domenica 10 settembre 2017

La voce dei numeri: le emozioni secondo Daniel Tammet


Di che colore, odore, sapore, consistenza è un numero? E qual è la sua voce?


Se non ci avete mai pensato è il momento di iniziare, perché c’è qualcuno che già lo fa da ben 38 anni e con enorme piacere. Parliamo di Daniel Tammet (nome d’arte per Daniel Paul Corney), scrittore, traduttore e matematico inglese, autore del saggio biografico Born on a blue day (tradotto in italiano da Rizzoli nel 2008), in cui Tammet racconta una nuova matematica in cui i numeri non solo hanno una forma e un colore, ma anche una consistenza e una loro voce. Con essa sono capaci di generare sensazioni al pari o (dal punto di vista di Tammet) superiori perintensità a quelle prodotta dalle parole. Scettici? Il punto di vista di un nerd con l’ossessione per la matematica che non comprende l’armonia prodotta da una fila di parole scelte con cura? Ampliate il punto di vista e immaginate.


È quello che risponde sempre Tammet a chi gli chiede come può essere sicuro che l’’11’ sia un numero amichevole, il ‘5’ abbia lo stesso suono di un applauso, il ’39’ sia grumoso come la custard (crema inglese per guarnire i dolci) e l’89’ abbia la lievità e la consistenza di una nevicata. Immaginate. Certo, la mente di Tammet è speciale, è geniale e lo è perché autistica. È quindi dotata di un sistema di interconnessioni molto superiore a quello di un altro essere umano. È iperconnessa e quindi ogni sollecitazione (colori, odori, rumori, tatto) è amplificata all’ennesima potenza. Questo spesso vuol dire doversi chiudere in se stessi perché tutto fuori è ‘troppo’ intenso, ma in rari casi di autistici ad ‘alto funzionamento’ come Tammet significa portare questo modo di percepire le cose all’esterno: «Quando moltiplico due numeri fra loro, vedo forme e trame. L’immagine inizia a cambiare, a evolvere e una nuova forma emerge dalla loro simbiosi». È così che Tammet visualizza la soluzione di una moltiplicazione. Sono i numeri a fornirgli la soluzione, non sta a lui cercarla. Numeri così costituiti hanno emozioni e personalità e, da questa descrizione, chi potrebbe metterlo in discussione?


Negli ultimi decenni l’autismo, anche grazie alla narrativa e al cinema (Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte di Mark Haddon è uno dei casi letterari più noti, senza tralasciare Rain Man per il cinema o la serie TV Atypical, appena sbarcata su Nexflix) è uscito dal limbo in cui era recluso, iniziando a essere percepito non solo come qualcosa di possibile, ma addirittura comprensibile, aiutandoci a capire limitazioni e genialità di questa condizione, senza dimenticare che, come ogni essere umano, anche una persona autistica ha bisogno del contatto con gli ‘altri’, anche se utilizza una lingua (emotiva e sensoriale) completamente diversa.

La grande potenza degli scritti di David Tammet sta nel farci da traduttore simultaneo fra i nostri numeri e i suoi, fra il nostro modo di vedere il mondo e il suo, un luogo dove una persona può non emettere alcuna emozione e un silenzio esserne colmo. Sarà perché l’autore stesso è un provetto traduttore, sarà perché parla 11 lingue, ma scoprire che il mondo dei numeri ha una sua intrinseca sfera emotiva di cui qualcuno ci può narrare, riempie di gioia e curiosità per un territorio cui possono accedere solo pochissimi esploratori. Almeno per ora.

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