domenica 10 luglio 2011

Un giorno questo dolore ti sarà utile

Mi trovavo nel passato. In un passato caldo e accogliente. Mi trovavo nel mio habitat: una libreria. Mi trovavo con un amico. Una persona con cui ho condiviso momenti molto importanti. E’ stato lui a consigliarmi questo libro. Io non ho dubitato, ricordo ancora quando a distanza di chilometri io e lui abbiamo comprato lo stesso libro nello stesso periodo. Io la chiamai immediatamente simbiosi, lui la chiamò probabilità associativa dovuta agli sconti Feltrinelli. 
L’ho riportato nel presente questo libro. E non l’ho letto subito. E’ stato lì ad attendermi per qualche mese, a fissarmi, a domandarmi con fare giudicante cosa mi trattenesse dal leggerlo. Probabilmente la paura o la certezza di trovarci un pezzo di dolore ancora troppo recente. Così è stato.

Un giorno questo dolore ti sarà utile” è un romanzo d’iniziazione. Al dolore, s’intende. A quella sensazione di diversità che proviamo e ci spaventa, tanto da venir spesso accantonata, schiacciata dalla ricerca di compiacimento altrui che sembra bastare a placare la nostra mente, almeno per un po’. È la durata di quel po’ che fa la differenza e i pensieri che ci accompagnano in quell’intervallo dagli altri esseri umani, che sembra attaccarci all’improvviso da dietro una siepe di buone intenzioni.

Il protagonista del romanzo di Peter Cameron, dal forte retrogusto Salingeriano sebbene con un’anima meno arrabbiata e più rassegnata del Giovane Holden, è un ragazzo di 18 anni (James Sveck) che si racconta attraverso alcuni eventi che hanno caratterizzato il breve periodo che separa la fine della scuola superiore dall’inizio dell’università. James è un solitario per scelta, almeno così gli piace pensare, e guarda con superiore distacco e disprezzo tutti quelli che lo vorrebbero vedere felice perché socialmente integrato. James rivendica la libertà di coltivare la propria diversità, sebbene questo possa portare al totale isolamento, che lui stesso da un lato fa diventare l’emblema della sua personalità, ciò che lo rende migliore degli altri (perché più onesto con se stesso nel rifiutare un contatto che sente falso e inutile), dall’altro respinge, cercando assiduamente una crepa nel proprio disegno.

Cameron si destreggia con molta abilità fra i due poli del carattere di James, riuscendo a strappare al lettore più di una risata, grazie all’interazione del suo protagonista con tutta una serie di personaggi minori che il nostro eroe solitario non può fare a meno di cercare, al solo scopo di dimostrare la sua tesi: la fuga dagli altri è l’unica possibilità che gli rimane per essere se stesso. Da segnalare il surreale dialogo fra James e un improbabile agente immobiliare del Midwest (dove il protagonista sogna di comprare una casa con i soldi che i suoi genitori spenderebbero per mandarlo all’università) o i serrati scambi di rocambolesche e giudicanti supposizioni fra il protagonista e la sua psicanalista, che da soli valgono la scelta del libro.

Lo stile di Cameron, preciso, pulito e leggero, rende più credibile e godibile la storia, avendo il merito di far entrare il lettore nella labirintica solitudine di James Sveck con assoluta naturalezza, facendoci trovare almeno un punto di contatto con il protagonista e la sua tanto agognata diversità.    

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2 commenti:

  1. Vado subito a comprarlo questo libro di Cameron.
    Non solo perchè ho amato Salinger, ma perchè in fatto di diversità e conseguenze che ne derivano, sono maestra.
    Ilaria

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  2. ecco, mi serviva proprio un altro libro che voglio leggere...

    :)

    si aggiungerà agli altri 50 che già ho comprato in attesa del suo momento...
    ma è meglio avere molte scelte che nessuna, giusto?

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