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Bertolucci può diventare il “Borromini” di Piperno?

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Se vi troverete a passeggiare per Roma vicino a Largo di Santa Susanna, in uno degli incroci più caotici del centro storico della capitale, provate a smettere di masticare il tempo, che vi assale come un blob informe pronto a inglobarvi e travolgervi, e sollevate lo sguardo. Intorno a voi, nelle loro armature di travertino, tre imponenti monumenti si contendono quel piccolo spazio, dopo aver subito, chi più chi meno, un piccolo lifting per privarli di alcuni strati di polvere e smog. La facciata della chiesa di Santa Susanna di Carlo Maderno (1595, primo esempio di barocco compiuto a Roma, costruita sui resti di tre ville romane che fronteggiavano le Terme di Diocleziano, lo stesso Diocleziano responsabile della morte della Susanna divenuta poi santa), la fontana del Mosè (o dell’Acqua Felice, da Felice Peretti, ovvero papa Sisto V, inaugurata nel 1587) e la seicentesca facciata di Santa Maria della Vittoria (ad opera di Giovanni Battista Sora, 1626). Tutti e tre i contendenti me...

Rosso Cina. Una lotta fra Nobel e libertà

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Sarà per la bandiera, sarà per il libretto di Mao, sarà per le lanterne di carta che abitano l’immaginario collettivo dopo il film di Zhāng Yìmóu , ma spesso, quando pensiamo a questo "paese-continente", pensiamo rosso . Probabilmente dall’11 ottobre il rosso e la Cina saranno ancora più inscindibili nella nostra mente. Giovedì scorso l’Accademia reale svedese ha assegnato il premio Nobel per la letteratura a Mo Yan , scrittore e sceneggiatore cinese, conosciuto in Italia soprattutto per il suo romanzo  S orgo rosso (Einaudi, 2005), che offre una vista sulla storia cinese dagli anni ’20 agli anni ’70 e che ha come scenario unificante il sorgo, cereale dalle spighe vermiglie, tappeto di sangue su cui Mo Yan fa consumare battaglie di ogni tipo. Da questo romanzo, sempre Zhāng Yìmóu, ha tratto l’omonimo film che ha vinto l’orso d’oro al festival di Berlino nel 1988. Mo Yan In una delle rare interviste che si trovano in lingua italiana sulla rete, Mo Yan ricorda i...

Di cosa parlano gli scrittori...fra di loro? Anche di rimborsi per lesa capacità.

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  Mi viene in mente una storiella ricordata da David Lipsky nel suo viaggio-intervista con David Foster Wallace, nel libro Come diventare se stessi (minimum fax 2011), in cui Lipsky racconta un fantomatico incontro fra Joyce e Proust . Joyce parlò per primo: «Ho gli occhi ridotti malissimo». E Proust di rimando: «Il mio povero stomaco, non so che fare! Anzi, devo andarmene subito». Ma Joyce non si arrese e lo superò: «Io seguirei il tuo esempio, se solo trovassi qualcuno che mi tiene sottobraccio». Il lettore si sarebbe aspettato chissà quali discorsi da due divinità della letteratura occidentale e invece ipocondriaci, egocentrici, pronti a tutto pur di attirare l’attenzione, su di sé naturalmente. Come direbbe Oscar Wilde « moderazione in tutto, a cominciare dalla moderazione stessa ». Moderazione che non ha ispirato Vincenzo Ostuni, editor di Emanuele Trevi, quando profondamente turbato (per usare un eufemismo) ha detto ciò che  ha detto (vedi post di imago del 15/07/201...

Strega LXVI: vincitori e vinti...ma i lettori?

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La mitica bottiglia giallo paglierino ha colpito ancora. E sebbene i primi ricordi degli italiani legati allo Strega siano spesso connessi a uno o più dolci tipici del caleidoscopico panorama culinario italiano, che con lo Strega (e solo con lo Strega), ha, da sempre, aromatizzato pan di spagna, crostate, babà, struffoli e pastiere, anche il più importante premio letterario italiano, che sempre all’icona del sannitico liquore è legato dalla sua nascita, ne ha quest’anno per tutti i palati. Il premio è andato ad Alessandro Piperno e al suo Inseparabili edito dalla Mondadori con 126 voti ed è stata, come da tradizione, polemica. I giornalisti hanno cominciato a contare quante volte nelle ultime edizioni ha vinto un libro del gruppo Mondadori (cinque volte, negli ultimi sei anni), gli editor (degli sconfitti) hanno iniziato a sparare a zero sul vincitore, in alcuni casi con inconsueta e aspra verbalizzazione di quello che realmente pensavano. Uno fra tutti Vincenzo Ostuni ...