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Salendo sul carro di Olga Tokarczuk

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William Blake diceva che  coloro che reprimono un desiderio, lo fanno perché è abbastanza debole da essere represso . Se avessi avuto dei dubbi sulla veridicità di questo pensiero, leggere  Guida il tuo carro sulle ossa dei morti  del  premio Nobel Olga Tokarczuk  (riedito in Italia dalla Bompiani con la traduzione di Silvano De Fanti) li avrebbe dissipati. L’autrice desiderava scrivere questo romanzo, ne aveva un bisogno intenso e insopprimibile, per questo lo ha messo su carta. Allo stesso modo i lettori desidereranno leggerlo, non tanto per la storia ( avverto gli amanti di thriller a base di omicidi e colpi di scena che non è questo il fulcro attorno a cui ruota la narrazione ), ma per i suoi personaggi e per i temporali di dubbi e idee che da essi Olga Tokarczuk fa fluire attraverso le pagine fino alla mente del lettore.  Il romanzo, aspramente criticato nella patria dell’autrice (Polonia) e definito  anticristiano e sobillatore d...

La paura di cambiare, l'empatia e la sindrome di James Bond

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In questi giorni di mascherine ostentate e propagande mozzate, un silenzio fatto di parole scalze e davanzali di bandiere si è aggrappato ai nostri occhi, come un pipistrello alle rocce sporgenti della sua caverna. A testa giù ci osserva, sgranocchia paure a buon mercato regalate come caramelle a un pubblico affamato di corse, che siano verso qualcosa o per fuggire da qualcuno, poco importa. Vogliamo correre, a perdifiato, scappare dai ‘noi stessi’ con cui ci siamo dovuti confrontare in questi giorni di quarantena dei piedi e dell’anima. Ma non è possibile scappare dalla consapevolezza che siamo poco più di un impasto di carne e sangue a cui un cuoco distratto ha aggiunto una manciata di neuroni come lievito e un pizzico di bontà per divertirsi un po’ a osservarne gli effetti. Una volta usciti dal forno della vita vogliamo respirare, mangiare, crescere, procreare, occupare, possedere, prevalere. E tutto andrebbe come dovrebbe andare, se non fosse per quel pizzico di bontà ch...

Con tutti gli onori. Arriva in Italia l’ultimo capitolo della trilogia di Rachel Cusk

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Trama solida. Personaggi verosimili. Eventi che sorprendono il lettore e mettono in difficoltà i personaggi. Ritmo che tiene incollati alla pagina.  Queste alcune delle regole di un buon romanzo (se davvero credete che esistano) che Rachel Cusk ha violato senza paura con Onori, ultimo capitolo della sua trilogia (dopo Resoconto nel 2018 e Transiti nel 2019 – tutti editi da Einaudi) dedicata a Faye , scrittrice e io narrante che si mette in viaggio dalla Gran Bretagna (in cui vive sola dopo un divorzio come la Cusk) per raggiungere il continente e partecipare a un convegno letterario.  Fin qui la striminzita trama di Onori , che non delude i lettori affezionati della Cusk, offrendo loro un immenso flusso di coscienza di personaggi che appaiono sul palcoscenico della vita di Faye quel tanto che basta a narrare la loro storia per poi sparire nei ricordi della protagonista che protagonista non è. Il suo unico scopo sembra quello di ascoltare i racconti che uomini e don...

Una parola di verità peserà più del mondo intero

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Nella seconda metà del XX secolo abbiamo voluto credere che l'uomo fosse finalmente maturo per imparare dalla sua storia.  L'umanità era diventata 'una' grazie alla tecnologia , all'ONU e alla UE, al libero scambio di merci e di persone, alla possibilità di parlare a proprio piacimento con un altro essere umano che potesse raccontarci senza filtri quello che stava accadendo in tempo reale dall'altra parte del mondo.  I media erano diventati di colpo alla portata di tutti e  il quarto potere era passato da una oligarchia a una democrazia . Non ci sarebbe stato più leader o dittatore capace di far sparire la verità, modellandola a suo piacimento, perché il videoreporter democratico con smart-phone in mano sarebbe stato pronto a riprenderne la bugia.  Le notizie che hanno cominciato a bombardarci sono diventate così più leggere e lontane, come se avere accesso al mondo bastasse a conoscerlo, a controllarlo, riponendolo in un cassetto ...

Alla ricerca di persone normali

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"Geniale, una Salinger moderna, portatrice di una cifra stilistica austeniana, capace di catturare le emozioni dei Millenial, condensandoli in una storia universale".  Così viene descritta Sally Rooney , classe 1991, irlandese, enfant prodige della letteratura anglosassone che, con i sue due romanzi  Parlarne tra amici e Persone normali (entrambi pubblicati in Italia da Einaudi, rispettivamente nel 2018 e nel 2019) , è entrata nella short List del Booker Prize, del  Dylan Thomas e del Rathbones Folio Prize, diventando la più giovane vincitrice del Costa Novel Award.  La critica letteraria e la stampa di settore si sono innamorati di questa ragazza che ha studiato letteratura al Trinity College di Dublino (dove è stato ambientato anche il suo ultimo romanzo) che ha aperto ai lettori il mondo dei Millenial , costantemente in bilico fra la realtà che li avvolge e il loro universo interiore, il cui unico sogno sembra quello di non dover scegli...

La rotta del colibrì di Sandro Veronesi

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“Per andare dove non sai, devi passare per dove non sai”. Di tutte le frasi che ho trascritto sulla prima pagina del nuovo romanzo di Sandro Veronesi ( Il colibrì edito da La nave di Teseo nella collana Oceani ) è quella che meglio rappresenta lo spirito con cui il lettore si dovrebbe avvicinare alla storia di Marco Carrera. Il protagonista de Il colibrì è esattamente il personaggio che ci si aspetterebbe da Veronesi (da Caos calmo a Terre rare ): toscano, benestante, professionista irreprensibile, ingenuo, in cerca (inconsapevolmente e suo malgrado) di qualcosa di non ben definito che gli cambi la vita. Quel qualcosa si materializza in Daniele Carradori, che piomba nello studio oculistico di Marco Carrera per metterlo in guardia dalla moglie Marina di cui Daniele è psicoterapeuta. Gli incipit sono sempre stati uno dei punti di forza di Veronesi, che riesce a catturare l’attenzione del lettore come pochi fra i narratori contemporanei italiani, quello che spesso accade però è...