domenica 23 settembre 2012

Opportunità illimitate - Vonnegut vs. Scalfari vs. Armstrong

Cosa hanno in comune Kurt Vonnegut, Neil Armstrong ed Eugenio Scalfari?

Ve lo ricordate Sei gradi di separazione? Il film del 1993 di Fred Shepisi con un Will Smith inedito in versione marchetta-gay, ispirato alla commedia off Broadway di John Guare? No, abbastanza comprensibile, se siete nati a partire dagli anni ’80, ma se siete arrivati su questo pianeta nella decade precedente, il film o almeno la teoria cui si ispira ve la dovreste ricordare, perché per un periodo, proprio a metà degli anni novanta, è diventata un tormentone: giornali, libri, film, personaggi più o meno famosi hanno cominciato a parlarne, in una sorta di fanatismo unificante che poi è evaporato con gli albori del nuovo secolo.

L’idea in questione (elaborata dallo scrittore ungherese Frigyes Karinthy  nel 1929) sostiene che ogni individuo è collegato a qualsiasi altro suo simile sul pianeta da una catena di non più di 5 intermediari, per cui saremmo tutti inevitabilmente connessi a tutti, senza via di scampo, certo, a condizione di identificare i 5 intermediari “giusti”. Ed è qui il problema. Ma non vi preoccupate, non disegnerò iconcine con i volti di decine di personaggi chiedendovi di portarmi da Vonnegut a Scalfari, passando per Armstrong. La risposta, la mia risposta, ve la do subito. Questi tre uomini hanno in comune la volontà di superare i propri limiti e la certezza di potercela fare.

Volontà per Vonnegut (presente anche nella sua ultima raccolta d’inediti (intitolata Guarda l’uccellino - Feltrinelli – 2012) di trovare ardore, fiducia e originalità e soprattutto nuovi pregiudizi da portare alla luce e all’orecchio del lettore, sezionandoli alla sua maniera. Volontà che potrà avere dei momenti di debolezza, di necessario e monetario adeguamento ai multipli di 5 intermediari che ci circondano, ma che poi tornerà, più forte, consapevole di essere l’unica via per l’arte.
Scalfari, che si gode la pubblicazione delle sue opere nella collana i Meridiani di Mondadori (in uscita in questi giorni), ci dice che la volontà di superare i propri limiti è sempre stata insita nel suo profondo narcisismo, nel suo bisogno di preservare e far crescere/accrescere se stesso, ben consapevole che per farlo era necessario il contatto con gli altri. E qui ritorniamo a Vonnegut che, ricordando un suo vecchio professore, ci dice che nessuno degli individui arrivati alla grandezza nelle arti ha agito da solo e che quell’ardore, fiducia e voglia di scovare nuovi pregiudizi si possono generare solo in gruppo, perché “Non è questione di trovare un Messia, ma che un gruppo ne crei uno: ed è un lavoro duro e ci vuole un po’ di tempo.”
Ma una volta creato il Messia, il gruppo gestisce il potere, potere che secondo Scalfari dovrebbe implicare sempre attrazione, responsabilità e sacrificio. Doti che chi ha gestito il potere spesso ha messo da parte, a partire dall’ultima. Eppure di questa comunità intrinsecamente e inevitabilmente legata e negata, non si può non aver fiducia, se non altro in una sua versione ridotta, di “affini” con cui confrontarsi e a cui attaccare i propri dubbi perché li facciano cadere a terra, dimostrando così che le idee che abbiamo preso in considerazione sono comunque fragili, confinate in noi stessi.
Ricordate quello che diceva Will, il single per definizione, nel film dei fratelli Weitz About a boy : “l’uomo non è un’isola, ma un arcipelago.” E arriviamo così a Neil Armstrong, il primo uomo che ha messo piede sulla Luna, che sia accaduto o meno poco importa, perché ha segnato un passaggio importante per la volontà di superare i propri limiti, dicendo che: “La cosa più importante della missione dell’Apollo fu dimostrare che l’umanità non è incatenata per sempre a un solo pianeta, e che le nostre visioni possono superare quel confine, e che le nostre opportunità sono illimitate.”
Sentirselo dire oggi è davvero importante.





1 commento:

  1. Ok, corro a comprare "Guarda l'uccellino" di Wallace e a rivedere "About a boy" e "Sei gradi di separazione", quest'ultimo al tempo non mi fece impazzire, ma la tua idea delle connessione letterarie mi garba, soprattutto in ottica di opportunità illimitate, in un momento in cui tutti ci ripetono che non solo sono "limitate", ma che forse nemmeno esistono.
    Luca

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