sabato 16 ottobre 2010

Parole2.0

“Una parola di verità peserà più del mondo intero.

Lo affermò Aleksandr Isaevič Solženicyn nel suo discorso per la consegna del premio Nobel per la letteratura, sostenendo che il peso specifico di un’idea, magari anche propria (e perciò libera), può sovvertire un intero regime. Si riferiva alla sua esperienza nei gulag durante la dittatura sovietica, al sistematico tentativo di scardinare, nel prigioniero, l’istinto alla formulazione del pensiero, facendo prevalere l’idea collettiva sull’idea del singolo, che, diventata inutile, non aveva più necessità di generarsi.
Il tempo dei gulag (acronimo russo per “direzione principale dei campi di lavoro correttivi”) sembra essere passato, per lo meno in Russia, oggi abbiamo altri campi di lavoro correttivi, quelli della mente.
Idee di prevaricazione, violenza, furbizia, chilometri di filo spinato comportamentale che ci bombarda e ci consuma, convincendoci che la silenziosa obbedienza è l’unica via per continuare ad acquistare punti nel sistema di scommesse truccato che è la nostra società.

Il singolo verso allora può diventare la strada per rosicchiare le fondamenta di questa prigione in cui volontariamente ci siamo confinati o solo un “rifugio” in cui negare il pretenzioso reale?
Aspetto le vostre idee.


P.S. Vi segnalo, per confrontarci su questo interrogativo, un concorso letterario, il cui tema ruota intorno a questa domanda.
(link cliccando sul titolo di questo post)

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