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Parole, parole, parole...di un Maestro.

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Parole, parole, parole , non come quelle della canzone di Mina e Alberto Lupo, ma più acuminate e didascaliche e perfette, quelle con cui Lancaster Dodd (interpretato da Philip Seymour Hoffman ) inizia a invadere con il suo “procedimento” la testa dello spettatore durante i 137 minuti del film The Master di Paul Thomas Anderson (regista e sceneggiatore di film come Boogie Nights, Magnolia e Il Petroliere ). Parole che non risparmiano certezza, parole che s’infrangono sui dubbi di cui ognuno di noi è ricolmo per fare piazza pulita, per mettere ogni cosa al proprio posto, per privarci del fastidio di chiederci se ciò che è o è stato o sarà lo abbiamo effettivamente vissuto, lo viviamo o lo vivremo. Tutte domande che non si devono porre , che non hanno senso, se si sono lette con attenzione le migliaia di pagine del primo e del secondo libro della “ Causa ” che la mente di Dodd ha partorito. Pagine ricche di certezze e contraddizioni, messe lì come test, per provare la...

Twitter e il guerriero della luce.

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È lunedì mattina, siete pervasi da quell’umore che stride con qualsiasi essere umano che respiri intorno a voi, l’auto non è partita perché sterminata dal ghiaccio e la metropolitana ha deciso di accogliervi con il consueto abbraccio fatto di migliaia di esseri umani in batteria, cui non è permesso muovere braccia o gambe, ma solo di respirare un miscuglio di deodoranti, dopobarba, sudori tiepidi, plastica surriscaldata e alcol che hanno intorno. Siete finalmente giunti a lavoro, convinti, una volta di più, che il tempo impiegato per stirare il vostro abito, tailleur o maglietta e pantalone (per i più fortunati) sia tempo bruciato. È in quel momento che vi ricordate che qualche burlone delle risorse umane vi ha convinto a iscrivervi ad un percorso manageriale, perché mentre parlava voi avete registrato quella parola “manageriale” e avete subito messo in pratica l’equazione manager = capo = promozione = soldi = potere = sottoposti , così gli avete sorriso, abitudine che avevate cerca...

2013: anno del lettore potenziale?

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A Stefano Mauri, presidente del gruppo editoriale GeMS (Gruppo editoriale Mauri Spagnol, così denominato nel 2005 in onore dei due fondatori: Stefano Mauri e Luigi Spagnol , gruppo che oggi raggruppa marchi come Guanda, Corbaccio, Ponte alle Grazie, Longanesi, Garzanti e Salani ) si deve probabilmente la prima discussione del 2013 sul futuro dell’editoria. Su L’espresso del 3 gennaio 2013 si rivolge ai lettori per chiarire il punto di vista dell’editore su mesi, diciamo anche anni, di lunghe e spesso sterili discettazioni sul futuro del libro e sulla presunta guerra fra editori e e-book, fra editori e catena distributiva (fisica o virtuale come IBS o Amazon), fra editori e autori. Tutti l’un contro l’altro armati per difendere le rispettive posizioni, guerra che secondo Stefano Mauri ha portato a identificare l’editore come un lupo cattivo , interessato solo al guadagno a scapito dei contenuti, pronto a lottare contro l’innovazione del libro elettronico pur di mantenere il contr...

Anche i blog meritano una vacanza

Come anticipato alla fine del  post di domenica scorsa, anche imago2.0 si prende una vacanza di fine anno. Vi aspettiamo a partire da domenica 13 gennaio 2013 , sani e salvi dopo i bagordi di fine anno e dopo essere scampati alla fine del mondo o almeno così parrebbe...

Natale Affamato

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Natale, si sa, è un periodo di strenne. Offerte speciali, tasse speciali, scortesie speciali, disseminate come neve fangosa su persone di cattivo umore che dovrebbero, grazie a questo umidiccio dono, sorridere a denti stretti, così stretti da spezzarsi, insieme alle bocche e ai desideri, perché tutto si azzittisca, si spenga in una luminaria di terz'ordine attaccata con lo scotch alla vetrina di un negozio vuoto. In una città come Roma, che non ha mai creduto agli addobbi natalizi, alle luci colorate o ai cori festosi e che è lontana molto più di una TAV da Parigi, molto più di una moneta da Londra e molto più di una speranza sul futuro da New York, il Natale passa velocemente, ignorato. Non c’è neve qui, almeno non in dicembre, non ci sono dolci tipici con cui tentare il palato, come il panettone milanese o gli struffoli napoletani, ma soprattutto non c’è voglia di credere a una storia di speranza e cambiamento come quella che il Natale c’impone. C’è troppa fame , non soltanto...

Una zolletta di ispirazione in una tazza di notte.

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Qualche tempo fa mi sono immerso con sommo piacere in uno stralcio di un’intervista ad Antonio Tabucchi ,  in cui lo scrittore si definisce un solitario contraddittorio . Da un lato troppo amante della solitudine e della concentrazione che in essa si nasconde, dall'altro spaventato dalle sue conseguenze estreme: l’auto-analisi spinta all'eccesso,  le ossessioni, le piccole manie che si mutano in psicosi e che ci fanno temere di rimanere insonni, per l’intera notte, a cercare di controllarle. Lì, con gli occhi spalancati a registrare rumori inesistenti, mentre la nostra casa dorme, la città si accuccia nel ricordo della giornata appena strombazzata via e il vento sembra placare se stesso e ogni sogno che gli è stato lanciato addosso da occhi tristi, un tempo troppo arrabbiati, ora soltanto delusi. Ultimamente resto spesso sveglio di notte. Non che non mi piacerebbe dormire, è che proprio non riesco a trattenere il pensiero. So che molti di voi saranno stati...

Padroni servi e Servi padroni.

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Cosa fa di una persona un “servo” e cosa invece lo consacra “padrone”? Il denaro, il potere, la capacità di guidare o la necessità di essere guidati? E soprattutto, è possibile coprire entrambi i ruoli allo stesso tempo? Avere un padrone che ritrova nella vessazione del suo servo l’unico strumento per dichiararsi ancora vivo, rendendo il servo necessario? Secondo Ronald Harwood (scrittore e sceneggiatore sudafricano, londinese d’adozione, nonché ex servo di scena in una compagnia shakespeariana nei primi anni ’50) non solo è possibile, ma probabilmente è il requisito principale per creare un dialogo che non ammette resistenze nel suo pubblico, che si fa temere, odiare, andando a perlustrare meticolosamente ogni sbavatura dell’animo umano. Chi si è trovato negli scorsi mesi ad assistere all’ultima messa in scena di Servo di scena ( The Dresser – trasposto anche sugli schermi in un film di Peter Yates) di Harwood in tournée con la compagnia del teatro stabile di Brescia, d...