domenica 14 gennaio 2018

Il giovane robot di Sakumoto Yosuke

Il primo post del 2018 di imago2.0 ci porta nel mondo di un giovane robot. Ci riferiamo a quello creato dalla mente di Sakumoto Yosuke, scrittore trentaquattrenne che da più di quindici anni combatte con la schizofrenia e con la profonda sensazione di diversità (nella sua accezione più negativa) che questa malattia ha piantato nella sua anima. Come spesso accade ai ‘diversi’, la lettura prima e la scrittura poi, sono diventati per Sakamoto il luogo della ricerca di un mondo ‘più aperto’ del proprio in cui trovare un posto.


Tutto è iniziato con la pubblicazione sul portale CRUNCH MAGAZINE di estratti della storia di un robot dalle fattezze umane così perfette da sembrare un qualsiasi quindicenne e frequentare la terza media in una scuola giapponese (il sistema scolastico nipponico prevede 6 anni di elementari, 3 di medie e 3 di superiori). Tezaki Rei (questo il nome del robot) inizia così a osservare la valanga di pubescenza con cui si trova a convivere e, da bravo robot, raccoglie ogni tipo di informazione per decifrare le regole di quel sistema sociale. Missione tutt’altro che facile e non solo per un robot. L’amicizia, l’amore, la paura, l’irruenza e la caparbietà che scandiscono le giornate di un adolescente ci vengono descritte da Rei come rompicapi che fanno surriscaldare i suoi circuiti, rischiando di farne fallire la missione: solo decodificando questi comportamenti, il professor Mojima Jiro, esperto di robotica, potrà produrre il robot perfetto che servirà al meglio gli esseri umani (Asimov insegna). Andando avanti nella storia, il lettore scoprirà che proprio la necessità di voler soddisfare ogni aspettativa degli esseri umani che ha di fronte, porterà il giovane robot a deluderli. Rei (che in giapponese significa zero) capirà che annullarsi pur di piacere agli altri (perché fin dall’inizio sembra questa la sua missione) può portare solo all’autodistruzione. Il giovane robot entrerà in crisi e inizierà a porsi le domande su se stesso che aveva sempre evitato, rivelando una natura molto più umana delle persone con cui si confronta. 


Il giovane robot è un romando di formazione che riesce, fin dalle prime pagine, a far tifare il lettore per il suo protagonista, sfatando molti falsi miti sulla competitività del sistema educativo e sociale giapponese, ma è anche un osservatorio privilegiato sulla società che ci circonda e sul desiderio di piacere che l’attanaglia, desiderio che, se non soddisfatto, porta alla flagellazione (di se stessi o degli altri), risucchiando nel silenzio ogni possibilità di vivere il presente. Solo quando entrerà in scena Sago, ragazza innamorata del giovane robot che si interesserà a lui per quello che nasconde e di cui si vergogna, Rei si riapproprierà della sua vita e il lettore scoprirà che, in perfetto stile pirandelliano, niente è come sembra.



Con uno stile essenziale, che abolisce ogni gioco linguistico, Sakumoto riesce a far percepire in ogni pagina la necessità di raccontare questa storia che nasce sì dalla sua esperienza personale di solitudine, ma diventa ben presto universale, trasformandosi in passione, rivalsa, bisogno di condivisione. Sentimenti che tutti abbiamo provato e combattuto, non solo nell’adolescenza. Il lettore è sempre dalla parte di Rei e per questo è disposto a sopportarne anche le ossessioni, a cominciare da una sfrenata passione per il pingpong, unita alla necessità di descriverne con improvvisa e tenace precisione ogni scambio e ogni regola, a scapito del ritmo della narrazione. Il protagonista del romanzo Il giovane robot (pubblicato in Italia da edizioni e/o – traduzione dal giapponese di Costantino Pes), con la sua abilità di funambolo delle emozioni che cerca di evitare ogni contatto con gli esseri umani riuscendo solo a peggiorare la situazione, e la sua caparbietà nell’esplorare mondi paralleli che solo lui può vedere, sembra uscito fuori dalle pagine di un romanzo di Lewis Carroll o di Diana Wynne Jones ed è quindi perfetto per trasformarsi in un personaggio di un film di Hayao Miyazaki. Chissà che non lo diventi. 

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