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“Billy Summers”, l’ultimo fossile di Stephen King

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Le storie sono come fossili sepolti, esistono già, sta all’autore tirarle fuori dalla terra causando il minor danno possibile. Parola di Stephen King che, aprendo la sua sconfinata cassetta degli attrezzi da cercatore di tesori (nel famoso saggio  On writing ),  ci dice che  i romanzi nascono dalla combinazione di tre elementi  fondanti: il flusso degli eventi che costituiscono la narrazione, la descrizione della realtà in cui si muove la storia e i dialoghi che danno vita ai personaggi. La trama non fa parte di questa lista, poiché la costruzione ex ante di uno schema in cui incardinare la storia, farebbe, secondo l’autore di storie indimenticabili come  Misery, La zona morta  e  Il miglio verde,  perdere autenticità ai personaggi e alla voce narrante. Immaginiamo che Stephen King abbia costruito la sua ultima fatica letteraria ( Billy Summers   – edito da Sperling & Kupfer con la traduzione di Luca Briasco) allo stesso modo. Il flusso d...

Lo scrittore preoccupato di Elizabeth Strout

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Esattamente un anno fa iniziavo a raccontarvi il mio ‘innamoramento’ per Elizabeth Strout e il suo Mi chiamo Lucy Barton , un romanzo in cui la protagonista (Lucy) racconta, in prima persona, una sua convalescenza in ospedale negli anni ’80. La degenza e le visite di una madre tutt’altro che convenzionale, costringeranno Lucy a un viaggio in se stessa da cui il narratore estrarrà per il lettore alcuni ricordi. Non sono ricordi felici, ma sono quelli più intimi, quelli che i personaggi della Strout sono così abili a nascondere agli altri e al contempo a vivisezionare continuamente per se stessi. Ricordi che rimbalzano su vite comuni e ben organizzate, come biglie d’acciaio in un flipper.  La casa editrice Viking ha ora pubblicato in USA Anything is possible, una raccolta di racconti con cui Elizabeth Strout ridà vita al personaggio di Lucy Barton . Questa volta però il punto di vista si frammenta, accompagnando una moltitudine di personaggi che hanno in comune Lucy e il ...

Alla ricerca di un'epifania

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Le epifanie si nascondono nei luoghi più impensati.  All’ombra di un olivo qualsiasi in mezzo a piante millenarie, sui bordi smussati di un porticciolo a forma di anello di pietra, dietro le spalle di un’Afrodite immersa  nei limoni, persino sotto un sassetto che vi siete chinati a raccogliere e che vi rigirate in mano, come se fosse l’ultimo pezzo di un puzzle di cui non vedete ancora l’immagine completa.  È inutile provare a controllare queste sensazioni. Lasciatevi cadere su un tappeto d’erba e sollevate lo sguardo per scoprire se il cipresso che vi ha ostruito il passaggio sia davvero un dito che punta qualcosa (e se lo fa da cento anni senza distrarsi quel ‘qualcosa’ deve essere importante). È quello che è successo a me in un anfratto del più grande lago d’Italia.  Siamo a San Vigilio , all’estremità settentrionale del golfo di Garda. Le guide turistiche vi ricorderanno tutti i personaggi famosi che hanno amato questo luogo: Winston Chur...

Ansia: percorso di scrittura o pesante fardello?

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«L’atto della nascita è la prima esperienza d’ansia.» Se Sigmund Freud decreta che il legame fra essere umano e ansia è un cordone che parte dall’utero materno, di cui non ci si libererà per tutta la vita, è l’utilizzo che si fa di questa emozione e lo spazio che ad essa si concede che può trasformarla in quello che gli psicologi definiscono un ‘disturbo’.   Attacchi di panico, disturbi ossessivo-compulsivi, stress post-traumatico, fobie, sbalzi umorali, disturbi alimentari, indecisione cronica, la lingua parlata si arricchisce di termini che entrano nel dizionario comune, fornendo spunti ai film di Woody Allen,   format a serie TV o a reality show. Il 20% della popolazione statunitense è affetta da disturbi collegati all’ansia, l11% in Italia, ma i numeri sono ben lontani dal circoscrivere il fenomeno, poiché molte persone alle prese con le poliedriche facce dell’ansia non si rivolgono a uno specialista e quindi non vengono tracciate. Ma l’ansia è un male? E...

Cosa sono i corsi di scrittura creativa

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Cosa sono i corsi di scrittura creativa? Seminari, laboratori, stage, story telling, full immersion, writing coaching: chissà cosa avrebbe pensato Giuseppe Pontiggia (scrittore, critico letterario e inventore dei primi corsi di scrittura creativa in Italia) di questo proliferare di etichette linguistiche volte a trasformare in una somma algebrica di strumenti (creativi e non) l’idea romantica dello scrittore ottocentesco? Mi riferisco all’autore illuminato dal sacro fervore dell’arte che, sotto una pioggia battente, osserva, dall’alto di una rupe, l’oscurità compressa fra cielo e oceano in cerca dell’idea perfetta per il suo romanzo. Forse Pontiggia avrebbe detto che era giunto il momento di spingere giù dalla suddetta rupe lo scrittore in questione , in modo che inizi a osservare la vita che gli scorre attorno e il lettore che la vive e che vorrebbe poi rileggerla più grande, migliore, ma comunque sua. È questo che oggi cercano di fare i corsi di scrittura creativa. Giusep...

Il dubbio è politeista, almeno secondo Tabucchi.

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Di Antonio Tabucchi mi sono infatuato in una notte di dolore , fisico e mentale. La ricordo perfettamente. Erano le quattro e dodici ed io vagavo da un lato all’altro di una stanza da letto con in mano un articolo che lo riguardava. Spaccato in due da un mal di denti che sembrava un grappolo di scosse elettriche che si arrampicavano sulla mia mandibola per poi lanciarsi alla conquista delle mie orbite, io fremevo e aspettavo. Qualcuno aveva infilato nella mia testa una spada rovente e scavava. All’inizio le idee e i dubbi che mi proponeva Tabucchi sembravano liquefarsi al contatto con la lama del dolore, ma poi, un po’ per effetto degli antidolorifici assunti in dosi massicce, un po’ per quello strano stato di torpore cui la mancanza di sonno e il dolore intenso fanno arrivare, una strana sensazione si fece distinta e presente . Più che una sensazione, un bisogno . Il bisogno di un pezzo di carta, per fissare prima che svanissero gli effetti di quel dolore. L’intensità, i gesti,...

“Fu prendendo sul serio i romanzi che imparai a prendere sul serio la vita” - Orhan Pamuk

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È forse in questa frase che si nasconde uno dei segreti che Orhan Pamuk ha voluto condividere con i suoi lettori all’interno del saggio Romanzieri ingenui e sentimentali (Einaudi, 2012 – trad. Anna Nadotti), un testo di poco più di cento pagine, da cui difficilmente potrete tornare indietro.  Dopo averlo letto non riuscirete più ad avvicinarvi ai grandi classici dell’Ottocento e del Novecento con la stessa incosciente leggerezza.  Dovrete sminuzzarli, soppesarli e contestarli, per capire se vi trovate di fronte ad un sicuro, saggio, crudele e spontaneo scrittore ingenuo o ad un emotivo, riflessivo, problematico e dubitante scrittore sentimentale, secondo la dicotomia che Schiller prima e Pamuk poi ci presentano e, da bravi sentimentali , cercano subito di mettere in discussione. E sarà l'inizio di un viaggio fra boschi narrativi molto più fitti e suggestivi di quelli che eravate abituati a frequentare.  Vi imbatterete in Tolstoj e Dostoevskij, Mann e Woolf, J...

Una parola, un verso: ventottesima - vulnerabilità secondo Jonathan Coe

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Dopo aver superato il librone gigante simbolo e programma di LibriCome , festa del libro e della lettura, svoltasi a Roma dall’8 all’11 marzo scorso, mi sono diretto al centro della cavea ideata da Renzo Piano per far ammirare il suo auditorium, nonché per adagiarci le sue immani coccinelle . Guardandole in una domenica troppo invitante per essere destinata a chiudersi in un piccolo spazio, viene da pensare che possano staccarsi da terra da un momento all’altro, pronte ad assaggiare il pubblico, un attimo prima di accoglierlo comunque nel loro ventre. Questa volta sono stato abbastanza veloce da evitarle e così mi sono trovato in una sala Petrassi gremita per l’arrivo di Jonathan Coe , autore perfetto per accompagnare il lettore in un momento di confusione e di rabbia. Con me l’ha fatto con La casa del sonno , che ho apprezzato molto di più della Famiglia Winshaw , romanzo che lo ha portato alla consacrazione come scrittore. Coe è venuto a Libri Come per promuovere la sua ulti...

In-comprensione e patatine. Una parola, un verso: venticinquesima

Sebbene possa far pensare alla possibilità di entrarci dentro (alla comprensione) e quindi di rafforzarla, magari per la propensione all’inglesismo che ormai dilaga (pensiamo ad in  e subito la mente va all’ in di inside ,   di within o   di involved ) questo in   (in questo caso prefisso e non preposizione) risiede nel moribondo latino a cui molti vorrebbero dare il colpo di grazia, a meno di usarlo in sregolate (in entrambi i significati che la nostra lingua concede a questo aggettivo) citazioni, senza accorgersi che rappresenta passato e presente nella sottotraccia semantica del nostro linguaggio. Anche voi sarete stati spesso alle prese con questo particolare in. Forse anche in questo ultimo fine settimana.   Soprattutto se vi sarete aggrappati con caparbietà a questi (oramai sempre più rari) ultimi giorni di festività, che vi guardavano languidi e goduriosi dai bordi di un giovedì di dicembre ancora troppo lontano dalle feste natalizie. Sarete par...

La violenta frenata dell’editoria, Amazon e la speranza eBook.

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La selezione della specie. È così che Maurizio Costa (Presidente e AD di Arnoldo Mondadori editore dal 2003) definisce uno degli effetti più importanti della rivoluzione digitale in un’intervista apparsa pochi giorni fa su Il Corriere della Sera . La specie ad essere selezionata non sarà quella degli scrittori (a cui dovrebbe essere invece offerta la possibilità di oltrepassare le strette maglie della distribuzione tradizionale, grazie agli incorporei eBook), né tantomeno quella dei lettori, che non potranno che crescere (liberandosi del peso della carta e diventando sempre più centrali e attivi nell’interazione con le case editrici e gli scrittori), ma, udite udite, quella degli editori . Secondo il capo della Mondadori, chiunque lavora nel campo dell’editoria dovrà necessariamente “ripensarsi profondamente” per tentare di resistere in un mercato in contrazione (si parla addirittura di “ violenta frenata ” a partire dall’orrido ottobre 2011). La crisi globale che ha vis...

I libri e i motorini - la parola all'editor

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I libri sono come i motorini? E chi fa il motore dei libri, ossia gli scrittori, dovrebbe essere un caparbio meccanico? Sempre a trafficare sotto traccia, con le mani sporche a rubare il mondo, pur di truccare il motore del proprio romanzo e farlo correre più (e meglio) degli altri? Sembrerebbe di sì. Almeno secondo Cristiano Armati , autore del divertente, dissacratorio e utilissimo libro che la Giulio Perrone editore ha appena dato alle stampe: Cose che gli aspiranti scrittori farebbero meglio a non fare ma che invece fanno. In questo piccolo volume (94 pagine) sono racchiuse alcune richieste che Cristiano Armati, editor di professione e attento osservatore dell’ aspirante scrittore per necessità, rivolge a chiunque avesse l’intenzione di cimentarsi con la scrittura con l’idea di veder poi pubblicato il proprio lavoro. Non è un vademecum per scrittori esordienti, quello di Cristiano Armati, non ne ha la pretesa, né tantomeno lo potremmo definire decalogo (e non soltant...