mercoledì 2 dicembre 2009

Non è l'inizio di una barzelletta

Cosa ci fanno sei scrittori che più diversi non si può in un mercatino vintage di giovedì pomeriggio?

a) Sono lì per caso, alla ricerca di una bussola in finta madreperla che li possa guidare verso una parola nuova?

b) Si sottopongono ad una violenza gratuita, nel vedere quanti soldi è disposta a spendere una persona per un paio di occhiali di plastica viola dalla foggia improbabile, invece di comprare un loro libro?

c) Hanno deciso di impossessarsi dell’”anima” di un espositore, per forgiare un caleidoscopico personaggio per uno dei loro racconti?

d) Sono lì per incontrare un pittore che espone le sue opere e che forse gli potrebbe concedere un piccolo spazio per declamare ad una folla di maniaci dello shopping versi di insopprimibile tristezza?

Se avete scelto la riposta a) siete persone con un certo equilibrio mentale, nonché con un notevole senso di autoironia. Di fatto quindi non siete degli scrittori.

Se invece vi siete avventurati a preferire la risposta b) siete dei sostanziali sadomasochisti, il che vi fa già guadagnare qualche punto nella lunga marcia verso il set di nevrosi in continua lotta fra di loro, proprie di ogni scrittore che si rispetti, ma non abbastanza da scegliere la risposta giusta.

Se avete tentato di stupirmi, scegliendo la c), cercando di sfoggiare un’attenta analisi del personaggio che parte dalla realtà per trasformare il vero in verosimile, siete degli esibizionisti, desiderosi di continua approvazione. Ottima cosa, intendiamoci, ogni scrittore, seppur pronto a negarlo fino alla morte, è un po’ esibizionista, altrimenti terrebbe tutto quello che scrive per sé. Non sareste però ancora arrivati alla verità.

Se avete infine scelto la d), eravate uno degli scrittori che ha movimentato con me quel fatidico giovedì pomeriggio. Uno dei folli che, senza alcun esitazione, almeno non abbastanza forte da fermarlo, è salito su una scalinata nel bel mezzo del mercato e aggrappandosi ad un traballante microfono ha iniziato a declamare la sua più incresciosa analisi introspettiva ad una folla, decisamente ridotta vista la crisi , di compratori annoiati.

Risultato: non siamo andati oltre la seconda lettura. Diciamo che a causa di un approccio limitante delle più sacre libertà d’espressione dell’essere umano siamo stati invitati a lasciare il mercato in questione, rei di aver proposto un testo troppo aderente al linguaggio corrente.

Depressione? Rammarico? Senso di impotenza per l’ennesima difficoltà sulla via della promozione dei nostri lavori? Nulla di tutto questo.

Dopo aver trascorso una buona mezz’ora a riepilogare l’accaduto fra di noi, in modo da dare a tutti la possibilità di aggiungere un particolare interessante, inventato o non, iniziando già a tessere la trama di una storia, l’euforia, generata dal fallimento, aveva preso possesso del nostro spirito, pronti a combattere insieme contro il mondo che ci obbligava al silenzio.

Vi sembra folle?

Avete scelto allora la risposta a)

2 commenti:

  1. Ecco un bell'esempio di vita da scrittore o quasi... e voi cosa ne pensate?

    RispondiElimina
  2. storie d'ordinaria follia, oppure: rischi dell'autopromozione,
    o ancora: autopromuoversi è possibile, basta crederci
    o ancora: la prossima volta andrà meglio

    RispondiElimina