domenica 17 giugno 2018

Premio Strega 2018 e l'arte di farsi domande


Il 13 giugno a Casa Bellonci si è consumato il rito delle votazioni per la cinquina del LXXII Premio Strega. C’era molta attesa dopo il cambio di regolamento del Premio e il responso ha subito scatenato la ricerca della polemica perduta, sport preferito dei giornalisti, perché sport preferito dei lettori (almeno secondo i giornalisti). Dall’esclusione di Carlo Carrabba (responsabile editoriale narrativa Mondadori) e del suo romanzo d’esordio Come un giovane uomo (Marsilio), alla presenza di 3 donne nella cinquina, vista come tentativo di sedare la polemica sulla scarsa presenza femminile fra i vincitori del premio (dieci scrittrici su settantuno edizioni), organi di stampa e blogger hanno fatto di tutto per montare almeno una piccola polemica intorno alla LXXII edizione dello Strega, relegando a poche righe di riassunto le trame e soprattutto le possibili motivazioni che hanno portato il comitato direttivo degli Amici della domenica a scegliere proprio quei cinque scrittori fra i dodici preselezionati. Su imago2.0 partiremo invece dal presupposto che ai lettori possano interessare i libri, forse ancor più dei loro autori, perché quando parliamo con un amico di un romanzo che abbiamo letto entrambi (esperienza di rara e incontaminata bellezza), ci confrontiamo sulla storia, sui personaggi, sul finale, su quanto abbiamo trovato di noi stessi in quella versione alternativa della realtà in cui abbiamo avuto la possibilità di intrufolarci. Non ci interessa se l’autore è un uomo o una donna, se è bianco, nero, giallo, fumatore o salutista, un adoratore della barba a punta con le mèche o un eremita che vive in privazione continua della luce solare dall’età di dieci anni. Quello che a noi interessa è che sappia creare una bella storia


Fra i romanzi della cinquina, vorrei citarne due, cominciando da La ragazza con la Leica (Guanda) di Helena Janeczek che ci porta nel mondo di Gerda Taro, fotografa tedesca  esperta in reportage di guerra. Attraverso il racconto di 3 persone che l’anno conosciuta e amata, la Janeczek concede al lettore la possibilità di viaggiare nel tempo e nello spazio (dalla Germania alla Francia, dagli anni ’30 agli anni ’60 del Novecento) osservando la protagonista attraverso 3 diversi punti di vista (lo spasimante borghese, l’amica militante e il fidanzato rivoluzionario). Il romanzo gira intorno alla domanda che ogni fotografo, scrittore e perché no, ogni uomo dovrebbe porsi: cosa rende unico uno sguardo?  La Janeczek è una scrittrice che spinge il lettore a mettersi in discussione perché è la prima a farlo con se stessa tentando così di attingere” a quella ricchezza di possibilità nel calarsi dentro le menti e le anime dei personaggi” prerogativa unica della letteratura.  


Un attenzione particolare merita anche Marco Balzano e il suo Resto qui (Einaudi), in cui il lettore è messo di fronte a un’altra domanda (non meno complessa di quella che pone la Janeczek): fino a che punto si è disposti a difendere quello in cui si crede?  Anche in questo caso facciamo un salto all’indietro: 1921, Alto Adige, i fascisti impediscono agli abitanti del luogo di parlare quella che fino a quel momento era stata la loro lingua (il tedesco). Da qui parte la storia di Balzano e i suoi protagonisti, a cominciare da Trina, una maestra che non si piega al regime e inizia una lotta fatta di poche vittorie e molte delusioni per difendere quello in cui crede. Trina incontrerà Erich e con lui inizierà una battaglia ancor più grande per difendere il suo paese (Curon Venosta) che sta per essere sommerso per permettere la costruzione di una diga. Il finale che disegna l’autore per i suoi personaggi è lieto (sebbene ‘falso’ se confrontato con la cronaca dei fatti) e questo pone al lettore un’altra ostica domanda: sarebbe stato possibile fare qualcosa per invertire finzione e realtà? 


Entrambi i romanzi, così come altri due dei cinque finalisti (Questa sera è già domani di Lia Levi – edizioni E/O e La corsara. Ritratto di Natalia Ginzburg di Sandra Petrignani – Neri Pozza), utilizzano la storia del Novecento come specchio per mostrare al lettore il presente e le domande che ci pone ogni giorno. Domande a cui possiamo anche non rispondere, consapevoli però che rimarranno lì ad aspettarci.



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