui non si riesce a distinguere il contorno, divorato dal pavimento nero su cui sono appoggiate), ci fosse solo vapore.   Vapore che si muove alla ricerca di una via d’uscita , vapore che potrebbe trovarla attraverso i loro occhi e entrare nei vostri. Sopra le loro teste un titolo spicca in bianco: Neo-Prehistory – 100 verbs , sott...

Valentino Zeichen e la morte della sensibilità?

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Sensibilità, da qui partiva Valentino Zeichen, « poeta occasionale », per raccontare se stesso in un’intervista a Repubblica del 2014 e da qui vorrei partire per ricordare, a distanza di qualche settimana dalla sua scomparsa, lo scrittore e l’uomo che ha fatto della difesa di questo modo di percepire la realtà, lontano dal cappotto di disponibilità, educazione e solidarietà con cui sarebbe bene coprire le nostre vergogne emotive, la sua personale battaglia. Siamo già molto lontani dal clamore e dalle dichiarazioni che si sono accese per la sua malattia prima e per la sua morte poi, clamore che si è consumato come una miccia di una bomba silenziosa che esplode assorbendo le parole che andavano spese per il poeta scomparso e che pure molti avevano smarrito con facilità quando l’uomo era ancora vivo.  Quanto materiale per il poeta che aveva fatto dell’ascolto una forma d’arte, facendo sua una delle regole più importanti di uno scrittore: ascoltare, ascoltare sempre, poiché i...

Ritrovarsi fra i personaggi di John Maxwell Coetzee

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Una pioggia cattiva.  È  questo il primo ricordo di quella giornata. Bagnato fin dentro l ’ anima entro nel foyer di un teatro milanese. In mano stringo un libro, forte. È  un libro piccolo, poco pi ù  di cento pagine, la storia di un ragazzo che cerca di racchiudere in s é  almeno due vite e seguirle in parallelo. Tutto sembra andare bene, finch é   accade qualcosa e lo specchio che il giovane nasconde sotto il bavero del buon senso altrui, esce allo scoperto e gli fa vedere a cosa sta rinunciando. Il titolo del libro  è  Giovent ù , l ’ autore   è  John Maxwell Coetzee . Non  è  il pi ù  famoso fra i suoi libri, il pi ù  premiato o il pi ù  apprezzato dalla critica. Se chiedessimo ai lettori di Coetzee di ricordare un suo titolo sentiremmo citare  Vergogna, Elizabeth Costello, Aspettando i barbari.  Tutti romanzi importanti, solidi, espressione dell ’ acume narrativo di Coetz...