domenica 29 maggio 2016

L’arte e i bambini. I consigli di Margherita Loy


L’incontro con Margherita Loy inizia molti anni prima dell’ultimo Salone del Libro di Torino dove l’ho intervistata, arriva inatteso e in compagnia di una bambina. Aveva cinque anni e l’avevo portata a una mostra fotografica del «National Geographic». Lei era rimasta incantata davanti a una gigantografia di un bruco verde mela con degli occhietti rossi rubino che gli sporgevano dalla testa, ammesso che un bruco abbia una testa. All’uscita dalla mostra ci mettemmo a curiosare nel munifico boookshop del Palazzo delle Esposizioni di Roma nella sezione dedicata ai bimbi per poi ritrovarci a sfogliare lo stesso libro dalla copertina rigida con sopra la riproduzione del dipinto La camera di Vincent ad Arles, autrici Margherita e Rosetta Loy. Un libro che apre più di una finestra sull’universo del pittore olandese, che non ha mai accettato l’ordine precostituito e l’idea che gli altri, mercanti d’arte e colleghi pittori compresi, avevano della realtà.

Margherita Loy

Mi piacerebbe partire proprio da questo libro (La cameretta di van Gogh), che ha avvicinato alla lettura centinaia di bambini, per la nostra chiacchierata con Margherita Loy. Come è nata l’idea di questo libro e perché Van Gogh?
Era da molto tempo che avevo in mente di fare una serie di libri dedicati al mondo dell’arte, per l’esattezza volevo dedicare ogni volume a uno specifico quadro, più che all’opera complessiva di un pittore. Quando ho presentato quest’idea all’editore Galluci, il primo nome che è venuto alla mente di entrambi è stato quello di Vincent van Gogh. Il quadro cui ho pensato è stato proprio La camera di Vincent ad Arles, un dipinto che risale alla fine dell’Ottocento. L’ho scelto perché per un bambino la sua cameretta è uno spazio vitale, il suo primo spazio privato. È lì che comincia a comprendere il significato di intimità, ma è anche il luogo dove creare il proprio mondo immaginifico. Poi leggendo l’epistolario fra Vincent e suo fratello Theo ho scoperto tante cose su questa camera e ne ho fatto anche il luogo per parlare di un altro elemento che si consolida spesso nelle camerette dei bambini: l’amicizia, nel caso di Van Gogh con il pittore Gauguin.


Una delle cose che colpisce di questo e degli altri suoi lavori è la mancanza di “facilitatori” all’interno del libro. Mi riferisco all’abitudine molto diffusa nei libri per l’infanzia di pupazzetti e personaggi buffi che possano guidare il bambino alla scoperta di un’opera d’arte. È stata anche questa particolarità a garantire un ampio successo ai suoi libri?
Sì, animaletti, pupazzetti e personaggi vari che interagiscono con le opere d’arte è una cosa che mi fa rabbrividire. Ogni quadro ha una sua voce e sta all’osservatore, di qualsiasi età egli sia, trovare la giusta chiave di lettura. Perché pensiamo che un bambino abbia bisogno di un interprete e un adulto no? Un bambino è perfettamente in grado di percepire la bellezza di un capolavoro senza bisogno di coniglietti con le orecchie arancioni a indicargli il cammino; anzi, grazie all’utilizzo smodato e libero della propria immaginazione, tende a cogliere aspetti di un’opera d’arte che a un adulto sfuggono completamente. Bisogna rispettare i propri lettori e le opere d’arte di cui si parla, per questo spero sempre che i bambini trovino nei negozi dei musei libri liberi da guide sotto forma di dolci pupazzi.

Nel suo nuovo libro Pop al pomodoro (sempre edito da Gallucci) si parla di Pop Art, perché in questo caso dedicarsi a una corrente artistica piuttosto che a un singolo autore o a un quadro?
Ho voluto far vedere ai miei lettori un’altra faccia dell’arte, che spesso viene percepita come qualcosa di aulico e distante dalla vita di tutti i giorni, mentre la Pop Art ha dimostrato, in modo provocatorio, che si poteva far percepire come arte anche un barattolo di pomodoro in scatola. Per raggiungere quest’obiettivo ho pensato che una singola opera non bastasse, anche perché una delle caratteristiche di questa corrente artistica è l’interdisciplinarità, il passare dalla pittura al disegno, dal fumetto alla scultura, dal cinema alla parola, partendo da immagini e suoni che il resto del mondo aveva definito “normalità”.


Sebbene dedicato a un movimento artistico, Pop al pomodoro si focalizza sulla figura di Andy Wharol, che per la sua voglia di rompere molte regole ritenute dai suoi contemporanei inviolabili, ha dei punti di contatto con Van Gogh.  
Wharol ha insegnato ai suoi contemporanei cosa si intendeva per libertà di espressione e ispirazione. Come Van Gogh, è entrato a gamba tesa in un sistema di regole artistiche, culturali ed estetiche a costo di venire denigrato, ma ha sempre continuato sulla sua strada, unendo tenacia a creatività. Penso siano doti importanti per qualsiasi obiettivo ci si possa porre nella vita.

Come nasce un libro per bambini e in cosa si differenzia da quello per un adulto?
Come sempre la cosa centrale è la storia, ma in un libro per bambini la narrazione ha un peso maggiore, direi fondamentale, rispetto a quello che può avere in un libro per adulti. La storia che si vuole narrare poi deve essere incentrata su situazioni, oggetti e immagini ben precise. Un punto di partenza concreto e riconoscibile dal bambino da cui partire per il suo viaggio immaginifico. 
Anche adesso che sto lavorando a un libro dedicato a un grande pittore olandese del Seicento, è un’immagine precisa che cerco, la chiave di lettura per raccontare l’autore. Trovata quella, il resto viene da sé.

C’è un pittore o un artista che rispecchia il suo ideale di autore per il potere immaginifico delle sue opere su cui non è ancora riuscita a lavorare?
Mi piacerebbe fare un libro su Piero di Cosimo in cui compare Perseo e un drago che sorge dalle acque [Liberazione di Andromeda, 1520, Galleria degli Uffizi, ndc]. Un dipinto ricolmo di temporali emotivi, tutti da studiare. È un quadro così ricco di storie da essere base perfetta per un libro. Ma non è facile, c’è bisogno di tempo per capire su quali dei tanti filoni narrativi concentrarsi. 

Liberazione di Andromeda

Come è nato il rapporto professionale con sua madre, la scrittrice Rosetta Loy, che ritroviamo come autrice della prefazione anche in Pop al pomodoro?
È stata un’idea dell’editore Galluci per La cameretta di van Gogh. Mi chiese: «Pensi che tua madre sarebbe disponibile a fare una prefazione al libro per avvicinarsi anche ai genitori dei tuoi potenziali lettori?» Detto, fatto. Mia madre è stata felice di scrivere la prefazione, anche perché le dava la possibilità di fare qualcosa che è spesso difficile concedersi nella narrativa per adulti: scrivere lasciando libera la propria ispirazione, senza bisogno di filtri, lasciando che sia l’opera di un pittore a dettarti le parole per introdurre la sua opera.

Cosa legge Margherita Loy?

Sono una lettrice bulimica. Compro insaziabilmente e poi altrettanto insaziabilmente leggo. Adesso sto leggendo molta mitologia classica. L’Eneide, ma anche un libro affascinante di Matteo Nucci, Lacrime degli eroi. Ma non mi fermo qui. Amo Domenico Starnone, Annie Arnaux e poi il mio pilastro: João Guimarães Rosa e il suo Grande Sertão: Veredas, perché rappresenta l’idea di umanesimo che cerco nella letteratura. E poi ovviamente la poesia. Amo soprattutto René Char e Wisława Szymborska.


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