domenica 16 gennaio 2011

“Io e Te” di Niccolò Ammaniti

Quando diventa grande Lorenzo? Quando perde la tenace distanza dal mondo, da un mondo che non comprende e in cui si sente fatalmente diverso, per indossare quella patina di asettica borghesia in cui hanno trovato ospitalità i suoi genitori? L’arrivo della sorellastra Olivia, così affascinante nella sua battagliera diversità, è davvero il punto di non ritorno per la fanciullezza di Lorenzo? O forse nella sua corsa di azione e soprattutto di pensiero è l’incontro con  la morte a fare la differenza? La morte che tutti, prima o poi dobbiamo fronteggiare, come ci dice lo stesso protagonista all’inizio del testo: “Nasci, vai a scuola, lavori e muori.” È la morte a decidere in questo teso racconto di Ammaniti, che inizia e finisce sfiorandola, spiandola, sentendola muoversi appena sotto la superficie delle parole che si aggrappano, le une alle altre,  appiccicandosi ai vecchi scatoloni che popolano la cantina dove un ragazzo di quattordici anni (Lorenzo) cerca di fuggire al fluire inesorabile da lui stesso identificato in quel “Nasci, vai a scuola, lavori e muori.” e per il quale non si sente niente affatto portato. E così le osserva le morti che si muovono intorno a lui: annunciata quella di Olivia, desiderata quella della nonna, necessaria quella della contessa che ha permesso ai suoi genitori di prendere possesso della loro casa. In ognuna vi è la ricerca di una conferma di se stesso, già fatalmente diverso dai suoi perfetti ed integrati compagni di scuola, eppure già padrone dell’arte del camaleontismo silenzioso, quale unico espediente per arrivare a stendere la propria vita negli argini che quelle morti stanno disegnando, perché d’altronde “le cose, una volta pensate, che bisogno c’è di dirle?

1 commento:

  1. “le cose, una volta pensate, che bisogno c’è di dirle?”
    Mi riallaccio alla fine del mio post sul nuovo testo di Ammaniti (Io e Te) per cercare di stanarvi, partendo proprio da questa frase, lasciata scivolare con apparente casualità da Lorenzo (il protagonista del racconto).
    Voi cosa ne "pensate" e ne "dite"?
    Pierfrancesco

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