Se Tabucchi chiama Pirandello.
In questi giorni sfilacciati e unti, le parole sul palcoscenico dei media si rinchiudono le une nelle altre, divorandosi a vicenda, lasciando a terra solo carcasse di doveri e prospettive alla mercede di attori falliti (secondo alcuni giornali veri e propri clowns ), che si rincorrono con gesti forti dall’alto delle loro torri, che altro non sono che un filare di sedie accatastate in un manicomio. E saranno anche i capitani eletti, ma di certo rimangono i più pazzi fra i pazzi e i più falliti fra i falliti, se pensano che la loro torre malferma resista al loro ego solo un attimo in più del loro avversario. A questi signori, consiglierei una piccola e solida lettura, che possa far germogliare almeno un larvale e misconosciuto senso di colpa, che possa interrarlo e nutrirlo, affinché diventi il segno di una futura responsabilità, che alla fine qualcuno dovrà pur raccogliere. A questi clowns mezzi matti, offro una rappresentazione teatrale di un altro attore fallito . Sono sicuro...