domenica 25 ottobre 2015

Una sera a Casa Bellonci: Vasta, Parrella e Meacci in azione

Luigi Pirandello
C’è Pirandello a fissarmi dalla copertina di un’edizione di Novelle per un anno di Giunti, a cura di Pietro Gibellini, in cartonato con sovraccoperta e astuccio, consumato ma non rovinato. Il premio Nobel mi osserva con il consueto volto crucciato, impreziosito dalla barba e i baffi, che tanto vanno di moda oggi. Si è scelto un ottimo punto di osservazione, può guardare tutti e nessuno lo nota su un mobiletto rettangolare di legno color ambra, addossato all’unico frammento di parete lasciata libera dalle due porte spalancate che permettono l’accesso al salone di una casa molto particolare. Una casa ricoperta letteralmente di libri, disposti su più file su librerie di altezza, colore e età diversa che cercano in tutti i modi di contenere l’incontenibile collezione libraria di casa Bellocci. 

Ebbene sì, siamo entrati proprio in quella casa Bellonci dove ha sede la Fondazione omonima, proprio nella stanza che appare nella foto centrale del sito, il luogo dove, contornati da una collezione di 25.000 volumi letti, raccolti e preservati da Maria e Goffredo Bellonci, ogni anno si svolgono le votazioni per definire la cinquina del Premio Strega

In una sera afosa e scanzonata, tipica delle ottobrate romane, fra un pezzo di pizza bianca ripieno e un bicchiere di vino rosso, un gruppetto di lettori affamati si prepara a partecipare a uno degli incontri di Citofonare Interno 7, reading mob nato proprio a Roma da un’idea di Rossano Astremo, Girolamo Grammatico e Cristiano Peluso, con la voglia di portare gli scrittori a leggere (senza il filtro della casa editrice e della promozione) le loro opere davanti ai loro lettori prima che vengano pubblicate. Inediti ad alto tasso di emotività, non solo per il pubblico.

Casa Bellonci

Emozionato è Giorgio Vasta, serio fuori, tumultuoso dentro, con le sue immagini studiate al microscopio, per quanto scorrono perfette dinanzi agli occhi del lettore. Giorgio regge il leggio con forza, come se dovesse liquefarsi, assorbito dalla narrazione. 

Emozionata è Valeria Parrella, che scherza per un attimo con il pubblico, prima di entrare in contatto con la carta su cui è stampato il primo capitolo di un romanzo che un giorno dovrà uscire. Con la sua lettura lenta e aspirata intrappola il lettore, quasi dovesse fissare con una puntina ogni aggettivo nella mente di chi ha davanti. 

Giordano Meacci

Emozionato è Giordano Meacci, parlatore a ‘velocità di curvatura’ e scrittore lentissimo, insegnante trascinante e piroettante, ma soprattutto persona che fa della lettura un continuo atto d’amore. Leggerà per la prima volta un estratto del suo nuovo romanzo cui sta lavorando da anni. E sebbene abbia dichiarato in più occasioni di non essere mai presente nei momenti fondamentali della sua vita, questa volta, siamo testimoni, era lì con polmoni, testa, mani, fogli di carta appallottolati e gioia. 

Gioia che ha trascinato il pubblico in una cavalcata senza briglie e senza strade fra le possibilità infinite della parola. Anche i libri, stretti nelle biblioteche destrutturate di casa Bellonci, giurerei si sono mossi, spingendosi, strattonandosi per non perdere neppure una parola dell’inondazione Meacci fatta di immaginifiche entropie, dolori pigri e cinghiali assassini.  


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