domenica 5 giugno 2011

Gli Inquilini di Bernard Malamud

Ed eccoci alle prese con un libro di Bernard Malamud: “Gli inquilini”, storia di due scrittori (perché se proprio bisogna leggere meglio farlo di colleghi per imitarli, criticarli e deprimersi per i loro successi o insuccessi, a seconda che sia l'invidia o l'identificazione a tormentarci).
In un palazzo fatiscente, gli inquilini di Malamud tentano, spesso invano, di lavorare alla loro opera, cercando di confrontarsi, ma rifiutando metodicamente il punto di vista dell'altro. I due autori sono in lotta con il tempo che sta demolendo ogni cosa: il palazzo dove si sono barricati, il loro ideale di romanzo, la loro ragion d'essere come scrittori di storie, che forse non interessano a nessuno se non a loro stessi.
Non che apparentemente abbiano (beati loro?) altro da fare se non scrivere, ciononostante il dubbio, la distrazione, la rilettura, l'invidia, la mancanza di una giusta ispirazione o di una corretta espressione sono sempre in agguato, divorando il loro tempo e con esso la speranza di concludere davvero il loro romanzo. Per questo iniziano ad attaccarsi, a contestarsi, ad umiliarsi e a picchiarsi, distruggendo il lavoro altrui e con esso altro tempo, diventando sempre più ansiosi ed irascibili.
Il lettore sarà in difficoltà con questo libro. Fin da quando lo prenderà fra le mani, con quella copertina bluastra con sopra una foto di una vecchia macchina da scrivere (edizione Minimum Fax - 2008), si sentirà a disagio, senza sapere bene il perché, e sarà quel disagio a fargli leggere la quarta, a fargli sfogliare le prime pagine, a farlo saltare subito al finale per tenere a bada un'irrazionale curiosità, che lo porterà a scoprire una serie interminabile di "pietà" che non vengono, badate, da nessuno dei due protagonisti.
I due personaggi-scrittori sono così abilmente differenziati, portatori l’uno della voglia di riscatto degli afroamericani, l’altro del rigore della forma e della tradizione ebraica, da apparire impossibili nella loro perfezione, voci nella mente di Malamud che combattono una battaglia che sanno di perdere entrambi e ciononostante non rinunceranno a combattere alla ricerca della loro storia migliore. E quando Malamud sembra inciampare in alcuni facili stereotipi del nero e dell'ebreo, il lettore non riesce a capire dove finisca la volontà dello scrittore e dove inizi il tumulto che Malamud porta con sé in forma di personaggi, a volte così potenti da decidere per conto loro.
La lettura di questo romanzo rimarrà nella mente e nelle viscere di chiunque abbia preso una penna o un pc in mano, sentendo che una storia stava arrivando e non la si poteva proprio perdere.


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1 commento:

  1. Di Malamud ho letto un altro romanzo il cui titolo ho cancellato dalla memoria...l'ho detestato.
    Il libro di cui parli pero' sembra molto interessante.
    Scrittori che si picchiano...
    Forse riproverò
    Luca

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