domenica 2 giugno 2013

Inch by inch: è così che il Mercato dell'editoria ha ripreso a muoversi all’ultima edizione del Salone del Libro di Torino.

La XXVI edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino si è conclusa da poco più di dieci giorni e arrivano i consuntivi ufficiali a dimostrare che il core delle vendite librarie si sta spostando non solo dalle librerie fisiche a quelle virtuali, spesso con interessanti blended (connubi che utilizzano entrambe le leve, vedi www.ibs.it dopo il suo acquisto dei punti vendita di MelBooks in Italia), ma anche dagli scaffali degli store a quelli delle fiere, che sempre di più rappresentano per gli editori un importante momento non tanto e soltanto di vetrina, ma proprio di cassa.


Il 29 maggio sono stati pubblicati i dati ufficiali del Lingotto ed ecco spiccare, in un paesaggio catastrofic-apocalittico come quello in cui si muove l’editoria ed il Paese, un +20% sulle vendite negli stand rispetto all’anno precedente. E se in parte questa percentuale è dovuta all’effetto Roberto Saviano, che con il suo Zero Zero Zero ha portato la sua casa editrice (Feltrinelli) a vincere la palma d’oro per l’incremento di vendite durante la fiera, ben + 40% rispetto al 2012, nonché alla presentazione del nuovo libro di Dan Brown Inferno che ha contribuito a garantire a Mondadori un + 15% (ma una parte è da attribuire anche a Oltre la rottamazione di Matteo Renzi), scorrendo i dati si capisce che questo trend è generalizzato e pervasivo, andando a toccare anche le case editrici più piccole (Sellerio +26%, Iperborea +25%, minimum fax +15%, Zandonai +15%).

Risultati ancora più interessanti, se comparati al numero di visitatori (circa 320.000) stabile rispetto all’anno precedente. Ciò vuol dire che a parità d’ingressi ci sono stati molti più acquisti di libri e questo è un dato su cui gli editori possono riflettere: non soltanto i lettori non si sono ancora estinti, ma ci sono possibilità di crescita.


È proprio nei periodi più foschi che nascono gli scrittori e le storie più interessanti, storie che possono aiutare i lettori ad alzare la testa dalle tasse, dal lavoro che si prosciuga, dalle istituzioni che falliscono e non se ne accorgono, dai soldi che mancano. Non perché il libro debba diventare un oppiaceo a basso costo, bensì per stanare e abbattere l’oppiaceo che più di tutti si annida nelle nostre coscienze: l’ignavia. E allora forse chi ha partecipato alla XXVI edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino oltre alle foto e gli autografi di David Grossman, Vinicio Capossela, Roberto Saviano, Umberto Eco, Francesco De Gregori e Luis Sepùlveda, avrà portato con sé anche la possibilità di una diversa visione della propria realtà, racchiusa nelle pagine dei titoli scelti.
Che sia il bestseller di Peppapig o l’Educazione siberiana di Lilin poco importa, quello che conta è che riesca ad aprirci nuove strade e nuove idee che non permetteremo a nessuno di sprecare. Come diceva Al Pacino in Any Given Sunday (film di Oliver Stone del 1999): «Inch by inch» (letteralmente “pollice per pollice”, dove il “pollice” è l’unità di misura utilizzata da inglesi e americani al posto del centimetro. 1 inch = 2,54cm). Centimetro per centimetro, senza mai fermarsi, le nostre idee vanno radicate, stimolate e difese e i libri sono, da sempre, un ottimo alleato.





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