domenica 12 febbraio 2012

Una parola, un verso: ventisettesima - memento

Anche il poeta, se è un vero poeta, deve ripetere di continuo a se stesso «non so». Con ogni sua opera cerca di dare una risposta, ma appena ha finito di scrivere già lo assale il dubbio”.

Questa frase, inno al migliore fra i dubbi, quello per la propria conoscenza, la si deve a Wislawa Szymborska e fu pronunciata il 7 dicembre 1996 alla consegna del premio Nobel per la Letteratura. Dal giorno successivo buona parte del mondo iniziò a chiedersi chi fosse questa poetessa polacca, perché il prestigioso premio fosse andato proprio a lei e quale fosse il reale valore della sua opera. Soprattutto in Italia, l’assegnazione del Nobel ad un’autrice delle cosiddette letterature “minori”, creò parecchie reazioni di fastidio e sconcerto. Fu definita al tempo «poetessa sconosciuta» da parte della nostra stampa, che evidentemente non seguì il consiglio della Szymborska e non vide nel proprio «non so» una nuova (e in questo caso necessaria) opportunità di conoscenza. Alcuni lettori di quella stessa stampa, invece, quel salvifico dubbio se lo sono posto ed oggi, grazie anche al lavoro attento e affettuoso di Pietro Marchesani (storico traduttore della Szymborska), hanno iniziato a perlustrare il regno “della leggerezza e della domanda” in cui questa poetessa è vissuta e ci ha permesso di vivere grazie ai suoi versi. Dieci giorni fa Wislawa Szymborska avrà deciso che il dubbio che aveva sulla vita non le permetteva più di rimanere su questo lato del mondo e così ha iniziato una nuova esplorazione, di cui non potremo avere però il suo resoconto, stretto in versi attenti al fluire del tempo. Ci resta però la sua opera, il suo memento che ci spinge a cercare nella nostra vita una conoscenza sempre nuova, dubbi sempre nuovi da cui ripartire, non dimenticando, mai, di osservare voracemente anche il piccolo, il minuscolo granello di sabbia che si muove frenetico intorno a noi, per noi, per permetterci di provare a scoprire una nuova emozione. Per questo le saremo sempre grati.

Wislawa Szymborska (luglio 1923 – febbraio 2012)

memento v. lat. [imperat. di meminisse «ricordare», quindi: «ricòrdati!»].  
1. parola adoperata sia come verbo, nel sign. proprio, «ricòrdati» sia come s. m., col sign. di «appunto scritto, promemoria» . 2. Usato come verbo “Memento homo quia pulvis es, et in pùlverem revertèris” (“ricòrdati, uomo, che sei polvere, e in polvere ritornerai”): parole che il sacerdote cattolico pronuncia imponendo sul capo dei fedeli la cenere durante la messa della Feria IV delle Ceneri, in ricordo delle parole con cui Dio formulò ad Adamo, dopo il peccato, la sua condanna al lavoro nel dolore e alla morte (Genesi III, 19); da esse fu poi dedotto anche il motto dei frati trappisti, memento mori «ricòrdati che devi morire». La frase, nella forma abbreviata memento homo, è usata talvolta in contesti non religiosi, come esortazione a ricordare la fugacità della vita.

(fonte definizione: vocabolario Treccani)

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