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Le montagne di Paolo Cognetti

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Mentre leggevo Le otto montagne di Paolo Cognetti e mi imbattevo in nomi di monti, valli, massicci come Catinaccio, Sassolungo, Tofane, Marmolada, Macugnaga, Alagna, Ayas, Grana, iniziando a prendere confidenza con ghiacciai, camosci, stambecchi, notti in bivacco, cieli stellati e neve che cade fitta anche in agosto, mi ronzava nella testa una frase che ho letto parecchi anni fa in un racconto di Alice Munro. Non ricordo il titolo del racconto, ma la frase mi è rimasta appiccicata alle sinapsi come gomma da masticare: “ Ci sono pochi luoghi in una vita, forse persino uno solo, in cui succede qualcosa; dopodiché ci sono tutti gli altri luoghi ”. Ecco, Paolo Cognetti uno dei suoi ‘pochi luoghi’ l’ha trovato. Lo dimostra con la storia di Pietro, un ragazzino che scappa con i genitori da una Milano anni’70 fatta di fiumi sotterranei (come l’Olona che ancora oggi scorre sotto i viale alberati del capoluogo lombardo) e fiumi di superficie «di auto, furgoni, motorini, camion, autobu...