venerdì 10 luglio 2009

imago 2.0

Un blog si rivolge al suo unico vero lettore: colui che l’ha creato.

Una sorta di maniaco della parola, di solito così focalizzato su se stesso da trovare molto più comoda la comunicazione virtuale rispetto al pericolo di un rapporto fatto di sguardi annoiati, gesti nervosi e sbadigli frustrati.
Così si sceglie di aprire un blog, spesso una sorta di diario aperto, a cui tutti possono attingere. Una valvola di sfogo alla propria insoddisfazione o all’esigenza di esprimere il proprio parere indisturbatamente, senza che nessuno possa opporsi. Un “Hide Park Corner” senza il pericolo insito nel confronto. Un modo per pensare, per illudersi, che da qualche parte ci sia qualcuno che sta condividendo le emozioni dell’autore, senza avere l’esigenza di essere a sua volta ascoltato.

Il sogno di tutti: centinaia di potenziali ascoltatori silenti, pronti ad attivarsi ad un nostro click.

E tu?” mi potreste chiedere voi potenziali lettori di questo blog, “Tu non hai fatto la stessa cosa, aprendo l’ennesimo megafono sul mondo?
Forse.
Oppure la mia idea è un po’diversa.

Con questo blog, vorrei proporre a tutti coloro che si imbatteranno in “imago 2.0” un viaggio. Sapendo che, una volta attraversato i cancelli di questo gate, non potrete tornare indietro, o almeno a me piace pensarla così e, visto che sono io a decidere - per ora – il corso degli eventi, non avete scelta.

Provate a chiudere gli occhi.




Sì, proprio ora.





Senza paura.
Non è difficile, lo fate continuamente in maniera involontaria, questa volta dovete solo sceglierlo.

Non è l’inizio di una meditazione new age e non vi sottoporrò a qualche astruso rituale di rilassamento, state tranquilli, ho sempre diffidato di questi strumenti.
Voglio soltanto provare a stimolare una delle vostre principali caratteristiche in quanto esseri umani, il cui utilizzo ci distingue, almeno formalmente, dalle altre specie viventi. Qualcosa di cui molti di voi sentiranno l’esigenza a fine giornata, quando il collo da cybernauta comincia a sgretolarsi in tante piccole fitte ritmiche e i tendini della mano con cui adoperate il mouse sono mutati in gesso.
No, non sto parlando di sostanze psicotrope, né di bisogni primari, quali il cibo, il sesso, la partita a calciotto o l’acquisto compulsivo di un paio di stivali zebrati abbinati agli occhiali da sole.





Sto parlando della vostra
immaginazione.






Sì, so che pensavate di averla usata tutta quando, a sedici anni, avete deciso di regalare una poesia in versi sciolti (ossia senza rispettare alcuna regola di metrica e ritmo) alla vostra dolce metà del tempo, osannando la peculiarità dei suoi occhi paragonati al sole del mattino. Ma non è così! L’immaginazione è uno strumento che è presente in tutti noi, va soltanto utilizzata e utilizzata e utilizzata, fino a che un giorno scoprirete che partirà in automatico davanti alla più piccola sollecitazione del mondo esterno ed interno (il vostro animo). Questo vale anche per chi è stato lasciato dalla dolce metà in questione, dopo averle/gli consegnato la poesia di cui sopra. Non ho mai detto che l’immaginazione porti sempre a qualcosa di buono, ma parafrasando Voltaire: “ se non porterà nulla di buono, porterà sicuramente qualcosa di nuovo.”
E con questo ho esaurito lo spazio citazioni settimanale, quindi non vi preoccupate.

Allora proviamoci. Chiudete gli occhi, magari assicurandovi prima di essere soli ed iniziamo.


NULLA?

Certo che non vi dirò a cosa pensare, altrimenti sarebbe un’immaginazione forzata. Decidete voi da cosa cominciare.

Vi suggerisco di iniziare con qualcosa di semplice:


Qualcosa del genere.
Vi siete mai chiesti perché a teatro i fondali spogli siano neri e non bianchi? La mia idea è che nel nero ci sia già tutto quello che serve per creare un’immagine, basta solo togliere l’eccesso.
Pensate al fondale nero come alla vostra giornata, sì, proprio la giornata di oggi e iniziate a togliere tutte le parti che non vi sono piaciute, poi eliminate tutte le emozioni minori e quelle che non hanno aggiunto niente al vostro essere. A questo punto scegliete un’immagine, una sola da cui cominciare, può essere anche una sensazione, un piccolo dolore, una malinconia, un‘euforia incontrollata (quest’ultima molto meno comune).
Ecco, quella è l’inizio del vostro prossimo viaggio, anzi del nostro.

Ciò che chiedo ad ognuno degli incauti navigatori che si sono imbattuti in questo testo è di provare a focalizzarsi sull’immagine che è venuta loro in mente e di iniziare a “popolarla” con una storia.

Fra tutti coloro che mi scriveranno con il loro “fondale”, sceglierò l’inizio del nostro viaggio, da proporvi la prossima volta sul blog, come primo capitolo della nostra storia, di fatto vi sto ingaggiando tutti come “generatori di immaginazione”, quindi non mi deludete!

Avvertenze e Prescrizioni per il lettore:
1) Coloro che abitualmente si sono cimentati nella lettura di almeno un libro durante l’ultimo anno solare saranno avvantaggiati;
2) Scoraggiamo l’utilizzo di idee prese dagli attuali format televisivi, sia perché protetti da copyright, sia perché responsabili di aver bruciato gran parte della vostra attitudine all’utilizzo di quello strano oggetto che vi ritrovate sul collo;
3) Non è importante l’abilità nello scrivere quanto l’idea sottostante che proverò a trasformare nel tema della prossima uscita del blog;
4) Se state leggendo anche la quarta nota probabilmente siete degli ossessivi compulsivi con la mania per le scritte piccole e quindi dei potenziali creativi. Andate subito a scrivermi una mail!

4 commenti:

  1. volevo l'onore del primo commento...

    :-)

    se chiudo gli occhi e devo visualizzare qualcosa, chissà perchè, mi viene il mare.
    mi trovo davanti alle onde, sento la sabbia sui piedi (accidenti! le scarpe!)
    non so se è voglia di vacanze, ma immagino un tardo pomeriggio al mare, un pomeriggio d'estate.
    la gente se ne sta andando, sono tutti a casa, sotto la doccia, scelgono i vestiti per uscire, decidono dove mangiare e che cosa faer dopo.

    invece io mi vedo lì, da sola, a guardare le onde, il mare che ancora non è nero e ancora non mi fa paura, combattuta fra il desiderio di andare a casa e quello di mettere i piedi nell'acqua e immergermi insieme al sole che tramonta....

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  2. ed io il secondo commento!

    Seguirò i tuoi consigli. Sarai il nostro Virgilio nell'inferno della nostra fantasia?
    :-)
    A

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  3. sto arrivando a destinazione, ma pesa e non so cosa dirò. guido piano (penso ad un testo di Concato). lei mi aspetta e sono in ritardo ma accelerare non è facile e vorrei...penso...per associazione di idee: "acceleratore di cambiamento" e mi dico che ci sta...che tra un pò sarò sdraiata su quel lettino e non saprò cosa dire e anche lei tacerà...fino a quando annoterà con la mente le contraddizioni anche dettate da un solo battito del cuore che la mia bocca tacerà, ma non il mio petto...e arriveranno le conlusioni logiche al tema affrontato la scorsa volta e forse distorcerà la verità o la svelerà, a me a lei stessa.

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  4. Ciao PierFrancesco. Allora accolgo volentieri il tuo invito....Anche il mio "fondale" è nero. E il nero è il colore, per me, dell'altra parte del sole e della luce. Mi fa venire in mente donne folli e bellissime, avvolte nei loro vestiti neri che non attenuano per nulla la luce eccessiva e abbagliante delle emozioni che vivono.....dentro di loro. Il nero è il velo che copre i loro volti intensi. Il nero è ciò di cui molti hanno paura....ignorando il potere del fascino e del buio....
    Le donne sono piene di luce nera...travolte dalle loro passioni e risucchiate nei buchi profondi della loro psiche...
    Il nero della loro intelligenza di pancia....si connetterà con i misteri della vita. perché dove è troppa luce, e tanta luce da pseudo-raziocinio...nulla sarà illuminato nè svelato. E' solo attraverso il nero-buio..che le emozioni scriveranno percorsi di nuova luce......
    p.s scusa...sembro ermetica o pazza.....???? :-)))
    un abbraccio
    antonella

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