domenica 10 giugno 2018

Il viaggio intono al mondo e alle paure di Arthur Less durerà ben più di 80 giorni



Se fino a allo scorso aprile avessimo fatto un sondaggio fra i lettori italiani, chiedendo loro di Andrew Sean Greer, in pochi sarebbero riusciti a citare uno dei suoi romanzi. Poi è arrivato il 16 aprile 2018, giorno in cui è stato assegnato il Premio Pulitzer per la Fiction proprio a Andrew Sean Greer per il suo ultimo lavoro (Less - edito in Italia da La nave di Teseo - traduzione di Elena Dal Pra) e tutto è cambiato. L’autore de Le confessioni di Max Tivoli (love story ispirata al racconto di F. S. Fitzgerald Il curioso caso di Benjamin Button, diventata best seller in USA nel 2004) non si aspettava questa vittoria e quando la notizia gli è arrivata era in Italia alla Fondazione Santa Maddalena di cui è il direttore. È proprio in neo vincitore che ci racconta in un’intervista per Il Corriere della Sera che questo luogo, diventato grazie al lavoro (e la disponibilità economica) di Beatrice Monti della Corte e di Gregor von Rezzori un piccolo paradiso incastonato nel cuore della Toscana dove sono stati ospitati molti scrittori americani (da Bruce Chatwin a Zadie Smith, da Michael Cunningham a Edmund White), è il posto perfetto per allontanarsi dal mondo e dalla sua ansia per la velocità, riuscendo così a decodificare quello che era successo. Andrew Sean Greer e il suo personaggio e alter ego (Arthur Less) erano appena entrati nella storia della letteratura americana, almeno in quella i cui confini vengono disegnati dai premi e dalle onorificenze ricevuti.



Less è la storia di uno scrittore alle soglie dei cinquanta (come lo stesso Greer, 48 anni il prossimo novembre) che non è mai riuscito a raggiungere il livello di notorietà che desiderava e dopo essere stato più volto ignorato da critica e pubblico, viene a sapere dal suo agente che il suo ultimo romanzo è stato rifiutato dall’editore cui Less è legato da vecchia amicizia. Nello stesso periodo, viene a sapere che il suo ex fidanzato si sta per sposare. Al colmo della disperazione e dell’autocommiserazione (arte in cui Arthur Less eccelle), il protagonista del romanzo di Greer decide di partire per un rocambolesco giro del mondo in 80 giorni dal sapore più donchisciottesco che verniano, in cui Arthur è costretto, suo malgrado, a fare i conti con il passato e tutte le occasioni che non ha saputo o voluto cogliere. Armato degli stereotipi che tutti noi utilizziamo, ma a cui non ammetteremmo mai di credere, Less inizia a saltellare fra Berlino e Parigi, Torino e il Marocco, fino a giungere in Giappone, passando per l’India, tutto pur di non trovarsi in quella San Francisco dove si sta celebrando il matrimonio dell’uomo che amava (e che forse ama ancora) e che si è lasciato scappare senza avere in cambio qualcosa. E sta qui forse il punto nodale del romanzo. Non tanto in quello che tutto noi ci lasciamo scappare nella vita (o da cui scappiamo), ma se alla fine otterremo qualcosa in cambio dalla vita per temperare il nostro rimpianto.  Non vi svelo il finale, né se Andrew Sean Greer vi fornirà una risposta, ciò che vi posso assicurare è che di domande non sarà avaro, costringendo il lettore a sovrapporre le memorie e i bilanci di Arthur Less ai propri e i bilanci non sono mai piacevoli, seppure necessari per riprendere in mano la barra del timone della nostra vita e scoprire che (come ci confida lo stesso protagonista): «la cosa che più voglio al mondo è essere voluto».   




Con uno stile colloquiale, senza essere plastificato, Greer offre al lettore la possibilità di entrare nel flusso di coscienza del protagonista, che spesso è così preso dalle sue digressioni, da perdersi interi blocchi di ‘realtà’ che gli passa accanto, deliziandoci con siparietti comici basati sui coraggiosi e goffi esperimenti linguistici che Less mette in campo per non passare per il consueto americano che non parla altra lingua all’infuori della propria (per chi ha un po’ di conoscenza del tedesco saranno da non perdere le peripezie berlinesi). Alla fine di questa lettura, che scorrerà via fin troppo velocemente, lasciandovi il dubbio che l’autore l’abbia levigata un po’ troppo, resterete con un grappolo di frasi nella testa su cui meditare e se Less non entrerà nella storia letteraria (che il tempo di solito riesce a livellare anche se blindata da truppe armate di premi), ha il merito di far pensare il lettore, costringendolo spesso a interrompere la lettura e a guardarsi dentro.  


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