martedì 9 novembre 2010

Alla ricerca di "strade bianche" di Enrico Remmert

Vittorio, Francesca e Manu: le voci narranti di un viaggio da Torino a Bari in compagnia della "baronessa", un vecchia Fiat Punto rubata ad una autoscuola; un’automobile con i doppi pedali, per far capire subito che la storia che sbirceremo fra le righe di questa edizione Marsilio del libro di Enrico Remmert “Strade Bianche” avrà più di una guida.


Tre schegge della stessa anima si cercheranno furiose per tutto il viaggio, alternando i loro punti di vista e la loro versione della storia per un itinerario che è diretto a Bari, ma potrebbe essere per Timbuctu. Quasi un giro del mondo, di più mondi, se si sommano le innumerevoli soste nello spirito, le improvvise accelerazioni dei desideri, i guasti delle parole e gli scontri della ragione. A tutto si assiste come se si fosse sballottati in quella Punto, stretti fra Vittorio e Francesca, fidanzati non più tali, sebbene nessuno dei due abbia dichiarato all'altro la sua scelta. A guidare e a guidarci in questo sconclusionato viaggi che costeggerà la pianura padana, si tufferà nell’Adriatico e ci farà saltare dalle Marche alla Puglia, ecco “Manu” nella sua apparente semplicità: l'amica, la confidente, molto più vicina a Vittorio che a Francesca e quindi formalmente amica di quest’ultima. Il nostro Cicerone verrà inseguito da un ragazzotto ben oltre lo stereotipo del possessore di cani grossi, guidatore di auto enormi e possessore di sovradimensionati ego. Probabilmente una scusa per fuggire, lontano da se stessi, per scoprirsi alla fine del viaggio ancora lì, più distanti gli uni dagli altri, sebbene attraverso la condivisione di alcune piccole interruzioni di tempo e di giudizio che, forse, valgono una vita.


Il finale non emoziona, probabilmente non vuole farlo e sebbene in alcuni passaggi il lettore potrebbe attendersi una sorpresa narrativa (che non c'è), rimane un libro interessante.

Vi segnalo la scena in cui Vittorio suona il violoncello nella neve, in mezzo a montagne di sale “alte come palazzi”. La mia mente è fuggita ad alcune immagini del film di Baricco su Beethoven (Lezione 21), chissà se Remmert si è ispirato a quel miracolo di sensi. Ci piacerebbe saperlo…

 

Buona lettura.



4 commenti:

  1. Non vedo l'ora di leggerlo questo libro.
    Mi è piaciuta molto la metafora del viaggio per la descrizione dei salti emozionali di cui sembra essere cosparso il libro.
    Ma in che senso "montagne di sale alte come palazzi"?
    Rita

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  2. Rita, si parla delle saline di Santa Margherita di Savoia, d'inverno. Un incanto descritto benissimo da Remmert.
    Per inciso: secondo me Strade Bianche è un gran libro. Bella e piena di ritmo la storia, intensi i personaggi, i dialoghi davvero riusciti. Ho comprato il precedente di Remmert, la Ballata delle canaglie, ma non ha la stessa intensità, lo stesso occhio sulle profondità dell'anima e sulle relazioni umane. Strade Bianche lo consiglio a chiunque.

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  3. Ciao Rita ed "Anonimo", si trattava proprio delle saline di Santa Margherita di Savoia, cristalizzate da una neve insolita, che le trasfigurava in un manga in bianco e nero, fatto di note che si fanno parole e parole che si bloccano, pause fra una nota e l'altra, parti integranti della melodia della storia.
    Pierfrancesco

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  4. Bellissimo libro,denso di emozioni ed armonioso nelle descrizioni.

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