domenica 18 ottobre 2015

I 60 di Feltrinelli e gli 800.000 da recuperare

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Giangiacomo Feltrinelli
Feltrinelli festeggia i suoi 60 anni nello stesso periodo in cui Mondadori acquista Rizzoli e l’ISTAT ci racconta che nell'ultimo anno si sono persi 800.000 lettori. Chissà se nel 1955 Giangiacomo Feltrinelli, membro di una ricchissima famiglia di nobili origini e figlio di quel Carlo Feltrinelli presidente dell’Edison e del Credito Italiano, avrebbe immaginato che 60 anni dopo, sarebbe esistita una casa editrice che controllava circa il 40% del mercato nazionale del segmento trade (i cosiddetti libri commerciali non scolastici).

Pronto a sfidare il fascismo come partigiano e il comunismo con la pubblicazione di un libro (Il dottor Živago di Boris Pasternak - edito da Feltrinelli nel 1957) che gli costò la tessera di iscritto al partito, diventando il primo best seller della casa editrice con 150.000 copie vendute in poco meno di tre anni, Giangiacomo Feltrinelli era capace di scelte ardite, pubblicando testi che avrebbero scosso la mente e gli animi dei suoi lettori, spesso con l’obiettivo di denunciare l’iniquità di un sistema sociale, economico e politico: da Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa a Il tamburo di latta di Gunter Grass, da La mia Africa di Karen Blixen a Sotto il vulcano di Malcom Lowry solo per citare quelli editi da Feltrinelli nei primi anni di attività. 

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Inge Feltrinelli ed
Ernest Hemingway
A Giangiacomo sarebbe succeduta nella guida e nelle scelte editoriali la moglie Inge Feltrinelli (al secolo Fraulein Schönthal) ex fotoreporter in viaggio per i cinque continenti, amica di Ernest Hemingway, Italo Calvino, Christian Bourgois, Erich Linder e Roberto Olivetti. Allegra, vulcanica, impetuosa e fiera, gli aggettivi per descrivere l’entusiasmo di Inge per la casa editrice Feltrinelli non sembrano mai essere sufficienti. Casa editrice che si trovò a gestire da sola, dopo che Giangiacomo si diede alla clandestinità nel 1969. Fu lei a far conoscere al grande pubblico autrici come Nadine Gordimer e Doris Lessing, scrittrici che hanno portato alla luce gli squilibri politici, sociali e relazionali degli ultimi cinquant’anni, non smettendo mai di scuotere la mente del lettore. Con queste due autrici Inge Feltrinelli ha saputo creare un rapporto che andava ben oltre quello commerciale fra editore e autore: «Con Nadine Gordimer e Doris Lessing ci sentiamo spesso. Con Nadine ci sentiamo una volta alla settimana. […] l’unico editore che non ha cambiato, siamo noi. […] Con Doris ho festeggiato il suo compleanno, sono andata  a trovarla nella sua villetta di Hampstead, disordinatissima, piena di libri e tappeti africani.», la stessa casa dove Doris Lessing sarebbe stata raggiunta nel 2007 dalla notizia di aver vinto il premio Nobel.

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Inge riusciva spesso a forare le resistenze dell’essere umano che si nascondeva dietro lo scrittore, creava con lui un rapporto profondo, fatto di piccoli gesti di presenza quando erano necessari. Così fu per altri storici autori Feltrinelli, come Isabel Allende che Inge andava a trovare quando la scrittrice viveva in Venezuela o Antonio Tabucchi, che apriva la sua casa di Vecchiano, vicino Pisa, a Inge, coinvolgendola nel flusso dei suoi pensieri. Con Inge gli scrittori riuscivano a parlare, sentivano che l’interesse per loro era dato dalla fiducia nel loro lavoro e dell’impatto che avrebbe avuto sui lettori e non soltanto dalle attese per le vendite dei loro libri.

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L’imprimatur di Giangiacomo e Inge perdura a distanza di sessant’anni in molte scelte Feltrinelli, che è ancora capace di ospitare autori radicali e di denuncia (da Zero Zero Zero romanzo inchiesta di Roberto Saviano sul mondo della cocaina e sul suo traffico del 2013 a Congo di David van Reybrouck, reportage sullo sfruttamento senza sosta del continente africano del 2014, vincitore del Premio Terzani 2015), così come di continuare a investire nelle librerie tradizionali (poco tempo fa la grande inaugurazione della Feltrinelli nella nuova sede nella Galleria Vittorio Emanuele a Milano) in un momento di crisi del settore.

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In 60 anni sono cambiate tanto anche le librerie. Già negli anni ’60 Inge Feltrinelli si sorprendeva delle piccole e tradizionali realtà italiane, se confrontate con quelle tedesche o francesi. Le nostre librerie avevano ancora il bancone che divideva chi poteva toccare i libri (il libraio) da chi dei libri poteva solo sussurrare il titolo e a cui non era consentito sedersi in una comoda poltroncina a leggere tutto il giorno, magari uscendo senza nemmeno aver comprato il libro gustato. Feltrinelli ha contribuito molto a questo cambiamento di rotta. E per qualche decennio è stato l’apripista alle grandi librerie generaliste, dove il lettore poteva vagare fra filari di libri e dorsi di volumi, sfogliando, curiosando, avvicinandosi e abituandosi alla lettura. 

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Per questo per i quarantenni e cinquantenni di oggi la Feltrinelli è spesso sinonimo di un certo tipo di libreria che ha rivoluzionato il modo di avvicinarsi al libro in Italia. Certo, questo sviluppo ha mangiato molte librerie piccole e indipendenti, almeno fino a che non hanno capito che nella differenziazione del servizio e nella specializzazione stava la loro forza e il loro futuro (abbiamo parlato in passato di molti casi eccellenti da preservare). Ma si sarebbero attivate in tal senso senza il ‘nemico’ Feltrinelli? A volte una grossa difficoltà può servire da stimolo per nuove idee. È quello che ci auguriamo accada davanti al colosso Mondadori- Rizzoli: nuove idee. Partendo dai lettori, da quei 800.000 perduti, quei lettori deboli che si erano avvicinati al libro e la crisi ha spazzato via. Per loro, realtà editoriali come Feltrinelli potrebbero fare molto nei prossimi 60 anni. Incrociamo le dita.




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